«Protocolli di legalità incompleti». La denuncia di Confapi alla Commissione antimafia

L’associazione partecipa al dibattito in Prefettura. «Dalle grandi aziende operazioni di saccheggio del territorio»

CATANZARO Continuano i commenti alla visita della Commissione parlamentare antimafia a Catanzaro. A fare il punto sulla valutazione del contrasto alla ‘ndrangheta, è stato invitato al tavolo operativo, anche il Presidente di Confapi Calabria, Francesco Napoli.
Napoli, che è anche vice presidente nazionale della Confederazione della Piccola e Media Industria, ha sollevato alcune preoccupazioni relative alla scarsa utilizzazione e l’inadempienza del controllo sul Protocollo di legalità, proponendo delle soluzioni.
«Non sono sufficientemente operativi quegli apparati ai quali lo stesso Protocollo riconosce compiti di monitoraggio – precisa Napoli -. Mi riferisco alle Commissioni, nazionale e regionale: la prima, istituita presso il Ministero degli Interni, che dovrebbe riunirsi semestralmente e lo ha fatto una sola volta, dal momento dell’istituzione del Protocollo; la seconda, sorta a seguito della sottoscrizione con tutte e cinque le Prefetture della regione, non si è mai riunita (solo un incontro di insediamento)».
Confapi Calabria, per rendere efficace il Protocollo immagina la presenza di due responsabili, quale interfaccia tra la Prefettura e l’azienda. Suggerisce la costituzione di un albo che riconosca la figura del Rpl (security manager), con competenze specifiche e una quota di risorse da individuare in ogni appalto per contrastare le infiltrazioni mafiose. In ogni Prefettura, ancora secondo Confapi Calabria, deve esserci un organismo di sorveglianza sull’applicazione del Protocollo che produca dei report di monitoraggio. Un team competente e formato.
Altra denuncia, dibattuta durante il tavolo tecnico, riguarda le pratiche sleali di mercato attraverso le quali «le grandi aziende – si legge ancora nella nota di Confapi – nascondono, schermate dal protocollo di legalità (e rating di legalità), veri e propri saccheggi del territorio, assecondando offerte al ribasso che uccidono le imprese sane».
«Una vera e propria piaga sociale che porta all’aumento delle morti bianche sul lavoro, per questo – dice Napoli – chiediamo il rispetto dei minimi retributivi previsti dai Ccnl sottoscritti dalle associazioni datoriali maggiormente rappresentativi e proponiamo l’utilizzo dell’Asseco».
Altro punto affrontato da Francesco Napoli durante il dibattito, è stato quello del fenomeno della criminalità dilagante nell’industria boschiva. Confapi Calabria si pone dunque come soggetto terzo, tra le società Biomasse e le imprese boschive, per fare in modo che la filiera del legno dal taglio fino al conferimento segua percorsi di tracciabilità, lineare e trasparente. Sulla scia della sottoscrizione del Protocollo sulla sicurezza e sulla legalità, Confapi Calabria, di recente, ha chiesto a tutte le prefetture della Calabria la sottoscrizione di un “Addendum alla legalità”.





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