Coronavirus, il “servizio essenziale” dei call center in tempi di pandemia…

Attività produttiva sospesa per molte aziende nel tentativo di contenere l’emergenza da Covid-19 ma non per le telecomunicazioni e i servizi commerciali, nonostante la paura dei lavoratori e le diffide dei sindaci

di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME Alzi la mano chi è convinto che, allo stato attuale in cui versa il Paese, alle prese con la pandemia da coronavirus, sia strettamente necessario proporre agli italiani una nuova offerta per l’Adsl di casa o un nuovo contratto luce e gas. Nessuno lo farà con ogni probabilità tranne il Governo Conte e alcune società di call center che, anche in Calabria, a sospendere le attività lavorative non ci pensano proprio. Una presa di posizione netta e coerente, c’è da dire, perché sono giorni che lavoratori, sindacati e sindaci invocano la chiusura (momentanea) dei centri sparsi per la regione ma inutilmente. E le diffide sono servite solo ad attivare, in modo sparso e poco chiaro, solo alcune pratiche di sanificazione degli ambienti lavoratitivi e ad attivare ove e per quanto possibile la remotizzazione, lo “smart working” che da qualche giorno funziona e bene per molte realtà imprenditoriali.

SERVIZIO ESSENZIALE Dove tecnologia, mezzi e possibilità concrete mancano appariva e appare tuttora chiaro a tutti che, forse, era meglio sospendere tutto per un po’ e ritrovarsi in sicurezza fra qualche settimana. E invece no. Esistono servizi fondamentali, basti pensare a quelli che riguardano i guasti Enel, ma quelli di outbound e commerciali davvero non lo sono. Da giorni, tra gli operatori dei call center, la paura è tanta e infatti le assenze dal posto di lavoro sono aumentate notevolmente nonostante le rassicurazioni di società come Abramo Customer Care. Insomma, si continua a lavorare come nulla fosse. Al massimo si adottano strategie particolari come l’utilizzo di una postazione limitato a due persone o lo distanziamento “a scacchi” degli operatori ma la sensazione generale è che tutto si poteva e si doveva fermare anche in un’epoca, quella attuale, in cui il profitto ha la priorità proprio su tutto.

I SINDACATI Dello stesso avviso – e non poteva essere altrimenti – i sindacati del settore che hanno scritto una lettera alla Presidenza del Consiglio e al Ministero della Salute: «Tra le attività ritenute essenziali ci sono quelle delle Telecomunicazioni – compresi i servizi di manutenzione della Rete- (ricomprese nella Voce di tabella SERVIZI DI INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE – codice da J58 a J63) e LE ATTIVITA’ DI CALL CENTER (codice 82.20.00). Da parte nostra – scrivono  SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL – nel prendere atto di tale ulteriore decisione governativa, abbiamo richiesto che venga effettuata una immediata ricognizione di tutte le attività di Call Center per verificare che esse siano comunque riconducibili ad attività essenziali delle relative Committenze. In caso contrario le attività dovranno essere, a nostro avviso, comunque chiuse. Deve essere altresì portata a termine la remotizzazione delle attività di Call Center che sta riscontrando lungaggini non dipendenti da sole motivazioni tecniche. In assenza di un riscontro immediato su tale fronte, già dalla giornata di domani 23 marzo, ed in attesa che sia raggiunta una situazione accettabile, le Aziende dovranno mettere in campo gli ammortizzatori sociali previsti. Riguardo i call center in outbound di vendita di beni e servizi, riteniamo debbano NECESSARIAMENTE rientrare fra le categorie non essenziali e pertanto o si remotizzano o si chiudono. I call center in outbound appartenenti ad Asstel o ad Assocontact ci risulta abbiano già provveduto. Vi chiediamo di verificare e, nel caso ci fossero realtà ancora operative, di attivarci affinché procedano con la chiusura del servizio o alla sua remotizzazione. Per la parte dei tecnici esterni, che devono assicurare l’attività solo per i servizi essenziali, ribadiamo la necessità che abbiano tutti i DPI atti a garantire la loro totale sicurezza. A riguardo chiediamo alla Presidenza del Consiglio e al Ministero della Salute che vigilino e garantiscano che gli approvvigionamenti di DPI per le aziende di TLC vengano sbloccati. Senza questa garanzia sarà impossibile assicurare un servizio vitale in questo momento per le attività economiche e, più in generale, per la tenuta sociale di un Paese di fatto in guerra con un nemico subdolo e pervasivo».





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