Riforma delle Camere di commercio, 3 imprese su 4 promuovono gli accorpamenti

ROMA Fondere due o più Camere di commercio per renderle più robuste è un’azione utile alle imprese. Ne sono convinte tre imprese su quattro che promuovono la riforma delle Camere…

ROMA Fondere due o più Camere di commercio per renderle più robuste è un’azione utile alle imprese. Ne sono convinte tre imprese su quattro che promuovono la riforma delle Camere di commercio, ritenendo che la nascita di strutture più grandi, attraverso l’accorpamento di Camere di piccola dimensione, sia un fatto positivo. A mostrarlo è un sondaggio effettuato tra il 7 e l’11 settembre da Ipsos su oltre 400 imprese delle 40 province interessate dagli accorpamenti generati dalla riorganizzazione delle Camere di commercio varata nel 2015. Tra le province interessate dagli accorpamenti ci sono anche Catanzaro, Vibo Valentia e Crotone, dove il processo ha generato proteste e non si è mai perfezionato. Ora il Decreto Agosto pone la questione ancora una volta. E propone in maniera definitiva l’attuazione di una riforma in cantiere da cinque anni. Al di là delle resistenze politiche (e non solo) incontrate sul territorio, la riforma però sembra ben vista dagli imprenditori.
Per gli imprenditori a conoscenza dell’accorpamento della propria Camera di commercio, questa trasformazione non solo non ha avuto alcun impatto sui rapporti tra la Camera e le aziende ma anzi, se ci sono stati cambiamenti, sono considerati più vantaggiosi per le imprese in termini di qualità e ampiezza dei servizi offerti, di disponibilità di risorse economiche messe a disposizione del territorio, di capacità di risposta alle esigenze degli operatori economici.
Mentre promuovono i servizi camerali assegnando un buon 8 come voto medio (con punte del 9-10 per il 29% degli imprenditori), addirittura il 92% degli imprenditori a conoscenza dell’accorpamento della propria Camera ritiene che la qualità dei servizi resi sia migliorata o sia rimasta invariata dopo l’accorpamento ed il 28% che la gamma dei servizi sia stata ampliata.
Gli imprenditori colgono anche un vantaggio in termini economici derivante dalle unioni tra Camere piccole: il 36% ha rilevato un aumento dei contributi erogati ed il 31% una crescita dei bandi ai quali le imprese possono partecipare.
Le fusioni tra Camere, che per 9 imprenditori su 10 non hanno comportato alcuna complicazione operativa che possa aver avuto effetti sulla vita quotidiana dell’impresa, non allontana le Camere dai territori e dai diversi sistemi produttivi locali. Mantenendo saldi la propria presenza e il presidio territoriale, la nuova Camera ha invece una maggiore capacità di interpretare e soddisfare le necessità delle imprese (è quanto ritiene il 35% delle imprese).
Sempre il 35% degli imprenditori sostiene poi che l’aumento “di taglia” permetta alle Camere accorpate di accrescere il proprio ruolo, assumendo un maggior peso nel confronto con gli altri soggetti che operano a supporto delle imprese (Comuni, Regioni, Associazioni di categoria ecc.). Anzi, il mancato accorpamento avrebbe determinato, per un quarto degli interpellati, una difficoltà ad operare non solo legata a una minore disponibilità di risorse economiche, ma anche a una evidente debolezza nel dialogo con gli altri enti territoriali.
Nel complesso, comunque, oltre la metà delle imprese riconosce nelle Camere di commercio, insieme alle Associazioni di categoria, il soggetto che mette a disposizione delle aziende il maggior numero di servizi. Non a caso, il 54% delle imprese del campione si è rivolto alla propria Camera di commercio almeno una volta negli ultimi 12 mesi e il 20% ha utilizzato i servizi offerti anche nel periodo del lockdown.





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