Il futuro della Zes. Nisticò: «L’imperativo è collaborare»

La docente universitaria dell’Unical si è insediata a metà novembre come commissaria straordinaria del Governo della Zona economica speciale Calabria. Per rilanciare lo strumento decisivo allo sviluppo dei territori si parte dal punto di forza rappresentato dal porto di Gioia che ha registrato, in tempo di Covid, il record di movimentazione merci: +32% in sei mesi. E sulla strategia: «Faremo squadra con le altre Zes per rilanciare il Sud e l’Italia»

di Roberto De Santo
GIOIA TAURO La vitalità del porto di Gioia Tauro anche in tempo di Covid dimostra ancora una volta l’enorme potenzialità che l’area rappresenta per il decollo dell’intera Calabria e non solo. Una straordinaria arma in più per il decollo della Zes Calabria. In controtendenza nazionale, infatti, il traffico dei container dello scalo della Piana ha assestato un 32% in più di movimentazioni nei primi nove mesi dell’anno rispetto al 2019 (nei primi quattro addirittura +45%). Un dato clamoroso se si consideri che in Italia si è registrata nell’ultimo semestre una flessione dell’11,5%. Un risultato importante garantito dalle caratteristiche proprie del porto, fondali profondi e centralità sulle tratte mediterranee, che lo hanno collocato tra i primi 4 scali per movimentazioni di merci nel Mediterraneo.

A certificarne il successo anche il Report annuale “Italian Maritime economy.  L’impatto del Covid-19 sui trasporti marittimi: rotte strategiche e scenari globali. Intermodalità e sostenibilità le chiavi per il rilancio italiano”, curato da Srm, Società di ricerche e studi sul Mezzogiorno, collegata al gruppo Intesa San Paolo. Un rapporto giunto alla settima edizione che ha dedicato agli scali del Mezzogiorno un intero capitolo indicando appunto come il risultato di Gioia sia stato capace di trascinare il risultato della movimentazione dei container dell’intera area del Sud Italia. Un successo segnalato anche dalla nota di aggiornamento congiunturale dell’economia della Calabria di Bankitalia che registra quel dato di successo nella movimentazione dei container nell’hub. Frutto, sostengono gli analisti della sede calabrese della Banca d’Italia, «della fase di rilancio dell’infrastruttura, in atto dalla seconda metà del 2019 in coincidenza con il cambio nella governance della Medcenter container terminal spa», la società che gestisce lo scalo. L’accordo raggiunto ad aprile dello scorso anno per il controllo della Medcenter tra Contship Italia e Terminal Investment Ltd (TiL), società controllata da Msc, ne ha rilanciato l’operatività. Il 50% delle quote in mano a Csm Italia Gate, di proprietà di Contship Italia Spa sono infatti passate a Itaterminaux S.a’.r.l., l’azienda interamente controllata da Terminal investment Ltd (TiL). Da registrare, non per ultimo, tra gli attori di questo successo anche una corretta gestione dell’Autorità portuale garantita grazie alla mano ferma di Andrea Agostinelli. Il contrammiraglio che da 5 anni guida da commissario straordinario l’ente ha tenuto in piedi il sistema portuale gioiese e non solo anche nei momenti più difficili del recente passato e che sembravano segnare il declino definitivo dello scalo. Ed invece ancora una volta Gioia Tauro ha dimostrato numeri alla mano la sua centralità come porto transhipment dell’intera area mediterranea. Quella cioè potenzialmente più interessante del mondo. Ma se i successi come hub sono stati raggiunti, ora la partita vera per il futuro di Gioia nell’ottica del rilancio economico della Calabria e del Sud si gioca sulla piena operatività della Zona economica speciale.
Lo strumento cardine per attrarre investimenti e risorse in Calabria e consentirle di divenire motore economico del territorio. La Zes è stata istituita nel 2018 e garantisce infatti un pacchetto di misure per le imprese che decidono di investire nell’area. Aziende che potranno godere di agevolazioni che vanno da un credito d’imposta fino a 50 milioni di euro sull’investimento effettuato affiancate da altri incentivi economici regionali, dalle semplificazioni amministrative e burocratiche per compiere qualsiasi atto finalizzato a realizzare investimenti. Senza trascurare i benefici previsti dalla Zona franca interclusa con l’esenzione totale dell’Iva e dei dazi per le merci importate in Italia da Paesi non Ue e le condizioni creditizie particolarmente favorevoli per quanti investiranno nella Zes. Le ultime novità introdotte dal Governo, finalizzate ad imprimere un’accelerazione in tema di Zes, conferiscono al commissario straordinario una serie di poteri decisamente importanti per imprimere una svolta al futuro del Mezzogiorno e dell’Italia intera. Un ruolo che è stato conferito per la Zes Calabria qualche settimana addietro a Rosanna Nisticò, classe 1964 e docente di Economia applicata, al Dipartimento di economia, statistica e finanza “G. Anania” dell’Università della Calabria che si è insediata a metà novembre.

Professoressa, la prima domanda è d’obbligo: le spetta un compito gravoso, coordinare uno strumento decisivo per lo sviluppo della Calabria. Chi gliel’ha fatto fare?
«Penso che essere chiamati a dare un contributo alla crescita della propria Regione e del proprio Paese con un incarico di governo sia di per sé un grande onore, per quanto il compito possa risultare gravoso. Dal punto di vista personale e professionale è per me un’esperienza certo impegnativa, differente dalle attività di didattica e ricerca universitaria all’Unical, ma senza dubbio altrettanto stimolante e gratificante».

Nel suo incontro con il ministro per il Sud Provenzano, all’atto della nomina, quali indicazioni le ha fornito sulla strategia che il Governo intende portare avanti per la Zes Calabria?
«Il ministro Giuseppe Provenzano, coerentemente con il suo mandato istituzionale, considera strategica la coesione territoriale e la promozione di occasioni di crescita economica e civile del Mezzogiorno, l’area del Paese più fragile e con maggiori sofferenze. La coesione e l’integrazione anima anche la specifica strategia operativa delle Zone economiche speciali, a partire dal rafforzamento della cooperazione tra i soggetti coinvolti direttamente nella loro amministrazione (Commissari e comitati di indirizzo, Regioni e Comuni, Autorità portuali, Organizzazioni imprenditoriali e dei lavoratori), e tra questi e il governo centrale, in primo luogo con il Ministro stesso e con l’Agenzia per la Coesione territoriale. L’obiettivo è far diventare le Zes aree in grado di offrire vantaggi localizzativi effettivi e apprezzabili per i potenziali investitori, anche attraverso l’uso integrato delle opportunità derivanti dalla programmazione dei fondi europei. Sul piano concreto, si tratta di dare impulso all’armonizzazione e semplificazione delle procedure per l’insediamento di nuove imprese e la piena operatività delle iniziative produttive già esistenti e, contestualmente, intensificare le attività di promozione e di scouting di nuovi investimenti. Relativamente alla Zes Calabria l’attività di sviluppo dovrà riguardare, oltre il “macronodo” di Gioia Tauro, l’insieme delle aree che la compongono, dai porti di Corigliano-Rossano, Crotone, Vibo Valentia, Villa San Giovanni, Reggio Calabria, agli aeroporti di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone, e le connesse aree retroportuali. Come è noto, la nostra è stata disegnata come una Zes policentrica, con l’intenzione di favorire, attraverso la connessione tra aree a vocazione produttiva e infrastrutture logistiche e di trasporto, una promozione diffusa delle attività imprenditoriali e la più ampia apertura ai mercati esteri delle imprese localizzate nell’intero territorio regionale».

Con il suo insediamento la Zes Calabria entra ancor più nella fase operativa. Quali altri passaggi occorrono per completarne la piena esecutività?
«Non potendo ancora operare insieme ai Commissari delle altre Zes, essendo in via di completamento il loro iter di nomina, il mio lavoro di queste prime settimane di insediamento è innanzitutto orientato a una fitta e stabile rete di relazioni interistituzionali tra i soggetti coinvolti nell’attivazione e nel funzionamento della Zes, oltre che a una ricognizione puntuale della realtà esistente. Infatti, l’attrazione degli investimenti, la localizzazione delle imprese, la realizzazione dei prodotti e dei servizi sono attività che coinvolgono un insieme di istituzioni centrali, locali e intermedie, molti enti amministrativi e di governo, ed è dunque fondamentale la loro interazione continua e coordinata. Peraltro, stabilire virtuosi rapporti di collaborazione tra i soggetti istituzionali locali, essere un punto di raccordo costante tra autorità portuali, Regione e Amministrazioni centrali è uno dei compiti esplicitamente assegnati al Commissario di governo, che ha funzioni essenzialmente di coordinamento e di impulso. Ho iniziato ad attivare e costruire questa rete finalizzata prioritariamente alla definizione dell’offerta localizzativa, delle agevolazioni finanziarie, reali e procedurali, del sistema di imprese già insediate. Un aspetto prioritario, infatti, per attirare imprese, è la definizione delle aree disponibili, delle infrastrutture esistenti e di quelle realizzabili, delle possibilità di intermodalità di trasporto per il raggiungimento dei mercati di approvvigionamento e di sbocco. La mappatura delle opportunità localizzative offerte dalla Zes rappresenta un fattore centrale per l’elaborazione di una strategia di attrazione degli investimenti. L’obiettivo è pervenire, in collaborazione con gli altri enti coinvolti, alla geolocalizzazione delle attività esistenti, non solo sulla base di dati quantitativi ma anche attraverso colloqui mirati con gli imprenditori già insediati in aree ricadenti nei perimetri della Zes in modo da raccogliere informazioni di dettaglio sui fattori di vantaggio e di svantaggio localizzativo, sulle carenze e sui bisogni emergenti di nuove infrastrutture dedicate. Stiamo lavorando anche a definire, e poi anche a comunicare in maniera chiara, gli aspetti legati alle semplificazioni amministrative di cui possono godere le imprese che intendono insediarsi nella Zes e, non ultimo, al pacchetto integrato di incentivi su cui esse possono contare. A partire dal Piano di sviluppo Strategico della Zes Calabria, approvato nel 2018, stiamo operando per precisare meglio i fattori di attrazione, individuare le criticità nella gestione delle aree, i colli di bottiglia dei procedimenti amministrativi, gli ostacoli alla realizzazione di cruciali opere infrastrutturali e di collegamento, rimediare alla carenza di strutture dedicate all’accompagnamento delle imprese nell’avvio delle attività. Alcuni di questi aspetti si presentano, allo stato attuale, più problematici, altri sembrano essere in via di risoluzione, ma su tutto c’è un grande lavoro già avviato e che bisognerà implementare nei prossimi mesi. La Zes è, peraltro, soltanto uno strumento di politica economica che può concorrere a perseguire obiettivi di sviluppo e di crescita, ma l’effettivo raggiungimento di questi traguardi richiede azioni di sistema che dipendono dall’operato di un insieme di soggetti e dal complesso delle misure e delle strategie adottate».


Sono trascorsi circa due anni dall’istituzione della Zes calabrese, ma non si è ancora operativi, perché questo lungo iter?
«Bisogna fare un po’ i conti con la definizione di questo strumento, che non è nuovo nel panorama mondiale ma è nuovo per l’Italia e per il Mezzogiorno, sul piano normativo e un po’ anche con il particolarissimo momento storico che stiamo vivendo. Il Piano di sviluppo strategico è stato approvato nel maggio 2018, mentre la figura del Commissario straordinario di governo viene giuridicamente istituita a fine dicembre 2019. La prima ondata di pandemia ha di fatto rallentato l’attività istituzionale, sia a livello locale che a livello centrale. Ciononostante, il Comitato di indirizzo della Zes Calabria, del quale ancora non facevo parte, ha continuato a riunirsi, così come sono stati precisati i compiti del Commissario straordinario di governo con il cosiddetto “Decreto semplificazioni” di luglio 2020 convertito in legge a settembre 2020. Ad ottobre la nomina del primo commissario straordinario di governo, quello della Zes Calabria appunto, e poi la nuova ondata di emergenza pandemica. I ritardi ci sono e la macchina burocratica e organizzativa non sempre è resiliente come dovrebbe essere, ma non bisogna drammatizzare. Un pezzo del cammino è stato già fatto. Adesso, compatibilmente con le enormi difficoltà del momento, dobbiamo accelerare il passo e soprattutto rafforzare le sinergie, la cooperazione e la fiducia interistituzionali. Lo sviluppo economico, è noto, si nutre di ambienti istituzionali favorevoli, coesi, stabili, oltre che di vantaggi comparati tangibili, certi, ancor più in aree come la nostra caratterizzata da deficit di progresso economico e sociale».

Quali sono i punti di forza della Zona economica speciale calabrese e quelli di debolezza?
«I punti di forza della Zes Calabria sono diversi, a partire dal Porto di Gioia Tauro, uno dei maggiori porti di transhipment del Mediterraneo, collocato in una posizione strategica lungo la direttrice del traffico marittimo Suez-Gibilterra, con fondali che arrivano a 18 metri di profondità, inserito nel corridoio Scandinavo-Mediterraneo della rete trans-europea di trasporto (TEN-T). Un porto in cui si è continuato ad investire, seppure con fasi alterne, e che nell’anno orribile che stiamo attraversando, grazie agli investimenti di MSC e di importanti miglioramenti degli impianti, ha prodotto una variazione positiva di movimentazione di containers (+32% nei primi nove mesi del 2020 rispetto all’anno precedente), in controtendenza con la quasi totalità degli altri porti italiani che hanno risentito di un rallentamento delle merci movimentate (-12% nel primo semestre). Attualmente Gioia Tauro è in grado di competere con successo con scali quali quelli di Rotterdam e Anversa. Come detto in precedenza, inoltre, la Zes Calabria è policentrica e comprende molte aree con diversa vocazione produttiva e per le quali possono essere delineati percorsi di sviluppo e di specializzazione differenziati. Ad esempio, il Porto di Corigliano-Rossano può essere candidato a sviluppare attività potenziali nell’ambito della filiera dei prodotti ittici e agroalimentari e in quella agro-turistico-storico-archeologica, a ragione dell’estesa qualità delle risorse storiche, agricole e ambientali della Piana di Sibari. Si tratterà, a Corigliano-Rossano, come in tutti gli altri poli della Zes, di avviare un confronto di merito con le istituzioni e i soggetti locali rilevanti per definire insieme vocazioni, bisogni e aspettative sostenibili. Inoltre, alcuni aspetti che potrebbero sembrare svantaggi statici, quali ad esempio la relativa debolezza del tessuto produttivo e la bassa densità imprenditoriale, potrebbero rappresentare fattori di attrazione per imprese interessate alla disponibilità del “prato verde”, ossia a contesti senza storie e pregressi produttivi ingombranti. Altri punti di forza sono indubbiamente rappresentati dalla presenza in Calabria di tre importanti Atenei, con relativa possibilità di accedere a un bacino di lavoratori altamente qualificati, che rappresenta uno straordinario ingrediente per progetti innovativi. Questi fattori si aggiungono ai vantaggi localizzativi derivanti dall’insieme degli incentivi fiscali (credito d’imposta maggiorato per investimento nelle Zes, “Incentivo occupazione giovani”, credito d’imposta ricerca e sviluppo, fiscalità di vantaggio ed altri incentivi regionali) di cui possono godere le imprese insediate nella Zona economica speciale. Certo, sarà importante in sede di nuova programmazione regionale riuscire a individuare anche strumenti aggiuntivi, che possano rendere la Zes Calabria pienamente attraente e competitiva. Sotto questo aspetto appaiono strategiche le opportunità offerte da investimenti innovativi, anche in sinergia con le università calabresi. Nondimeno, non mancano aspetti problematici, tra cui l’assenza di una struttura dedicata, preposta all’attrazione degli investimenti e al marketing territoriale, all’accompagnamento delle imprese nell’avvio dell’attività».

Crede che potranno nascere tensioni legate alla concorrenza tra le varie Zes nate in Italia?
«Credo di no, nessuno ha interesse in questo momento a creare tensioni che possono essere controproducenti al raggiungimento del risultato di rendere vitali e attrattive le Zone economiche speciali in Italia. Piuttosto potrebbero attivarsi meccanismi di concorrenza virtuosa, ovvero il confronto con le performance di aree maggiormente dinamiche potrebbe generare un sano incentivo a impegnarsi per ottenere risultati comparabili. Del resto, l’impostazione che a livello centrale si intende dare al programma di attività nelle Zes sottolinea la piena collaborazione e il coordinamento tra i soggetti e le strutture deputate al loro governo. L’obiettivo non è creare un torneo tra le Zes in cui vince la migliore: è un momento storico in cui solo l’impegno di tutta la squadra può portare alla ripresa del progresso del Paese. Il mio impegno sarà sempre orientato alla cooperazione nella nostra Zes e con le altre Zes, a provare ad addensare massa critica, alla costruzione di un disegno unitario della politica di attrazione degli investimenti basata sulla specializzazione e la complementarietà tra le singole aree. Non dobbiamo mai dimenticare che le debolezze strutturali della nostra regione impongono un maggiore impegno alla cooperazione, sia all’interno dei nostri confini che con le altre aree, con soggetti e istituzioni extraregionali». (r.desanto@corrierecal.it)

 

 

 

 





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