Basta un “omissis” e la pillola va giù

di Paolo Pollichieni

Giunta (semi)nuova andazzo vecchio. Mentre aspettiamo ancora gli assolo delle new entry Angela Robbe, Maria Francesca Corigliano e Maria Teresa Fragomeni (servirebbe da parte loro almeno una certificazione di esistenza in vita, politicamente parlando), il gruppo seguita nell’ossequioso rispetto della legge del capo e, rimosso quel rompiballe di Antonio Viscomi, insopportabile ibrido tra il grillo parlante e il dotto barbagianni, praticamente ha rimesso nelle mani di Ennio Apicella ogni decisione ed ogni determinazione.
Già, Ennio Apicella, segretario generale e uomo ponte che ha saldamente unito la gestione Scopelliti con quella Oliverio, essendo rimasto al vertice della burocrazia regionale (da esterno… sic!) in entrambe le gestioni. Ovviamente, con buona pace della “pesante eredità” che Oliverio ad ogni piè sospinto richiama a giustificazione di ritardi e fallimenti.
Da ultimo Apicella adesso è anche “mister omissis”, non certo in omaggio alla nostra rubrica giornalistica ma, ben più prosaicamente, in virtù della decisione della giunta regionale di tutelarne l’ennesima proroga a segretario generale del dipartimento Presidenza apponendo, appunto, un “omissis” al suo nome.
Nel verbale della giunta regionale, infatti, il beneficiario dell’ultima, incredibile forzatura è proprio Ennio Apicella ma evidentemente è bene che non lo si appalesi. Del resto a lui piace la sostanza, della forma se ne sbatte. Così, giusto il tempo per capire di che pasta sono fatti i nuovi assessori regionali del monocolore oliveriano, e via con la stoccata finale. E per capire che tra fedelissime del presidente e campionesse del “così fan tutte” non si correvano rischi, è bastato poco. Ecco allora in un sol colpo sostituito il noto con l’ignoto. Il noto Carmelo Barbaro improvvisamente cessa di avere i requisiti (unico tra gli interni alla burocrazia regionale) e lascia le funzioni all’ignoto che ignoto non è. Ovvero all’“omissis” che si materializza nel blindatissimo Ennio Apicella.
E siccome a quelle latitudini il danno esce di casa a braccetto con la beffa, ecco che viene inserito anche un codicillo per la verità mai letto in precedenza in alcun atto pubblico relativo a nomine apicali: a Barbaro manca un buon feeling con il governatore. Poco importa se uno è espressione della pubblica amministrazione e l’altro è solo un momentaneo ospite dell’istituzione per via di un mandato elettivo.
Ma dicevamo del danno che va a braccetto con la beffa, perché anche nella passata legislatura, quella del centrodestra, Barbaro venne tenuto in quarantena per ragioni squisitamente politiche: era uomo del Pd, addirittura con un passato di sindaco a Locri per il centrosinistra. Il Pd vince le Regionali e Barbaro lascia la quarantena? No. Vince il Pd ma l’uomo di Scopelliti resta tranquillamente a dirigere il dipartimento Presidenza.
Imparasse dalla giunta regionale, Carmelo Barbaro: non si va contro il principe, la schiena dritta lasciamola ai romantici del Paese-che-non-c’è. Nel Paese reale basta un “omissis”… e la pillola va giù.
A noi non resta che farci carico del premio di consolazione che provvederemo a mandare a Carmine Barbaro: un bel grembiulino bianco con suggestivi ed esoterici ricami dorati sui bordi.

direttore@corrierecal.it







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