C’è del marcio in Prefettura…

di Paolo Pollichieni

Ma che succede al Viminale? E che va capitando nelle prefetture calabresi? E, più in generale, nel delicato settore delle interdittive antimafia alle aziende e delle nomine dei commissari prefettizi dopo lo scioglimento di comuni per sospette infiltrazioni?
A porre interrogativi imbarazzanti non sono più singole istituzioni locali o interessati imprenditori. Da ultimo anche diversi tribunali amministrativi, e lo stesso Consiglio di Stato, hanno ritenuto necessario trasmettere atti alle procure della Repubblica competenti, sollecitando una verifica nel merito di alcune decisioni prefettizie.

IL COLLE CHIEDE SPIEGAZIONI Su questo contesto già sovraccarico di perplessità circa una ruolo “politico”, esercitato da alcuni organi di governo, ecco abbattersi oggi anche l’ira del Quirinale. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non ha per nulla gradito la sorpresa di aver firmato un decreto di nomina con il quale mette alla guida della gestione commissariale di un comune sciolto per mafia e fortemente strategico nell’ambito delle indagini sulla criminalità mafiosa, un viceprefetto a sua volta indagato per rivelazione di segreti d’ufficio e abuso di potere in vantaggio di una ditta padana e ai danni di altra azienda siciliana.
E siccome quando c’è una rogna la Calabria risponde sempre “presente”, ecco che anche questa imbarazzante pagina istituzionale si radica, appunto, in Calabria.
Il 9 agosto scorso Mattarella firma la nomina del viceprefetto Pasquale Aversa, in servizio alla Prefettura di Padova, a commissario prefettizio per il Comune di Gioia Tauro, sciolto per infiltrazioni mafiose. Un incarico delicato in un posto delicato: Gioia Tauro è la città del Porto ed è la culla di quella che Pino Arlacchi battezzò come «la mafia imprenditrice». Nessuno si è premurato di informare Mattarella del fatto che il viceprefetto Aversa era in ferie e doveva lasciare Padova per una brutta rogna, essendo indagato dalla procura della città del Santo per rivelazione di atti d’ufficio e favoreggiamento personale.

MATTARELLA NON GRADISCE LA DOPPIA MORALE Nulla di accertato, per amor del cielo, magari presto si scoprirà l’assoluta innocenza del viceprefetto inquisito ma non è proprio forzando la lettura di atti giudiziari che spesso vengono mosse interdittive a imprese e sciolti comuni a sospetto di infiltrazione mafiosa? Ecco, forse non era il caso di nominare un indagato a commissario prefettizio di Gioia Tauro. Almeno così la leggono i collaboratori di Sergio Mattarella che, in queste ore, si ritrovano a chiedere conto al Viminale su questa e altre “singolarità” che farebbero temere su un eccessivo abbassamento della qualità fin qui garantita dal circuito prefettizio del ministero dell’Interno.

CATANZARO-FIRENZE, PASSANDO PER CROTONE E PRATO Se a questo si aggiunge (e, ahinoi, si aggiunge eccome…) che il Tar di Catanzaro, in sincronia con quello di Firenze, bocciano, in via di accertamento pregiudiziale, delle interdittive ad aziende, operate dalle prefetture di Catanzaro e Prato con un danno patrimoniale accertato di oltre 40 milioni di euro e, nel farlo, i due tribunali amministrativi dispongono ulteriori accertamenti sull’operato del ministero dell’Interno e sollecitano l’intervento della magistratura ordinaria, ecco che il quadro diventa ancora più destabilizzante.
Ma non è finita, perché arriva anche la notizia che gli ultimi otto anni di attività della Prefettura di Crotone sono oggetto di indagine da parte della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro. In proposito, fischiano le orecchie anche al nuovo titolare del Viminale, Matteo Salvini, perché oggetto dell’indagine del procuratore distrettuale Nicola Gatteri e del procuratore aggiunto Vincenzo Luberto sono proprio i flussi finanziari, enormi, che quella Prefettura ha gestito con riferimento al più grande centro di accoglienza per immigrati esistente in Europa: il famigerato Cara di Isola Capo Rizzuto.

LA PROCURA ANTIMAFIA INDAGA SULLA PREFETTURA Al centro dell’indagine, nata da una costola dell’operazione “Jonny”, che portò a una retata eccellente, dimostrando il controllo degli appalti da parte della cosca degli Arena, attraverso la società “Il quadrifoglio”, che dalla Prefettura aveva ottenuto la gestione della mensa per gli extracomunitari. Tale società, scattati gli arresti, è stata commissariata dal Tribunale di Catanzaro e affidata a custodi giudiziari. Successivamente, è stata affiancata da altra azienda, la Ristorart che, tuttavia, prima di farlo, aveva chiesto e ottenuto l’autorizzazione della Prefettura. Dopo due anni da tale autorizzazione, e mentre la “Quadrifoglio” otteneva e manteneva dalla Prefettura anche la gestione (su incarico diretto) della mensa della questura crotonese, la Ristorart si è vista raggiungere da una interdittiva proprio in ragione dei rapporti con tale azienda.
L’interdittiva viene adottata dalla Prefettura di Prato, avendo in quella città la sede legale la Ristorart, si potrebbe pensare a un cattivo funzionamento delle comunicazioni tra le Prefetture di Crotone, Catanzaro e Prato. Ci può stare, ma ecco che dalle prime indagini sarebbero emerse delle singolari coincidenze.

IL PREFETTO DI PRATO POTEVA NON SAPERE? Anche qui, per carità, tutto ancora deve essere valutato e soppesato e ben per questo ci saranno le necessarie indagini, ma alcuni punti fermi già esistono: il prefetto di Prato che firma l’interdittiva è Rosalba Scialla che, nel 2010, lavorava proprio come viceprefetto nella Prefettura di Crotone. Erano gli anni d’oro del centrodestra calabrese, gli imprenditori della “Quadrifoglio” avevano un ruolo politico di grande evidenza. Lo stesso lavoro della viceprefetto Scialla era apprezzatissimo, al punto da spingere le Corte d’appello a nominarla presidente della commissione elettorale per la provincia di Crotone.
Erano gli anni in cui Crotone aveva grande visibilità istituzionale: Scopelliti aveva stravinto le Regionali e aveva voluto come vicepresidente della giunta Antonella Stasi, imprenditrice si successo in Crotone.
Avrà anche altri incarichi delicati come quello di commissario prefettizio in due comuni calabresi sciolti per mafia: Corigliano Calabro e Siderno. E anche su quest’ultimo incarico non mancano oggi le polemiche per via di una iniziativa assunta dall’ormai ex sindaco Pietro Fuda, che ha trascinato in giudizio (prima udienza il 5 settembre prossimo) i commissari prefettizi per supposti danni erariali procurati alle casse comunali con la concessione della riscossione dei tributi a una società che poi sarebbe fuggita con la cassa.
È stata questa l’ultima iniziativa del sindaco Fuda: poche settimane dopo, il suo comune è stato sciolto per supposte infiltrazioni criminali. Inutile dire che Fuda ha giurato battaglia.

L’ESPERIENZA AMBROSIANA DELLE PREFETTE DI PRATO E CATANZARO Prima di lasciare la Calabria, comunque, a Rosalba Scialla verrà assegnato dal consiglio regionale della Calabria il prestigioso premio Anassilaos – mimosa d’oro.
Dopo la Calabria, Milano, dove è facile ritrovare molti calabresi illustri, come l’avvocato catanzarese Michele Aiello, legale di fiducia dell’ex ministro dell’Interno e governatore della Lombardia Roberto Maroni. Anche a Milano farà un ottimo lavoro e avrà modo di conoscere un’altra donna di successo, oggi prefetto di Catanzaro, Francesca Ferrandino.
Entrambe, infatti, durante la loro permanenza in servizio presso la Prefettura di Milano faranno parte del “Comitato metropolitano di Milano”. Un incarico delicato in territorio governato dalla Lega che, alle origini, voleva abolire le prefetture…

VIMINALE, NAVE SENZA COCCHIERE? Insomma, c’è quanto basta per chiedersi cosa capita al Viminale, dove appare evidente come il ruolo politico, ieri come oggi, assorba totalmente i responsabili governativi del dicastero, finendo con il lasciare tutto in mano ai capi di gabinetto. Che pure sono diretta emanazione del ministro. Ieri Marco Minniti, oggi Matteo Salvini, hanno scelto in assoluta autonomia il capo di gabinetto, scelte che, però, non sono sembrate baciate dalla buona sorte. Con Minniti, Mario Morcone, che nel diventare suo capo di gabinetto lasciò il delicato ruolo di direttore del dipartimento Immigrazione, quindi responsabile della gestione dei Cara. Con Salvini, Matteo Piantedosi, che in meno di due mesi si è ritrovato nel registro degli indagati per l’indagine della Procura di Agrigento sui derelitti “soccorsi” da nave Diciotti, per non dire dell’imbarazzante vicenda che ha fatto infuriare Mattarella.
In circostanze come queste gli inglesi usano una frase poco elegante, ma sicuramente descrittiva: «La cacca è finita nel ventilatore».

direttore@corrierecal.it





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