Call center a Crotone, fumata nera con il Consorzio Leonardo. Ancora in bilico 107 lavoratori

L’azienda si è resa disponibile a mantenere la sede nella città pitagorica ma senza scatti di anzianità. Proposta bocciata dai sindacati. Ligato (Slc Cgil): «Abbiamo proclamato lo stato di agitazione e non ci sottrarremo a tutte le azioni sindacali e di lotta affinché questa vertenza si concluda nel miglior modo possibile»

CROTONE Si è tenuta oggi la riunione tra le sigle sindacali del settore e il Consorzio Leonardo. Al centro il possibile licenziamento di 107 lavoratori del call center e, nello specifico, della commessa del Comune di Roma, passata dalle mani della Abramo Customer Care proprio al consorzio.
Tema principale dell‘incontro l’applicazione della clausola sociale sulla quale l’azienda subentrante ha già detto di rendersi disponibile all’apertura di una sede su Crotone per rispettare la territorialità.Nella sua proposta è previsto inoltre un passaggio da CCNL Telecomunicazioni a Contratto della cooperazione sociale, non riconoscendo però ai lavoratori gli scatti di anzianità sino ad ora maturati.

PROPOSTA BOCCIATA Una proposta iniziale rigettata però dalle sigle sindacali proprio perché, nella clausola sociale, non è possibile prescindere né dalla territorialità né dal RAL (reddito complessivo annuo). Il Consorzio Leonardo, inoltre, non avrebbe espresso una chiara posizione sul mantenimento delle tutele previste dall’art.18 per i lavoratori impattati. Per tutti questi motivi si è deciso di aggiornare la riunione al 16 settembre, data in cui ci sarà una proposta definitiva da parte dell’azienda subentrante.

IL SINDACATO Sull’incontro è intervenuto anche Alberto Ligato della Slc Cgil: «L’azienda subentrante deve garantire quattro condizioni fondamentali: la territorialità della clausola sociale, la RAL, il mantenimento delle tutele dell’articolo 18 e del CCNL delle Telecomunicazioni. Su quest’ultimo punto, se in Italia si applicassero gli articoli 39 e 40 della costituzione, non ci sarebbe nemmeno la discussione aperta sul fatto che operatori di call center debbano applicare il contratto delle telecomunicazioni e non delle cooperative sociali. Manteniamo alta l’attenzione su questa vertenza, nulla può essere dato per scontato. Abbiamo proclamato lo stato di agitazione e non ci sottrarremo a tutte le azioni sindacali e di lotta affinché questa vertenza si concluda nel miglior modo possibile». (Gi.Cu.)





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