Il pasticciaccio delle Prefetture

di Paolo Pollichieni

Alla fine sul banco degli imputati, se così possiamo dire visto che pur sempre di un dibattimento davanti a un Tribunale penale si tratta, c’è finito il prefetto di Prato e, per proprietà transitiva, quello di Catanzaro. La vicenda è quella dell’interdittiva che a fine luglio viene notificata alla Ristorart, azienda leader nel settore della ristorazione collettiva. Un vero e proprio pasticciaccio che si sovrappone a due indagini riguardanti l’operato di alcune Prefetture con riferimento alla gestione di campi profughi in Calabria e nel Veneto.
La Ristorart è testimone d’accusa, quando si fa riferimento alle indagini della Dda di Catanzaro sul controllo del clan Arena sulla gestione del campo di Isola Capo Rizzuto. Deve raccontare, la Ristorart, chi ha chiesto il suo intervento per evitare il caos nell’erogazione dei pasti agli oltre mille immigrati sistemati nel campo di Isola Capo Rizzuto e dei suoi rapporti con la Quadrifoglio, azienda di ristorazione sequestrata perché secondo la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro era di fatto proprietà della ’ndrangheta. La Ristorart prima di imbarcarsi nel soccorso alla Quadrifoglio chiede alla Prefettura di Crotone formale autorizzazione e si sente rispondere (con tanto di provvedimento scritto) che tutto è a posto. Non solo ma la Quadrifoglio, quando era di proprietà degli Arena, aveva addirittura la gestione della mensa della Questura di Crotone. Chi le aveva affidato il servizio? La stessa prefettura di Crotone.
Insomma alla Ristorart di Prato, la prefettura di Prato chiede conto di avere “favorito” la Quadrifoglio, società del potente clan Arena, nonostante questa sia affidataria di servizi delicatissimi (la mensa della Questura) a opera della Prefettura di Crotone.
Un bel guazzabuglio sul quale chi indaga garantisce che non mancheranno clamorose sorprese. Resta il danno provocato alla Ristorart: ci mette una pezza il Tar della Toscana che, nel giro di 24 ore, blocca e congela l’interdittiva firmata dal prefetto di Prato. Ma il danno c’è stato lo stesso: per effetto dell’interdittiva, la Ristorart si è vista revocare l’affidamento di una gara vinta in Piemonte da 20 milioni di euro. Un effetto collaterale? Sicuramente ma, secondo i legali della Ristorart, resta da fare chiarezza su chi ha tratto oggettivi vantaggi dalla singolare iniziativa della Prefettura di Prato. Anche per questo, pur dopo avere incassato una seconda sentenza favorevole, stavolta nel merito, da parte del Tar Toscana, la Ristorart ha chiesto l’intervento della Procura distrettuale e del Tribunale penale di Firenze perché nominino un “garante” che assista i proprietari.
Richiesta accolta. Nel provvedimento, adottato su parere conforme della Procura antimafia, il Tribunale di Firenze pur tenendosi lontano dagli aspetti amministrativi sui quali ha operato già il Tar, due frecciatine all’operato delle Prefetture di Prato e Catanzaro le spedisce: «Va anche rilevato che la unica situazione di fatto saliente apprezzata non consente, allo stato – sotto il profilo argomentativo, quindi, probatorio -, di ricondurre la funzione di prestanome della Ristorart srl… alle cosche di riferimento territoriale Arena e Nicoscia, per il difetto di altri e ulteriori elementi di collegamento tra la società stessa, che opera in più regioni e con più enti, specie pubblici, e il contesto mafioso segnalato».
E qui la vicenda si complica perché in effetti appare singolare che un’azienda con oltre trecento dipendenti, operante in quattro regioni e con una miriade di enti locali diversi, finisca col vedersi contestato per un unico episodio l’aver condiviso un servizio mensa con l’azienda scelta dalla Prefettura di Crotone.
C’è quanto basta ai magistrati di Firenze per sottolineare che, «pur nel rispetto del parallelo procedimento presso il Tar Toscana», è lecito «in applicazione dei parametri normativi sopra delineati e degli elementi di fatto acquisiti», statuire che «nel caso di specie sussistono tutti i presupposti di legge per accogliere l’istanza».
In forza di tale provvedimento, adesso la Ristorart ha un “supervisore” che risponde a Procura e Tribunale: sarà difficile che a tale supervisore le Prefetture di Catanzaro e Prato seguitino, come hanno fatto fino ad oggi, a negare l’accesso agli atti e la copia di tutte le informative redatte da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza. Alla Ristorart fino a oggi, infatti, è stato opposto un netto diniego, lasciando spazio a un convincimento: gli atti negati e quelli mai immessi nel fascicolo non supportavano la decisione di emettere una interdittiva a carico della Ristorarti.
Del resto che qualche interesse poco chiaro faccia capolino più volte nella vicenda lo testimonia, da ultimo, un singolare “incidente” mediatico. C’è chi avrebbe tentato di far passare l’“affiancamento” richiesto dalla Ristorart e concesso dal Tribunale di Firenze, per un provvedimento di nomina di un custode giudiziario e quindi di sottrazione dell’azienda ai legittimi proprietari. Inutile dire che anche su questo la Ristorart ha preannunciato «idonee iniziative legali».

direttore@corrierecal.it





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