Amarelli: «Le aziende non ripartono per decreto, servono atti concreti»

Il presidente di Confindustria Cosenza chiese «sostegno agli investimenti per le imprese e sostegno al reddito per chi non ce l’ha. Rilanciare le infrastrutture per far ripartire l’edilizia»

COSENZA «Nel nostro territorio sono tante le aziende ancora ferme. L’impresa non riparte per decreto, servono gli ordini, altrimenti è meglio restare fermi e risparmiare sui costi fissi». Così, con Adnkronos/Labitalia, il presidente di Confindustria Cosenza, Fortunato Amarelli, commenta la situazione delle aziende in Calabria nella cosiddetta Fase 2. Nonostante la fine del lockdown, nella pratica sono tante le imprese, sottolinea Amarelli, che non riprendono la produzione «perché non hanno abbastanza commesse, e allora è meglio restare fermi aspettare che ritornano gli ordini, resistere risparmiando almeno sui costi fissi e utilizzare la cassa in deroga che è fondamentale in questo momento di difficoltà».
«A noi, alle imprese, ai lavoratori, al Paese servono atti concreti per guardare al futuro con fiducia. Solo se ogni parte del sistema sente il futuro come qualcosa di positivo si può ripartire. Servono atti concreti come il sostegno agli investimenti per le imprese ed il sostegno al reddito per chi in questo momento non ce l’ha». Secondo Amarelli, «il dl rilancio, da quanto abbiamo potuto leggere anche se ancora non c’è nulla di ufficiale, sembra essere un provvedimento corposo, capace di toccare tante esigenze di diverse le componenti della società».
Per l’imprenditore cosentino, amministratore delegato dell’omonima azienda storica produttrice di liquirizia, «nel decreto legge rilancio speriamo che si punti tanto sul credito d’imposta che potrebbe sostenere attraverso la leva fiscale gli investimenti delle aziende». Ed una leva per fare ripartire il Paese sono per Amarelli le infrastrutture, «a partire da quelle opere pubbliche per 150 miliardi di euro che sono state già finanziate e che si devono solo far partire. Anche in Calabria la realizzazione di infrastrutture potrebbe far ripartire l’edilizia che ha perso 24mila lavoratori in 10 anni, 2/3 del numero degli addetti dell’Ilva, solo che nessuno ne ha parlato», sottolinea Amarelli. Ma il presidente degli industriali cosentini vede di buon occhio anche «il reddito d’emergenza che in Calabria sarebbe fondamentale per tutti quei lavoratori stagionali del turismo che quest’anno presumibilmente troveranno difficoltà a trovare occupazione, e che così avrebbero un reddito. Questi lavoratori, non essendo assunti in pianta stabile dalle aziende, non possono richiedere la cassa in deroga», conclude.





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