Aeroporto di Crotone, ecco i nodi da sciogliere

CROTONE È una gara ad ostacoli quella che si gioca per dare un futuro allo scalo “Sant’Anna”. E che punta soprattutto a evitare il blocco totale dei voli da e…

CROTONE È una gara ad ostacoli quella che si gioca per dare un futuro allo scalo “Sant’Anna”. E che punta soprattutto a evitare il blocco totale dei voli da e per l’aeroporto di Crotone a pochi mesi dalla stagione estiva. Con molte prenotazioni già avviate verso le mete turistiche dell’intera area.

Ma la partita da portare avanti per salvare lo scalo non è assolutamente facile. Al fardello debitorio decisamente pesante – 6 milioni di euro – si sommano diverse incognite e che si intersecano con il primo aspetto: le incertezze sulle entrate, il bando sugli oneri di sevizio e il sistema Atc da garantire con continuità. Aspetti che rientrano pienamente nel piano di salvataggio dello scalo e che hanno con molta probabilità pesato come un macigno sulla decisione dei giudici di mandare in fallimento la società di gestione del Sant’Anna.

Se l’aumento del capitale sociale – da anni unico tampone ai guai della società – potrebbe arrivare presto con un provvedimento da 800mila euro della Regione, più complessa o quantomeno arzigogolata l’altra entrata principale a cui far attingere risorse importanti alla società. Si tratta dei versamenti dei contributi straordinari dei comuni costieri: una partita da 1 milione e 850mila euro. Risorse che in tre anni le amministrazioni comunali dovrebbero garantire attraverso il trasferimento nelle casse della Sant’Anna spa dell’8 per cento delle royalties sull’estrazione del metano. Ma finora sono solo due i comuni che hanno realmente versato: Isola Capo Rizzuto (due annualità) e una sola trance Melissa. Mentre il Comune di Crotone – tra l’altro il principale detentore delle royalties (circa il 50 per cento) – non ha ancora trasferito nulla, visto che ha adottato la soluzione di pagare in un’unica maxirata quanto dovuto alla società di gestione, ma legandola al recupero di tutte e tre le annualità dei suoi diritti sull’estrazione del metano. Un meccanismo decisamente lento dato che la Regione – ente che materialmente salda ai comuni le royalties – ha trasferito solo due annualità. E la terza riferita al 2011 ancora latita tra i compensi che il governo – primo anello di trasmissione della catena di passaggi delle royalties – deve dare alla Calabria.

Poi c’è l’inghippo degli oneri di servizio. Il bando emanato dalla Regione è andato deserto: senza quello gli introiti importanti che lo Stato riconosce alle compagnie aeree per garantire i collegamenti con gli scali nazionali restano incerti.

Senza contare poi un altro nodo da sciogliere non di poco conto: il saldo dei costi legati al sistema di controllo Atc (Air traffic control). Un sistema che costa 100mila euro al mese e che finora è stato pagato proprio dalla società che gestisce l’aeroporto di Crotone pur di garantirsi i voli della Ryanair (vettore che chiede specificatamente questo servizio per utilizzare uno scalo). Non di poco conto dato che la compagnia irlandese finora è l’unica che ha permesso al Sant’Anna di rilanciarsi: dal 1 settembre al 21 marzo ha fatto registrare un transito di 100mila passeggeri.
Sullo sfondo anche le garanzie che il nuovo meccanismo del Piano nazionale degli aeroporti pretende dagli scali per rimanere all’interno della rete italiana: piano industriale credibile e piena autosostenibilità economica.
Tutti nodi che dovranno essere sciolti, anche con una certa sollecitudine, dal curatore fallimentare nominato dal Tribunale per salvare la società di gestione, ma soprattutto il futuro del traffico aereo verso questo versate della Calabria già pesantemente penalizzato in tema di collegamenti infrastrutturali.

 

Roberto De Santo
r.desanto@corrierecal.it







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