Moda e tradizione nelle produzioni di tre giovani reggini

Marco e Davide Bellocco, come Cesare Fortebuono, hanno messo su due aziende scommettendo su un design originale con il gusto per la ricerca delle radici. Così cravatte e papillon dei primi, come i cappelli di “The bearded mad hatter”, diventano opere uniche. La loro storia va in onda stasera in “Ti racconto un’impresa”

di Roberto De Santo
REGGIO CALABRIA Due storie di giovani che si sono messi in gioco per creare in Calabria prodotti d’eccellenza scommettendo sulla propria abilità e passione. Due storie – al centro della trasmissione “Ti racconto un’impresa”, in onda questa sera alle 21 su L’altro Corriere Tv (canale 211 del digitale terrestre) – che partono dal Reggino e raccontano di come sia possibile anche a queste latitudini puntare su se stessi per immaginare un futuro diverso per se stessi e per la terra in cui si vive. Storie che dimostrano come quando si getta il cuore oltre l’ostacolo e si lavora sulle proprie passioni accrescendole con tenacia e dedizione poi i risultati arrivano. Ed hanno il sapore della scommessa vinta. Come quella di Marco e Davide Bellocco, due fratelli reggini che hanno coniugato una felice intuizione di utilizzare nuovi materiali con la tradizionale passione di sartoria e realizzare così accessori moda unici. Oppure quella di Cesare Fortebuono, anch’egli reggino, che sotto il brand “The bearded mad hatter” crea cappelli dai mille colori e forme.
Il racconto sciorinato nella puntata in onda su L’altro Corriere Tv parte dal lavoro dei due fratelli reggini che nelle loro creazioni mettono qualcosa in più: i loro prodotti profumano di essenze locali. Così i due giovani designer hanno messo su dal nulla da 3 anni la produzione di cravatte, papillon e altri piccoli accessori tra cui una loro invenzione il lennoc («un mini papillon», come lo definiscono loro stessi) utilizzando seta e… tessuto di sughero. Confezionandolo con l’aroma del bergamotto. «L’idea è nata qualche anno fa – racconta Davide – io ancora ero tra i banchi di scuola e mio fratello all’università e abbiamo deciso di cimentarci nel mondo della moda per quella che era una nostra passione». Nel 2014 Davide diciottenne e Marco 23enne puntano prima in tutt’altro mercato dell’abbigliamento «disegnavamo magliette» poi però col passare del tempo «abbiamo voluto assolutamente dare un tocco di novità in un settore che, secondo noi, mancava appunto di innovazione». «Per cui abbiamo deciso di provare a ripensare un accessorio classico come la cravatta – spiega Davide – e da lì abbiamo iniziato a realizzare i primi prototipi completamente in tessuto di sughero». «Era un poco rigido e quindi non era facile da annodare – racconta scherzando -. Poi mano a mano col passare del tempo abbiamo realizzato quella che oggi è la cravatta in tessuto di sughero e seta oppure abbinata ad altri tessuti come il cashmere o il cotone». «All’inizio – spiega – ovviamente eravamo pieni di paure perché ci buttavano in qualcosa che per noi era sconosciuto: il mondo dell’impresa». Un timore affrontato con coraggio dai due fratelli nonostante le ritrosie iniziali della famiglia e degli amici: «noi ci siamo buttati dentro lo stesso». Poi invece i primi sostenitori sono diventati loro: «sono i fans più accaniti di quello che facciamo» tanto da divenire tester delle loro produzioni. «All’inizio il miglior modo per valutare l’idea – spiega Davide – è stata quella appunto di proporla ad amici e parenti perché prima di sbarcare sul mercato – in cui ci sono dei concorrenti storici che hanno fatto la storia di questo accessorio – abbiamo provato a valutare i prodotti con loro». «Una volta che abbiamo visto che l’accessorio, diciamo aveva riscosso consensi – aggiunge – abbiamo deciso di spostarci sul mercato reale». Così da quella intuizione nasce l’idea d’impresa. «Davanti al notaio abbiamo firmato – racconta ancora Davide – io, mio fratello, i nostri genitori e nostro zio che è il legale dell’azienda. Ed è li che è iniziata la nostra avventura». Per la commercializzazione dei prodotti i due giovanissimi designer si affidano all’e-commerce, lanciando sul proprio blog l’intera produzione artigianale. «In questo blog – tiene a precisare Davide – raccontiamo sia quello che facciamo ma anche le sinergie con i nostri clienti, i nostri partners». Un’attenta cura della persona per avvicinare il loro prodotto ad ogni singola esigenza della clientela ed abbattere così le barriere imposte da un sistema di commercializzazione – appunto online – che in qualche modo alza steccati. «Ci sentiamo spesso telefonicamente con i nostri clienti che magari hanno acquistato da noi tempo fa – spiega –. Oppure ci scrivono per ricevere un consiglio su una accessorio da mettere in occasione di un battesimo o un matrimonio e su come accostarlo. E noi siamo felici di essere, oltre che commercianti o “designer”, anche amici dei nostri clienti». Ma l’attenzione per la produzione nei due passa anche dalla peculiarità nel realizzare il packaging dei singoli prodotti: l’utilizzo di frammenti di buccia profumati con essenza di bergamotto nella confezione. «Noi siamo calabresi siamo nati a Reggio Calabria – spiega Davide – e ci tenevamo che anche le nostre origini si potessero manifestare il più possibile questo legame. Per cui ciascun cliente che acquista un nostro accessorio sentirà l’essenza del bergamotto sprigionarsi nell’aria una volta aperto il pacco in legno». Una scelta non casuale dunque ma finalizzata anche a far conoscere in questo modo la terra di Calabria. Una passione che affonda le radici nelle origini territoriali quella di Marco e Davide ma c’è anche qualcosa di familiare in quella scelta: «Nostra nonna era sarta – rivela Davide – e nostro nonno era amante vero del bergamotto. Spesso lo sfregava tra le mani per aumentare la potenza della sua fragranza e la passava all’interno delle fodere delle sue giacche». Un’idea che ha colpito l’immaginario dei due tanto appunto da trasferirla nelle loro produzioni.
Creazioni dunque originali come quelle di Cesare Fortebuono con il quale i due fratelli intendono anche avviare sinergie. Ogni cappello che nasce dalle mani di Cesare è unico perché personalizzato con diversi materiali dal sapore retrò, come quel marchio “The Bearded Mad Hatter” (il barbuto cappellaio matto) «Ho creato questo brand circa 2 anni fa – racconta – perché è una mia passione innata. Amo i capelli da sempre tanto che il primo che ho realizzato non era diretto al mercato, ma per indossarlo io». Quella passione Cesare l’acquisisce da piccolo in quelle vacanze che faceva nella Marche a Morrovalle, un paese che sorge vicino a Montappone il centro famoso nel mondo per la produzione appunto di cappelli. «Andavo sempre in visita a vedere le fabbriche – ricorda Cesare – per capire le metodologie di produzione e a volte mi regalavano cappelli. Questo mi rendeva felice». Da qui la passione che è cresciuta nel tempo divenendo l’idea d’impresa di Cesare. «Sono stato sempre dentro il campo della moda e del design – spiega – e a un certo punto mi è venuta la voglia di fare qualcosa di diverso creando un brand che mi rappresenti in toto. Sono attratto dalla cultura nativa perché mi piace il loro modo di fare “simple life” come lo chiamano e allora ho mischiato quella cultura con un cappello che sia metropolitano unendo i due stili. Il risultato è stato un brand che distribuisce solamente pezzi unici, fatti su misura». Una ricerca dunque quella di Cesare non solo di stili ma anche di materiali. «Utilizzo solo feltri di coniglio e castoro», rivela e gli accessori «sono nella maggior parte dei casi vintage». L’inizio come per tutti è stato in salita per Cesare: «non avevo idea di cosa fosse il feltro o di come si maneggiasse». Il giovane reggino per questo si definisce «un’autodidatta». «Dirlo è una cosa semplice – racconta sorridendo – ma farlo è completamente differente perché i procedimenti per ottenere un prodotto finito sono davvero difficili». Uno dei segreti dei suoi prodotti consiste nelle forme utilizzate per realizzare i cappelli. «Ho trovato un maestro art blocker donna – racconta – che vive in Ucraina e mi fornisce queste forme di qualunque linea io voglia. A dire il vero quello che ho in testa è una forma creata da me. Di conseguenza ho distribuito sul mercato un nuovo concetto di cappello. Sul mercato i cappelli che si trovano sono, come si dice in gergo, a due pizzichi, mentre io realizzo cappelli a quattro pizzichi». Una scelta che sta premiando la produzione di Cesare che acquisisce consenso «ad ogni partecipazione a fiere e mostre italiane soprattutto perché è unica». E il lavoro di Cesare si concentra anche sulla presentazione e il packaging dei prodotti: «Ogni scatola deve essere appropriata al cappello che fai». «Ho creato una scatola – spiega – che mi permetteva di poter spedire un cappello sia grande che piccolo senza avere problemi». Dietro la passione di Cesare c’è una tradizione di famiglia. «La mia è una famiglia che si occupa di designer da 46 anni ed io ho sempre lavorato all’interno dell’azienda». Ma oltre la passione occorre capacità ed estro. «Non progetto mai i miei cappelli – racconta – lo creo al momento in cui metto a tirarlo. Creo a secondo di come mi sento» e l’ispirazione Cesare la trae «soprattutto dalla mia terra: la Calabria». E i suoi prodotti sono commercializzati online su misura. Completamente personalizzabili. «Spero che il mio brand cresca piano piano perché facendo un passo alla volta riesco a stabile quali sono i miei limiti». Una riflessione che dimostra da un verso la passione di Cesare nell’attività che porta avanti e la modestia che è base per migliorare nel futuro. Sul quale “il barbuto cappellaio matto” punta decisamente molto. (r.desanto@corrierecal.it)







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