La mail (disinvolta) del Pd calabrese

di Paolo Pollichieni

Tanto va il gatto alla mail che ci lascia lo zampino. E qui sono in tanti a finire nei pasticci per via di un troppo disinvolto uso della posta elettronica. Da ultimo tocca alla segreteria regionale del Partito democratico calabrese. Dovrebbe essere una struttura tecnica al di sopra delle polemiche interne e soprattutto rigidamente neutrale rispetto alle dinamiche congressuali ed alle singole candidature.
Ed invece capita che dalla mail della segreteria regionale (pdcalabria@gmail.com) solitamente usata per i comunicati stampa dell’onorevole Ernesto Magorno o comunque della segreteria regionale, parta una mail contro il candidato Marco Minniti ascritta a Luca Branda, sindaco di Sant’Agata d’Esaro. Una mail, quella che il Pd diffonde, a mezzo della quale il sindaco non rinnega di aver firmato una nota di appoggio alla candidatura di Minniti a segretario nazionale ma chiede di sospenderla perché deve prima confrontarsi «con gli amici del Pd». Benissimo, ma perché tale determinazione viene affidata alla segreteria regionale del Pd e da questa girata ai media con la mail ufficiale? Eppure risulta che Luca Branda, che peraltro si firma con la carica istituzionale (sindaco di Sant’Agata d’Esaro) e non con quella di militante del Pd, non dovrebbe avere accesso all’utilizzo della mail del partito regionale. E comunque, possibile non abbia la possibilità di utilizzare una diversa e magari personale mail? Oppure è ad altri che si deve il confezionamento, la stesura e l’invio della nota in questione?

In alto la mail che annuncia un incontro con Minniti a Cosenza; in basso la mail inviata alle redazioni (dallo stesso indirizzo) da Luca Branda

Vista la piega che le cose stanno prendendo in Calabria non è una questione di poco conto. L’attuale classe dirigente del Pd calabrese, per intenderci quella che sta inanellando da cinque anni sconfitte su sconfitte in qualsivoglia competizione elettorale, è schierata tutta con Nicola Zingaretti, anche se sarebbe più corretto dire contro Marco Minniti. Al comando del pattuglione che mette insieme Censore e Mirabello, Guccione e Aiello, Romeo e Bevacqua, ci sono Nicola Adamo e la sua consorte Enza Bruno Bossio. Dall’altra parte Nicola Irto e l’eretico Franco Iacucci, Giuseppe Falcomatà e Angela Robbe, Marco Schirripa e Giannetto Speranza, impegnati nel progetto guidato da Antonio Viscomi per una rifondazione morale ancor prima che politica di quel che resta del Pd calabrese.
E c’è il povero Ernesto Magorno, che detesta Marco Minniti, ha l’orticaria ogni volta che incontra Viscomi, subisce un travaso di bile quando incrocia Enzo Bruno e Iacucci ma si ritrova costretto a schierarsi nella compagine pro-Minniti in obbedienza al diktat di Matteo Renzi e, soprattutto, a quello di Luca Lotti.
Un colpaccio per lui e tuttavia vedrete che anche stavolta il buon Magorno riuscirà brillantemente a farla franca. Non lo hanno mai scoperto… anche perché – come ammoniva Oscar Wilde – solo se si dice la verità si è sicuri, prima o poi, di essere scoperti.

direttore@corrierecal.it





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