Covid, imprese alle prese con la “beffa” dei protesti

Il decreto che sospende i termini di scadenza è ancora legato al territorio della prima “zona rossa”. Così diverse aziende si sono viste notificare gli effetti civilistici di mancati rientri

di Roberto De Santo
CATANZARO In una Calabria alle prese con l’emergenza scatenata dal diffondersi dell’epidemia da Covid-19 avviene che le imprese debbano subire un’altra incertezza: i protesti cambiari. Una materia delicatissima che fa il paio con il crollo dei fatturati e delle commesse dai quali deriva la mancanza di liquidità utile a onorare, tra l’altro, appunto le scadenze dettate da prestiti bancari e da cambiali. Nelle pieghe di una decretazione d’urgenza avviata con una tempistica stringente accade che il Governo si sia dimenticato di chiarire una materia decisamente “vitale” per la tenuta economica delle imprese.
DUE ITALIE La questione nasce dall’articolo 10 del Decreto legge n.9 varato del Governo Conte il 2 marzo del 2020 che prevede la sospensione dei termini di scadenza relativi a vaglia cambiari, cambiali e ogni altro titolo di credito nel lasso di tempo che andava dal 22 febbraio al 31 marzo scorso. Ebbene in quel provvedimento d’urgenza la sospensione si riferiva ad imprese e soggetti residenti o la cui attività produttiva ricadeva nella prima zona rossa individuata dal Decreto e cioè quella dei dieci comuni lombardi del Lodigiano e nel comune di Vò in Veneto. I successivi Decreti legge, però poi hanno esteso quell’area prima all’intera Lombardia e in 14 provincie del Piemonte, del Veneto, dell’Emilia Romagna e delle Marche e infine all’intero territorio nazionale. Ma con un distinguo. Nonostante l’estensione dell’area considerata “colpita” dagli effetti sanitari e dunque economici della pandemia non è seguito a tuttora un eguale dispositivo che chiarisse in maniera definitiva la materia della sospensione dei termini “civilistici” cioè il congelamento delle scadenze dei protesti cambiari. Infatti è avvenuto che quell’elenco di comuni previsti dal primo decreto che contemplava specificatamente il meccanismo della sospensione non sia stato mai aggiornato, lasciando così questa delicatissima materia alla libera interpretazione di istituti di credito e studi notarili con la conseguente “confusione” tipica della burocrazia italiana. Ed è così che a diverse imprese calabresi è capitato di dover affrontare – in questa fase di fortissima difficoltà economica – anche la procedura legata ai protesti.
LA POSIZIONE DEL CONSIGLIO NAZIONALE DEL NOTARIATO Una vicenda che assume per questo il tenore della beffa. Soprattutto dopo che anche il Consiglio nazionale del notariato in una nota pubblicata alcuni giorni addietro ha fatto chiarezza sui dubbi interpretativi riferiti all’estensione territoriale dei termini di scadenza dei protesti. Secondo quello studio, pubblicato anche su Italia Oggi, il congelamento degli effetti civilistici della materia deve intendersi esteso a tutta Italia seguendo la ratio dei Decreti legge via, via succedutisi nei giorni e che hanno appunto considerato “zona rossa” l’intero Paese estendendo i vari provvedimenti tesi a limitare da un verso il diffondersi della pandemia tra la popolazione e dall’altro a garantire aiuti a famiglie ed imprese colpite economicamente dal fermo delle attività produttive.
L’URGENZA DI UN PROVVEDIMENTO AD HOC Ma nel dubbio che ancora persiste in una materia da cui deriva la tenuta economica delle aziende e soprattutto per non lasciare nelle mani di istituti di credito la libera interpretazione del provvedimento sarebbe necessario procedere rapidamente ad un dispositivo che chiarisca definitivamente la vicenda. In questa direzione si stanno muovendo alcuni parlamentari tra cui il deputato del Partito democratico Antonio Viscomi che hanno chiesto che nel prossimo decreto legge – in predicato di essere emanato dal Governo -venga specificatamente prevista una norma che estenda appunto la sospensione dei termini di scadenza a tutto il territorio nazionale. Utile a questo fine – e forse anche più rapida come soluzione – potrebbe essere, secondo gli addetti ai lavori, anche una circolare del ministero dell’Economia e delle Finanze che stabilisca definitivamente che oltre ad essere sospesi i termini processuali dei protesti siano congelati anche gli aspetti “civilistici”. In qualsiasi modo si proceda, c’è l’urgenza di chiarire un aspetto non secondario per la sopravvivenza stessa di molte imprese calabresi. (r.desanto@corrierecal.it)





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