Rinnovabili con zavorra

Dopo lo stop al nucleare imposto dal referendum il governo Berlusconi non ha ancora preso alcuna decisione sulle scelte energetiche future. E così, al di fuori di qualche dichiarazione politica…

Dopo lo stop al nucleare imposto dal referendum il governo Berlusconi non ha ancora preso alcuna decisione sulle scelte energetiche future. E così, al di fuori di qualche dichiarazione politica di intenti, resta il freno a mano tirato dall`esecutivo nel settore delle energie rinnovabili, che sta avendo pesantissime ripercussioni anche sull’intera filiera calabrese.
A partire dal comparto delle costruzioni, vero motore produttivo di questo settore nella regione. Gli industriali calabresi su questo tema denunciano un vero e proprio stallo delle attività da almeno quattro mesi. Secondo Confindustria Calabria, il clima d’incertezza dettato dal balletto di numeri e dalla stessa possibilità di ottenere nuovi incentivi sul fotovoltaico ha bloccato di fatto il settore. Creando danni non facilmente calcolabili. «Gli effetti diretti sull’economia calabrese – spiega Giuseppe Speziali, past president di Assindustria Catanzaro nonché responsabile del settore energia di Confindustria Calabria – possono essere sintetizzati in effetti di breve periodo, con una riduzione generale del Pil regionale per la modifica normativa e la necessità di una sua completa comprensione, ed effetti di medio-lungo periodo a causa di una riduzione di richieste di autorizzazione finalizzate alla realizzazione di impianti rinnovabili».
Un settore composito, quello della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in Calabria, che ricomprende non solo le società produttrici ma anche le imprese che realizzano opere civili sugli impianti, quelle dedite alla vendita di materiale elettrico, quelle che producono e vendono materiale ferroso. Senza dimenticare le società che offrono servizi come la progettazione, l’installazione e i trasporti. E le professionalità impegnate. Geometri, ingegneri, periti elettrici, geologi, pedologi, archeologi solo per fare alcuni esempi. «Il tessuto imprenditoriale calabrese – afferma Speziali – non disponendo, salvo qualche rara eccezione, di una “industria” manifatturiera volta alla produzione dell’hardware utilizzato in tali impianti, risulta colpita in tutte quelle attività, prodotti e servizi che comunque sono necessari per giungere all’esercizio, cioè la messa in produzione, di tali tecnologie». E i numeri forniti dagli industriali calabresi sono importanti: oltre 420 imprese coinvolte solo nella produzione di energia elettrica da fotovoltaico ed eolico per oltre 1700 addetti e un fatturato stimato superiore a 150 milioni l’anno. A cui si aggiungono oltre 200 aziende specializzate nelle opere civili di realizzazione degli impianti, non meno di 600 imprese che operano nella vendita di materiale elettrico, oltre 280 in quello della produzione e vendita di materiale ferroso e oltre 2000 nella fornitura di servizi e consulenze.
Un giro d’affari che, solo nell’indotto generato dalla costruzione dell’impiantistica, supera complessivamente i 103 milioni l’anno occupando circa 14mila addetti. Un mondo composito di imprese che ora rischia un drastico ridimensionamento. Ma che colpisce anche il personale specializzato calabrese. «La riduzione nella ideazione e progettazione di tali impianti – denuncia l’esponente di Confindustria Calabria – andrà a incidere su tutte quelle professionalità ad elevato skill tecnico, spesso rappresentate da giovani laureati formati direttamente nelle università regionali, che in autonomia hanno intrapreso l’attività imprenditoriale».
E gli operatori del settore parlano di «politica italiana energetica poco lineare» e di continui ripensamenti. Il decreto Romani, diffusamente ormai chiamato “Ammazzarinnovabili”, e il quarto “Conto energia”, per gli imprenditori, possono creare precedenti pericolosi. In particolare, ritengono che il decreto, oltre all’effetto scontato di aver bloccare il mercato per quattro mesi, abbia cancellato un sistema di incentivazione in corso, programmato per un triennio, su cui le aziende hanno investito e organizzato il proprio lavoro, con effetto immediato e un tempo di deroga strettissimo.
Il mercato delle rinnovabili in Calabria, prima dello stop imposto dal decreto Romani e dal varo del nuovo “Conto energia” che prevede tagli al sistema di incentivazione alla realizzazione di impianti fotovoltaici, registrava un trend fortemente in crescita. Secondo gli ultimi dati forniti da Terna, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili nella regione è passata da 1.929 Gigawatt ora l`anno del 2006 a 3.143 del 2009.  Gran parte proveniente da centrali idroelettriche (1.859 Gwh/anno).
Una situazione che pone la Calabria ai primissimi posti tra le regioni che producono energia elettrica utilizzando il migliore mix di energie rinnovabili. Nella graduatoria stilata da Fondazione impresa, la regione si classifica al settimo posto in Italia. Dati confermati anche dall’Enel che parla di vero e proprio boom in Calabria di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili allacciati alla rete: nei primi quattro mesi del 2011 si è registrato un +115% rispetto all’anno precedente. Milleduecentosettantaquattro impianti per una potenza complessiva di 41 Megawatt. In vetta la provincia di Cosenza con 513 impianti fotovoltaici allacciati e una potenza di oltre 27mila Megawatt, seguita dal Reggino (362 impianti e 6060 MW/h di potenza), dal Catanzarese, dal Vibonese e dal Crotonese: rispettivamente 219, 102 e 78 impianti allacciati alla rete elettrica nazionale. «In quattro mesi – afferma Marino Gioacchino Cerrato, responsabile di Calabria Enel distribuzione – si è fatto più del 50% dell’intero 2010». Secondo i vertici dell’azienda elettrica, inoltre, le nuove normative in materia di rinnovabili non ridurranno questo trend. «Nell’ambito del nuovo quadro di certezza regolamentare derivante dal cosiddetto quarto “Conto energia” – sostiene Donato Leone, responsabile delle relazioni esterne dell’area meridionale dell’azienda elettrica – Enel continuerà a operare, anche in Calabria, con l’obiettivo di assicurare ai produttori la realizzazione delle connessioni alla rete di distribuzione nel rispetto dei criteri stabiliti dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas e dalla normativa di settore e di costruire nuovi propri impianti alimentati da fonti rinnovabili».
Intanto, il mondo dell’ambientalismo teme quella che definisce «illogicità di una scelta energetica che rischia di danneggiare il futuro delle rinnovabili». «La Calabria – afferma Pino Paolillo, segretario regionale del Wwf Calabria – per le sue peculiarità climatiche e per la conformazione del territorio, risente maggiormente del taglio governativo ai sostegni economici delle rinnovabili che funzionerà, inevitabilmente, come incentivo per favorire una minore predisposizione alla realizzazione di impianti fotovoltaici domestici. In ogni caso, è anche una mancanza di pianificazione a rappresentare un problema in più per la Calabria, assieme, purtroppo, a una vera e propria deregulation autorizzativa in cui, per esempio, le Conferenze di servizi iniziano senza una valutazione preliminare della domanda di autorizzazione da parte del competente settore regionale».
Sullo sfondo vi è anche in Calabria un Piano energetico ambientale regionale (Pear) ormai fermo da anni e il cui rinnovo previsto già da diverso tempo resta al palo. «Il Piano energetico regionale – denuncia ancora Paolillo –  incoerente, inapplicato e superato di fatto dalla realtà, risente proprio di una incapacità di programmazione basata sulla necessità di favorire una scelta precisa tra l`uso di fonti rinnovabili o fossili. La situazione produttiva regionale, che si è ormai consolidata con cifre ragguardevoli e di gran lunga superiori all`energia consumata in regione (80% in più), potrebbe agevolare un nuovo intervento legislativo finalizzato a un progressivo abbandono delle fonti tradizionali e a una loro sostituzione con quelle rinnovabili, evitando, come succede nel caso delle biomasse, un uso sproporzionato ed assolutamente antieconomico di alcune risorse». E poi c’è il grave fenomeno denunciato da varie inchieste della magistratura, non ultima l’inchiesta “Eolo”, sulle truffe nel settore delle rinnovabili, stimolate proprio del sistema di incentivazione previsto per la realizzazione delle centrali. «Nel settore – afferma a questo proposito il segretario regionale del Wwf – vi è la necessità assoluta di frapporre tutti gli ostacoli possibili alla presenza, dimostrata ormai in diverse inchieste, di veri e propri interventi pesanti da parte della criminalità organizzata per lucrare esclusivamente sugli incentivi riservati alle fonti alternative».







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