Centrali a biomasse, Calabria terza

Terza in Italia per capacità di produrre energia elettrica dalle biomasse, la Calabria s’interroga sull’opportunità di procedere ancora verso la strada delle megacentrali. Secondo i dati di Fondazione impresa, ben…

Terza in Italia per capacità di produrre energia elettrica dalle biomasse, la Calabria s’interroga sull’opportunità di procedere ancora verso la strada delle megacentrali.
Secondo i dati di Fondazione impresa, ben il 25,1% del totale dell’energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili in Calabria deriva proprio da queste centrali. Terna stima attorno a 826 Gigawatt ora l`anno (Gwh/anno) la produzione di energia derivante soprattutto dagli impianti di Crotone e Strongoli. Questi impianti, gestiti da Biomasse Italia, da soli garantiscono una produzione annua di 500Gwh e un fatturato che si aggira attorno ai 100 milioni. Anche se l’impianto di Strongoli, che con una potenza di 46MW è tra i più grandi d’Europa, attualmente è fermo, in attesa di nuova autorizzazione a riaprire. Accanto a questi esistono le centrali di Rende, della potenza di 14,3 Megawatt della società Actelios (gruppo Falck), e quella di Cutro da 16,5 Mw, di proprietà della società Eta (Gruppo Marcegaglia).
Ma molte altre centrali sono in lista d’attesa per entrare in quello che rappresenta uno dei mercati più lucrosi del settore.
Proprio per l’elevata capacità di questo genere di centrali di rientrare rapidamente negli investimenti grazie al sistema di incentivazione: in media, secondo gli esperti, occorrono solo 3 anni. Così il sospetto che queste operazioni rispondano maggiormente a finalità economiche e poco a quelle di sostenibilità ambientale è forte.
Un sospetto alimentato soprattutto dall’oggettiva impossibilità di recuperare rapidamente ed in loco la materia prima per produrre energia: legname, sansa e Pks (un materiale derivante dalle palme). «Considerando che per produrre un Megawatt – spiega Francesco Saccomanno, del Forum ambientalista calabrese – sono necessarie mediamente 3,7Gcalorie e che il potere calorifero del legno reperibile in Calabria ammonta complessiva- mente a 2Gcalorie si può dedurre che queste risorse dovranno essere recuperate fuori regione con costi in termini di trasporto, lavorazione, disboscamento ed altro che equivale praticamente a quanto si realizzerebbe utilizzando combustibile fossile». Da qui la loro posizione di contrarietà all’apertura della nuova centrale del Mercure (35MW ed un fabbisogno di circa 400mila tonnellate l`anno di legno vergine) nel cuore del Pollino e di quella di Pannettieri (14,5 MW con un consumo di 150mila tonnellate l’anno) come di quella di Maierato, che si stima consumi 180mila tonnellate l’anno di legname.  «Le centrali a biomasse – conclude Saccomanno – sono un`ottima idea ma se di piccole dimensioni e se bruciano residui di boschi e di segherie utilizzando tutta l’energia pro- dotta per riscaldare magari piccoli paesi. Il fine dovrebbe essere quello di diventare auto- sufficienti e non di lucrare. Diversamente si rischia di compromettere un patrimonio na turale, di mettere in crisi un settore dell’economia come quel-lo dell’arredamento, costando di più e, magari inquinando quanto il gasolio».







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