Lamezia, il futuro del call center è ancora incerto: tra azienda e sindacati nessun accordo

Un primo lungo incontro quello organizzato quest’oggi tra la Abramo Customer Care e i rappresentanti sindacali. «Non è a nostro avviso percorribile l’ipotesi di far pagare il prezzo di questa crisi ai lavoratori»

Abramo Customer Care Lamezia

di Giorgio Curcio
LAMEZIA TERME Per la sede lametina della Abramo Customer Care, tutto resta ancora in sospeso. Questo almeno da quanto è emerso dall’incontro organizzato quest’oggi (il primo interlocutorio) e che ha visto da una parte l’azienda di call center calabrese, dall’altra i sindacati del settore, pronti a dare battaglia in caso di chiusura definitiva. Le parti si aggiorneranno, adesso, nel corso di un nuovo incontro previsto per la prossima settimana, probabilmente quello decisivo perché ormai la “deadline” è vicina ovvero quel 30 giugno 2020 indicato come data di scadenza dall’azienda prima di abbandonare la sede storica di Lamezia.
NESSUN PASSO INDIETRO Nessun passo in avanti, dunque, ma neanche alcuna retromarcia da parte dell’azienda, fortemente intenzionata a chiudere la sede situata nella zona industriale di Lamezia per tagliare i costi. Si tratta di una decisione già emersa peraltro a gennaio di quest’anno alla quale si è aggiunta, nel frattempo, la possibilità di poter lavorare in “remoto” attraverso quello smartworking già sperimentato in fase di lockdown. E in questi mesi si sono susseguiti i proclami, le richieste arrivate anche dal Comune di Lamezia Terme e le motivazioni espresse da sindacati e dipendenti. Tutto, per il momento, caduto nel vuoto, in un oblio fatto di calcoli, numeri, opportunità e necessità.
OPPORTUNITÀ E NECESSITÀ Quelle ad esempio della stessa Abramo Customer Care, subentrata poco più di cinque anni fa dopo il fallimento dalla Infoncontact, avvenuto tra la fine del 2014 e gli inizi del 2015. Quelli trascorsi sono stati anni lunghissimi, a tratti molto faticosi e non senza tensioni legate essenzialmente alle commesse perse e al ridimensionamento del personale. Ma il punto cruciale è un altro, almeno secondo l’azienda. In discussione, infatti, ci sarebbero i costi legati al contratto di locazione dell’edificio sito nell’area industriale di Lamezia, circa 15mila euro al mese, senza trascurare i costi legati alla eventuale ristrutturazione, circa 200mila euro. Costi che l’Abramo CC non è più intenzionata a sostenere.
FUTURO IN BILICO Parlavamo di opportunità e necessità e in questo caso, a pagare il prezzo più alto, sono i lavoratori. In ballo ci sono poco più di 700 occupati nelle varie commesse inbound (Wind, Tiscali, Poste e Con Te Assicurazioni). Arrivano per lo più da Lamezia e il comprensorio ma anche dalle province di Vibo Valentia, Catanzaro e anche Reggio Calabria. È facile intuire che, lo spostamento eventuale nella sede di Catanzaro rappresenterebbe un costo ulteriore per i lavoratori, costretti a “macinare” molti più chilometri per raggiungere il posto di lavoro.
I SINDACATI Come detto, le tre sigle sindacali sono pronte a dare battaglia: «Il management ci ha illustrato i numeri delle remotizzazioni presenti al momento sul sito e ci ha confermato la volontà di procedere con la chiusura della sede, trasferendo i lavoratori presso la sede di Settingiano, rendendosi disponibile ad accogliere tutte le richieste di smart working di chi attualmente continua a lavorare in azienda. Come delegazione sindacale siamo rimasti fermi sulla nostra posizione affermando che la sede di Lamezia non deve essere soppressa. Abbiamo ricordato all’azienda che la sede è composta per lo più da lavoratori che già in passato hanno pagato un prezzo altissimo in seguito al fallimento della Infocontact, con pesante abbattimento del reddito conseguente alla riduzione del proprio orario di lavoro. Non è quindi a nostro avviso percorribile l’ipotesi di far pagare il prezzo di questa crisi, agli stessi lavoratori. Come OO.SS. abbiamo avanzato l’ipotesi di ridurre gli attuali spazi utilizzati, o in alternativa trasferirsi in una nuova struttura nel medesimo comprensorio lametino. Inoltre, visto che l’azienda ha dichiarato che presenterà il piano industriale entro fine giugno, di cui la razionalizzazione delle sedi fanno parte, come OO.SS abbiamo chiesto di sospendere la procedura in atto, in modo da poterne discutere più approfonditamente ed organicamente all’interno del piano industriale. L’azienda, acquisite le posizioni e le richieste sindacali, ha aggiornato l’incontro al 19 giugno alle 9.30, riservandosi di darci riscontro sulle proposte avanzate».





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