La nuova mappa del potere e i topi che scappano

di Paolo Pollichieni

Ricordate? Appena qualche settimana fa c’era chi, in maniera disinvolta, quanto irresponsabile, si dilettava a lanciare allerta meteo mischiandole con non meno farlocche allerta giudiziarie. Ha fallito miseramente su entrambi i fronti. Non che la bufera alla fine non sia arrivata davvero, ma ha colpito, devastato, ridotto in macerie proprio la casa dell’apprendista stregone, del magliaro del web, dell’impostore seriale.
Prima i fulmini di una indagine “domestica”, tesa a verificare le violazioni di legge messe in campo per garantirgli una rapida carriera. Poi la perquisizione per trovare riscontri alle circostanziate accuse di una disinvolta gestione del danaro pubblico. Infine la burrasca che spazza via le sovrastrutture dell’antimafia parolaia e disvela la nuova mappa del potere politico-massonico con annesse collusioni ’ndranghetistiche. E quando tutto questo accade, quando il dramma collettivo e quelli personali esplodono, ecco trionfare, affascinante, il silenzio del web.
Il problema a Palermo era il traffico. In Calabria, improvvisamente, il web lascia gli accidentati percorsi dell’etica e si concentra sulla… cometa di Natale.
Eravamo stati facili profeti: la calunnia percorre chilometri al giorno, la verità la raggiunge e ne fa scempio in una manciata di minuti.
Oggi scopriamo che gli alleati dei clan non stavano nella “vecchia burocrazia” ma nello stuolo di esperti, ricercatori, consulenti che sono stati immessi nella Cittadella regionale dalle orde barbariche di una classe politica mediocre e autoreferenziale.
E all’assordante silenzio del web si accompagna quello, non meno imbarazzato, della politica. Al di là di qualche generica dichiarazione per onor di firma, infatti, tace il Partito democratico: neanche l’infaticabile Puccio e il grafomane Magorno osano commentare alcunché nella sostanza. Tacciono gli alleati del Pd. Tacciono anche le opposizioni: qui la ruspa la Lega la usa per lavori di sbancamento lautamente pagati e non certo per spianare la ‘ndrangheta come ama dire Matteo Salvini.
In redazione, alla fine, arrivano solo poche righe firmate dalla giunta regionale, riunitasi per mettere insieme i cocci rimasti di una burocrazia falcidiata da arresti e interdizioni, di solidarietà al presidente e di ribadita fiducia nell’azione della magistratura. I consiglieri regionali? Quasi nessuno fiata. Il bilancio, gli adempimenti di fine anno? Paralisi totale. Un dibattito politico-istituzionale? Nessuno lo chiede e, soprattutto, nessuno lo vuole.
Così alla fine tutto resta nel recinto di una disperata, ed umanamente apprezzabile, autodifesa che Mario Oliverio affida prima ad una dichiarazione e poi ad un videomessaggio che consegna alla sola Rai.
Quando la nave affonda i topi scappano.

direttore@corrierecal.it





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