Coronavirus, Confartigianato Calabria: «Il decreto liquidità ha dei limiti»

Silvano Barbalace: «Siamo per una ripresa graduale, sempre ovviamente con la priorità della sicurezza dei lavoratori e degli operatori e nel rispetto delle valutazioni della scienza»

CATANZARO Le imprese artigiane chiedono «massimo snellimento delle procedure e una reale, immediata e concreta immissione di liquidità«. Lo afferma il segretario regionale di Confartigianato Imprese Calabria, Silvano Barbalace, che ha analizzato le misure economiche varate dal governo nazionale, partendo dall’ultimo “Decreto Liquidità”: un provvedimento che, secondo Barbalace, mostra più di un limite. «Già alcune settimane fa – ricorda – abbiamo chiesto un’immediata immissione di liquidità, conoscendo la realtà della Calabria, fatta di micro imprese non strutturate o non patrimonializzate e quindi bisognose di strumenti semplici. E’ vero che il decreto prevede grandi somme ma stiamo parlando di garanzie, non di una reale iniezione di liquidità la sistema: tutto passa sempre attraverso le banche. Il decreto, che tra l’altro non è stato ancora pubblicato, dev’essere tramutato in strumenti operativi da parte del sistema bancario». «E’ fondamentale infatti – sostiene il segretario regionale di Confartigianato – la rapidità delle risposte: se passiamo dalle banche, a parte l’eccezione dei 35.000 euro garantiti al 100%, non si risolve molto. Lo stesso vale per l’annuncio della Regione con il ‘Riparti Calabria’: importanti risorse e un bellissimo annuncio, ma servono strumenti operativi. In generale, bisogna capire quali saranno i risvolti pratici di queste misure in termini di burocrazia e di risposta effettiva sul territorio: per questo chiediamo ancora una volta massimo snellimento delle procedure e una reale, immediata e concreta immissione di liquidità». «Noi – rileva Barbalace – abbiamo tantissime piccole realtà, artigiani con volumi di affari piccoli e che ‘giocano’ anche su una serie di condizioni: questi vanno sostenuti. E francamente ci saremmo aspettati anche operazioni un po’ diverse e con maggiore coraggio da parte del governo nazionale e regionale, magari con la previsione di contributi davvero a fondo perduto». «In Calabria – spiega Barbalace – Confartigianato conta 9.000 associati, adesso tutti fermi, a parte il settore agroalimentare e chi rientra nei codici Ateco. Ma, anche chi sta lavorando, è comunque fermo perché è fermo il mercato, sono fermi i fornitori, sono fermi i clienti. Faccio l’esempio di un falegname che pensa: ‘Io riapro martedì 14 aprile, se possibile, magari reperisco la materia prima, ma poi a chi consegno il prodotto?’. Penso poi alle pasticcerie, per loro il fermo è davvero un danno enorme». Barbalace quindi osserva: « Noi siamo stati i primi a dire che l’Italia andava chiusa e i primi a chiedere sacrifici alle nostre imprese, che hanno risposto subito ok. Ma adesso siamo per una ripresa graduale, sempre ovviamente con la priorità della sicurezza dei lavoratori e degli operatori e nel rispetto delle valutazioni della scienza. Ma quello che è davvero necessario – conclude il segretario regionale di Confartigianato Calabria – è un’immediata ma concreta liquidità, perché rischiamo tempi lunghissimi e insostenibili».







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