Minniti ha già scelto: correrà per la segreteria

di Paolo Pollichieni

Ha ragione Gianni Letta, che si conferma sempre raffinato analista delle cose della politica: «Questo di Marco Minniti più che un libro è il possibile manifesto di un futuro segretario politico».
Ed era questo, in fondo, l’interrogativo che ha legato fra loro commenti e riflessioni provenienti dalle variegate presenze che affollavano, fino all’inverosimile, la pur capiente sala convegni del Residence di Ripetta, nel cuore della Capitale: che ha deciso Marco? Si candida a segretario del Pd?
Si presentava il libro dell’ex ministro dell’Interno ma nei capannelli, nelle chiacchiere tra grand commis dei Palazzi che contano, tra gli amici di una vita saliti a condividere un momento importante, persino tra gli osservatori di altri e diversi schieramenti politici, sono tutti a condividere la stessa domanda: Minniti sarà il candidato “diversamente renziano” alla segreteria nazionale del Pd? E sempre lo stesso interrogativo tiene in allerta le decine di cronisti e commentatori politici, che, schierati a “testuggine” (Di Maio dixit) frugavano in ogni piega, in ogni passaggio, in ogni ammiccamento per vedere di cogliere un dettaglio capace di dare una risposta a quel quesito. Ci prova con cocciutaggine anche Lucia Annunziata, chiamata a moderare la manifestazione che prevede tre interventi (Gianni Letta, Walter Veltroni e il cardinale Becciu) e le conclusioni dell’autore. Rimedia solo il rimbrotto di un astante: «Che c’entra con il libro?». Feroce l’Annunziata: «Faccio la giornalista e non sono venuta qui per suonare i campanelli».
E poi, parliamoci chiaro, il libro con la candidatura c’entra eccome. Non ci spingiamo fino a dire che è stato pensato, scritto e mandato in libreria proprio in stretta concomitanza con la decisione di correre per la segreteria ma potremmo anche farlo. E comunque un libro, che si conclude con le parole di Lawrence d’Arabia che distingue tra quanti sognano a occhi chiusi (e dimenticano…) e quelli che, invece, amano sognare di giorno e tenendo gli occhi aperti, pronti a cimentarsi con il sogno fino a realizzarlo, non è il frutto editoriale di chi vuole lasciare una testimonianza del lavoro fatto, bensì il progetto di chi non considera concluso quel lavoro.
Si accettano scommesse. Quelle andate in scena martedì sera in via di Ripetta sono state le riuscitissime prove generali. Il prossimo appuntamento con Minniti, che arriverà prestissimo, sarà quello che annuncia la decisione di candidarsi a segretario nazionale del Pd. Minniti correrà da “diversamente renziano” contro Martina (forse) e Zingaretti (di sicuro). Porterà, come valore aggiunto, la sua proverbiale capacita di mediare, mediare e mediare ancora in modo da tenere insieme, far collaborare fra loro, aiutare a convivere, le diversità politiche più marcate. Come, in fondo, racconta nel suo libro quando riferisce dell’incarico avuto da Massimo D’Alema, presidente del Consiglio, per far coesistere e collaborare i due “fattori C” di quella delicata stagione (1998): l’irriducibile filoatlantismo della C di Cossiga e l’altrettanto irriducibile legame con l’Internazionale comunista della C di Cossutta.
Insomma con Minniti candidato, che vinca o che perda, il Pd resterà una cosa sola e i renziani rinunceranno definitivamente a ogni tentazione scissionista.

direttore@corrierecal.it





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