Se il peperoncino diventa un mezzo elettorale

di Paolo Pollichieni

«“Piccante” significa trasgressivo, erotico, che suscita meraviglia, fuori dal normale». Ha l’aria sognante Enzo Monaco quando così tratteggia il tema dell’incontro, a dispetto dell’austera e sobria location: la sala di Palazzo Madama (sede del Senato) intitolata ai martiri di Nassiriya.
Poco in disparte, ma sempre attento a stare in scena, il senatore Ernesto Magorno. Vista la presentazione e considerati i precedenti (la passeggiata di Belen Rodriguez da casa Magorno al palco sul lungomare di Diamante, scosciata al punto giusto…) si era autorizzati a pensare, più che a un evento culturale, al lancio della prima di “Chiu pilu pe’ tutti 2”.
Attenti: non è una boutade. Il cast di Antonio Albanese in questi giorni sta girando, nei centri della fascia tirrenica reggina, la seconda puntata dell’ascesa politica del sindaco Cetto Laqualunque che in questa seconda pellicola, reduce da una lunga e obbligata vacanza brasiliana (Paese dal quale non è possibile la sua estradizione in Italia) partecipa, ovviamente vittoriosamente, alle elezioni politiche e diventa senatore. Neanche a dirlo, per fatale coincidenza, un percorso analogo a quello di Ernesto Magorno: da sindaco a senatore. E anche Magorno preferisce il piccante quale mezzo elettorale, sia pure sotto forma di peperoncino.
Di questo stavano discutendo con l’onorevole Enza Bruno Bossio, tra le poche autorità invitate alla cena organizzata da Magorno alla fine della conferenza di Palazzo Madama?

*direttore@corrierecal.it





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