«La rete ferroviaria è tutta da rifare»

CROTONE Il risultato dei lavori della task force per il potenziamento infrastrutturale della provincia di Crotone e le proposte per il futuro sono state presentate a Crotone, alla presenza dei…

CROTONE Il risultato dei lavori della task force per il potenziamento infrastrutturale della provincia di Crotone e le proposte per il futuro sono state presentate a Crotone, alla presenza dei rappresentanti dell’ente provinciale, della Regione, dei parlamentari nazionali e del sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Aurelio Misiti. I risultati sono netti. Se da una parte il territorio provinciale mostra grandi peculiarità e un sistema infrastrutturale, che seppure obsoleto, è già esistente, d’altra parte, sarà cruciale l’intervento economico nazionale e comunitario. I fondi locali e regionali non basterebbero a colmare la distanza che negli anni è andata acuendosi, sia dal resto della Calabria, sia, in maniera evidente, dal resto d’Italia. Ma dallo stallo bisogna pur tentare di uscire, se questa area vuole diventare a vocazione turistica, di certo non può farlo se rimane irraggiungibile. La task force, nell’analizzare la situazione attuale, ha evidenziato «lo scarso sviluppo dell’intermodalità e l’eccessivo utilizzo del trasporto su gomma, sia passeggeri che merci». E questo nonostante la rete stradale sia scarsa «l’asse principale, la strada statale 106 ionica, presenta gravi problemi di sicurezza». La rete ferroviaria è tutta da rifare, visto che a oggi esiste solo «una ferrovia a binario unico e a trazione diesel, su cui non possono transitare i treni a lunga percorrenza più veloci». Anche le infrastrutture che versano in condizioni migliori, come il porto e l’aeroporto sono «poco sfruttati rispetto alle loro potenzialità». Dunque, le difficoltà ci sono e sono numerose e gravi, abbassano non solo le condizioni di vita dei singoli cittadini, ma impediscono anche che le imprese presenti nel Crotonese possano essere competitive. Ecco perché è necessario pensare ad aiuti sia nazionali che europei, senza escludere l’intervento di privati. Le proposte del gruppo di lavoro sono di «accelerare i tempi rispetto alla politica, superando scontri ideologici e i preconcetti, andando oltre i localismi, per evitare un ulteriore passo indietro nel processo di sviluppo territoriale». Sul fronte dei finanziamenti il rischio è di «perdere i contributi europei che si riferiscono alle risorse del Fondo europeo di sviluppo regionale».







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