Vertenza Abramo Care, Mascaro e Furgiuele: «Grave l’atteggiamento dell’azienda». Ugl proclama la mobilitazione

Il sindaco di Lamezia e il deputato della Lega attaccano il management della società dopo lo stop ai pagamenti degli stipendi. L’organizzazione sindacale annuncia proteste

CATANZARO Non si arrestano le proteste contro la linea adottata dalla Abramo customer care di procedere con l’attività lavorativa nonostante l’emergenza Coronavirus e il caso di positività registrato nella sede crotonese dell’azienda che fornisce servizi di call center. Una situazione che ora si è aggravata dalla notizia dei ritardi nei pagamenti degli stipendi ai dipendenti del gruppo catanzarese. Sindacati, esponenti politici e rappresentati istituzionali sono intervenuti sulla delicata vertenza che rischia di scoppiare con ripercussioni pesanti sui livelli occupazionali della Calabria.
A intervenire pesantemente sulla vicenda il sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro. «La notizia relativa al mancato pagamento delle spettanze inerenti la mensilità di febbraio per i dipendenti della Abramo Customer Care – afferma – non può non suscitare in tutti grande allarme e preoccupazione».
«In un momento già di per sé drammatico quale quello attuale – aggiunge – con grandi difficoltà per le famiglie a poter finanche rifornirsi dell’essenziale, la mancata corresponsione delle legittime spettanze è oggettivamente grave ed è oltremodo lesiva della dignità dei lavoratori». «Tra l’altro – continua il primo cittadino – viene ad essere colpita una categoria che ha continuato, pur in piena emergenza sanitaria, a prestare la propria attività lavorativa rischiando anche l’incolumità personale pur di consentire che si portasse avanti il progetto imprenditoriale.Diventa quindi indispensabile ricercare in tempi rapidissimi ogni soluzione affinché il giusto diritto di chi ha prestato la propria attività con serietà e dedizione venga ad essere immediatamente riconosciuto». «L’amministrazione comunale di Lamezia Terme – conclude Mascaro – non può non essere, senza se e senza ma, al fianco di tutti i lavoratori sostenendone con convinzione le indiscutibili ragioni».
Fa eco a questa posizione il deputato della Lega, Domenico Furgiuele. «Con una frequenza che definirei inquietante, oltre che irrispettosa – sottolinea – i lavoratori del call center Abramo sono costretti a subire le ondulazioni di un’azienda sulle cui difficoltà, e sulle cui colpe, regione e governo, ora più che mai, sono chiamati ad intervenire con concretezza. E cio’ perché la crisi a corrente alternata del call center rischia di innescare una bomba sociale le cui conseguenze il nostro territorio non potrebbe contenere».
«Sono centinaia infatti – dice – le madri e i padri di famiglia che lavorano in questa azienda. Il paese sta attraversando un periodo difficile, nonostante cio’ queste persone sono tra le categorie di lavoratori, peraltro sottopagati, che continuano a recarsi sul posto di lavoro svolgendo con diligenza il proprio dovere. E come li si “retribuisce” alla luce del sacrificio che fanno? Una volta annunciando urbi et orbi che potrebbero perdere il posto l’occupazione, un’altra, come nel caso di questi giorni, che probabilmente non verranno pagati nei giusti tempi, forse addirittura per niente. Tutto cio’ è inaccettabile, specie in un momento come questo nel quale datori di lavoro e istituzioni dovrebbero dare certezze alle famiglie più che togliergliele».
«Chiedo, pertanto, alla presidente Santelli – dice – intervenire con la massima urgenza insieme agli assessori e alle strutture regionali competenti per aprire istituzionalmente il caso Abramo. Non si scherza sulla carne di centinaia di lavoratori già precari». «L’azienda, dal canto suo – conclude – sia più seria».
Ed anche la segreteria regionale dell’Unione generale del lavoro (Ugl) Telecomunicazioni attacca frontalmente il management dell’azienda. «Non bastava l’incertezza mondiale dettata dall’emergenza covid19 – si legge in una nota dell’organizzazione sindacale – non bastavano le numerose sollecitazioni tese ad invocare il rispetto delle misure di sicurezza nelle sedi Calabresi di Abramo C.C.a. Non bastava un caso di positività acclarato nella sede di Crotone».
«Ieri abbiamo appreso – prosegue la nota – che l’Azienda ha iniziato nuovamente il valzer della possibile mancata corresponsione degli stipendi ai propri dipendenti. Una doccia gelata sui lavoratori e le loro famiglie che rischiano l’emergenza nell’emergenza».
«In questi giorni abbiamo assistito a goffi tentativi aziendali di attivare lo smart working – sottolinea l’Ugl – lavoratori che hanno sentito dirsi tutto ed il contrario di tutto. L’abilitazione di tutti lavoratori allo smart working è infatti ancora in alto mare. Disorientamento, cattiva gestione, cattiva organizzazione, fino alla dichiarazione di ieri».
«Dichiarazione che – prosegue la nota – purtroppo certifica quanto dicevamo a fine gennaio in riferimento alle responsabilità aziendali di fronte ad una crisi iniziata più di un anno fa. Era giugno del 2019 quando apprendemmo della emissione di un Bond da parte di Abramo cc per svariati milioni di euro sottoscritto dal Fondo Tenax Capital».
«Azienda – afferma ancora la segreteria dell’Ugl – riferiva di voler effettuare investimenti. Quali, onestamente nessuno lo ha capito. A gennaio chiedemmo all’azienda di chiarire pubblicamente quale fosse il suo stato di salute economico e soprattutto se fosse stata capace di continuare a svolgere sul mercato dei servizi Customer Care quel ruolo che, grazie alla professionalità ed al contributo di tanti lavoratori e lavoratrici Calabresi, si era ritagliata. Le dichiarazioni di ieri, in uno scenario precario socialmente ed economicamente, sono uno schiaffo ai lavoratori ed alle loro famiglie».
«Per tali ragioni, Ugl Telecomunicazioni – annuncia – dichiara lo stato di agitazione permanente e sollecita l’azienda a venire allo scoperto una volta per tutte. Dia tempi certi rispetto al pagamento degli stipendi».
«Azienda – conclude la nota – abbia rispetto dei lavoratori calabresi. Occorre, ancor più, rispetto per le persone che non hanno mai lesinato sacrifici davanti agli scenari di crisi del settore. Occorre guardare negli occhi i lavoratori e raccontare loro la Verità perché il rapporto fiduciario con essi è andato via via incrinandosi».







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