«Ripresa lenta, serviranno 15 anni per uscire dalla crisi» – VIDEO

Il presidente di Unindustria Calabria, Natale Mazzuca, lancia l’allarme sui dati del report di Bankitalia sull’economia regionale

COSENZA Il rapporto sull’economia della Calabria redatto dalla Banca d’Italia fotografa il 2017 calabrese con una doppia messa a fuoco. Il primo piano è quello di una crescita, lenta ma pur sempre un dato positivo, sullo sfondo i tanti elementi che compongono i pixel di una diapositiva un po’ opaca: su tutti il ruolo dell’agricoltura e del manifatturiero. E gli imprenditori, radunati nella sede di Unindustria a Cosenza, danno al proprio presidente Natale Mazzuca il mandato di non essere solo elementi da inserire in una banca dati statistica ma riferimento del nuovo governo perché «mancano all’appello ancora il 10% del Pil e circa 60mila posti di lavoro rispetto al periodo pre-crisi. Se la ripresa continuerà a essere dello 0.8% – dice Mazzuca – significa che avremo bisogno di altri 15 anni per raggiungere questi obiettivi».

IL PAESE REALE C’è un dato che più di tutti preoccupa Giuseppe Albanese: il calo dell’agricoltura rispetto agli standard degli andamenti settoriali e il primato perso dal porto di Gioia Tauro per quanto riguarda il traffico dei container. «Dobbiamo fare i conti con una realtà che spesso è diversa da quello che immaginiamo – dice il referente di Banca d’Italia -. Rilanciare l’area portuale cullandosi solo della Zes (Zona economica speciale) non è qualcosa di fattibile. Il rischio di poter fallire è sempre dietro l’angolo perché non dobbiamo guardare solo al porto ma alla generale competitività della zona e soprattutto alla credibilità delle autorità pubbliche, dal loro prestigio e affidabilità passa la capacità della nostra regione di attrarre gli investimenti». Impresa, territorio e competenze. Su questi tre assi i relatori dell’incontro che si è tenuto ad Unindustria Cosenza hanno ragionato. E se la “fuga” dei giovani calabresi ormai è qualcosa a cui la regione è abituata, quello che emerge dal rapporto e che più preoccupa è lo scarso utilizzo del personale qualificato. «Sono buoni gli indici occupazionali. O meglio – continua Albanese -, sono positivi rispetto agli altri anni. Però è innegabile che il dato è condizionato da forme di lavoro che sono precarie. La ripresa del mercato del lavoro è buona ma la Calabria deve fare i conti con uno scarso utilizzo del personale qualificato, ciò è dovuto soprattutto alle dimensioni della nostra imprenditoria. È ovvio che se la tendenza non sarà invertita non potremo in nessun modo cambiare il flusso di laureati e di giovani che lasciano la nostra regione». Anche il mercato del credito sorride alle imprese. Non come ci si aspetterebbe, ma bisogna tenere in considerazione quelle che sono le condizioni di partenza. «Nonostante il calo dell’agricoltura – spiega Iconio Garri, uno dei ricercatori che hanno confezionato il report – è proprio sul settore agricolo che si concentrano maggiori investimenti e maggiori risorse. Ovviamente l’altro punto di forza della Calabria sono i servizi. In affanno è ancora il mondo delle costruzioni che è stato poi il settore maggiormente colpito dalla crisi economica del 2008». Per i rappresentanti della Banca D’Italia lo zoppicare del mondo delle costruzioni è anche da ascrivere in pubbliche amministrazioni che non hanno più possibilità di costruzioni di opere pubbliche come invece succedeva negli anni dei grandi boom economici del paese.

PRUDENZA «Il rapporto ci racconta una storia diversa. Si parla di crescita ma ci sono degli elementi cruciali da considerare: in primo il ruolo dell’agricoltura, poi come si stia facendo una ripresa lenta e selettiva». Commenta con queste parole la docente dell’Università della Calabria Rosanna Nisticò il rapporto di Banca d’Italia. «L’andamento settoriale non va bene per l’agricoltura – aggiunge la docente – ma è proprio in questo settore che la regione investe di più, basti pensare al contratto di sviluppo. Bisogna essere cauti nella lettura di questi dati. Certo è necessario anche considerare il risultato del manifatturiero». Proprio questo settore è quello su cui la regione, secondo la docente, deve necessariamente migliorare. «Il manifatturiero ci permette di stare sui mercati internazionali, dobbiamo fare in modo che questa debolezza sia affrontata con modi e strumenti diversi». Dalle pagine del rapporto emerge come l’industria 4.0 stenti a decollare. Come il solo e-commerce si attesti su quelle che sono le medie nazionali. «L’emorragia dei giovani non inizia dopo la laurea ma prima – aggiunge Rosanna Nisticò – se non cambiano le condizioni con cui si entra nel mondo del lavoro aumenteranno i dati occupazionali ma non cambierà ma la condizione generale di malessere che si avverte quando si investe nella crescita e non ci si sente ripagati».

Michele Presta
m.presta@corrierecal.it





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