Contship-choc: investe altrove e non a Gioia Tauro

Contship Italia finalmente mette nero su bianco il suo Piano di investimenti di massima nei porti che controlla ma per Gioia Tauro non ci sono affatto buone notizie. Non solo…

Contship Italia finalmente mette nero su bianco il suo Piano di investimenti di massima nei porti che controlla ma per Gioia Tauro non ci sono affatto buone notizie. Non solo nel progetto industriale, in questi giorni illustrato in anteprima mondiale a Londra, non vengono indicate risorse per rianimare le banchine calabresi, quando sta per finire il secondo anno di cassa integrazione ed è già iniziato il confronto sindacale per prolungare gli ammortizzatori sociali, ma dalle dichiarazioni fatte dai suoi manager nella capitale britannica – e rilanciate dalla rivista specializzata Ship2shore – emerge un quadro ancora più preoccupante per lo scalo gioiese.
Il gruppo leader in Italia della movimentazione dei container ha annunciato di voler concentrare per i prossimi anni la sua attenzione verso Nord, nei porti di La Spezia e Ravenna, e nella quasi morente struttura di Cagliari. Tutti siti marittimi che già gestisce e che, a differenza di quanto vuole fare a Gioia Tauro, ha intenzione di rilanciare – nel caso del fin qui fallimentare terminal sardo – o di potenziare, in Liguria e in Romagna, per rafforzare il suo primato nazionale attraverso i corridoi Tirrenico e Adriatico. Una prospettiva che lascerebbe ridimensionato il porto calabrese, già oggi utilizzato da una sola compagnia e con l’indotto drammaticamente in crisi senza l’arrivo di nuovi clienti. «Siamo pronti a investire ancora tanto, soprattutto per adeguarci alla tendenza del mercato che, malgrado tutte le attuali negatività, punta su un tonnellaggio sempre maggiore», ha detto il coordinatore dei terminal portuali di Contship Italia, Marco Simonetti, intervenendo all’evento annuale Containerisation International, organizzato per una riflessione aperta a tutti i leader internazionali dello shipping. Davanti agli oltre 200 delegati delle più grandi società mondiali legate alla filiera del container, il manager italiano – secondo quanto riferisce la rivista Ship2shore – “ha cavato dal cilindro l’annuncio che non ti aspetti”, ovvero di poter investire risorse per mantenere e accrescere l’attuale controllo del 43 % dei container movimentati nei porti italiani, senza mai nominare Gioia Tauro. Anzi, nell’articolo, lo scalo calabrese è stato menzionato solo per segnalare “le titubanze ormai croniche del maggiore terminal del gruppo”.
Simonetti per Cagliari ha garantito che l’azienda può «aumentare in poco tempo la capacità (di movimentazione, ndr) dall’attuale milione a 3,6 milioni di container, se solo qualche cliente ce lo chiederà». Per Ravenna invece è stato annunciato «uno sforzo da circa 100 milioni di euro, per una banchina di oltre 1 chilometro dotata di 11 gru e 500mila metri quadrati di superficie disponibile». Non una parola spesa per illustrare probabili nuove iniziative anticrisi che riguardano Gioia Tauro, davanti alla qualificatissima platea di Londra, che anzi è stata informata con dovizia di particolari sul Piano di investimento nel terminal a cui in questo momento Contship sembra tenere di più, La Spezia, vista l’ottimale dotazione di strade e ferrovie che possiede quell’area, strategica per il servizio ai mercati dell’Europa Centro occidentale. «Abbiamo approntato un nuovo Piano – ha detto Simonetti – per l’orizzonte temporale dal 2013 al 2018 da 200 milioni di euro, di cui 85 destinati alle infrastrutture, così da cercare di vincere l’inerzia della burocrazia».
Per il porto ligure vengono previste banchine più grandi e un totale di 15 gru. Ma un’altra puntualizzazione fatta dal manager, rispetto ai programmi per La Spezia, dovrebbe preoccupare e non poco sindacati e istituzioni impegnati a Gioia Tauro. Quando cioè ha detto che nel porto del Levante ligure ci si prepara ad accogliere navi di ultima generazione, da 18.000 container, che necessitano di banchine con fondali molto più profondi del solito. Si tratta di mezzi navali che già oggi, invece, potrebbero attraccare in Calabria, visto che nello scalo gioiese, con risorse pubbliche, è stata costruita negli scorsi anni una “banchina alti fondali” che è tuttora inutilizzata da Contiship/Medcenter. Che la società non intenda puntare sulla Liguria, rinunciando definitivamente alla Calabria, per smistare il traffico delle nuove megaportacontainer che sempre più sta caratterizzando il mercato mondiale? Domanda che fa presagire ombre preoccupanti, a cui lo stesso manager sembra rispondere quando nel suo intervento spiega che a La Spezia «potremo sistemare 5 gru» con l’apertura adatta per questo tipo di colossi del mare. Guarda caso, proprio 5 sono le gru di questa misura extralarge che da un anno a questa parte a Gioia Tauro sono parcheggiate, inutilizzate, sull’ormai inutile banchina alti fondali.







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