Se gli “onorevoli” formano i giornalisti

di Paolo Pollichieni

L’ultima cosa che vorrei fare è polemizzare con Peppe Soluri, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria e persona che nei miei riguardi è stata sempre accorta, disponibile e amica. Del resto alla sua elezione ho contribuito anche direttamente, attraverso il mio voto e non ho cambiato idea.
E infatti non lo farò, non trasformerò questa mia riflessione in una polemica ma la conterrò entro il limite di una “contestazione” che sarebbe fortemente ipocrita da parte mia comprimere.

Il fatto
Nei giorni scorsi a molti colleghi (non sono tra questi… e non me ne dolgo) è arrivata una mail, inviata dall’Ordine dei Giornalisti, a mezzo della quale si notifica che venerdì 25 gennaio avrà luogo un corso di aggiornamento professionale avente titolo: “Rapporti tra società civile, politica, mondo dell’informazione professioni legali”. È previsto duri tre ore e ai partecipanti, non più di cento gli ammessi, saranno riconosciuti crediti “3 più 2 deontologia”. I relatori vengono indicati nel «Dott. Nicola Durante – Presidente seconda sezione del Tar Calabria; Dott.ssa Teresa Chiodo – Presidente del Tribunale per i Minorenni di Catanzaro; Dott. Giuseppe Soluri – Presidente Ordine dei Giornalisti della Calabria; Prof. Avv. Giuseppe Iannello – Presidente Ordine degli Avvocati di Catanzaro; Prof. Avv. Manlio Caruso – Presidente della Fondazione Astrea; Prof. Avv. Paolo Falzea – docente di diritto c/o Università Magna Graecia e Direttore Scuola Notarile e di Magistratura della Fondazione Astrea; On. Arturo Bova – Presidente Commissione del Consiglio regionale contro la ‘ndrangheta».
Già qui, sollecitato da molti giovani colleghi, avevo accarezzato l’idea di dar spazio al mio dissenso. Non mi pareva e non mi pare che né io e né alcun mio, soprattutto, giovane collega possa ricevere lezioni di deontologia professionale dal consigliere regionale Arturo Bova (nell’occasione – pur capendo che un titolo in Italia è pari a una sigaretta: non si nega a nessuno – vorrei ricordare che una corretta comunicazione vuole si tolga il titolo di onorevole ai consiglieri regionali, non essendo la Calabria una Regione a statuto autonomo). Le ragioni stanno nelle diverse polemiche intercorse e anche in fatti concreti che non voglio qui ricordare ma che quanti hanno dimestichezza con le cronache giudiziarie ben conoscono. Di più, Arturo Bova è certamente presidente della Commissione antimafia della Regione Calabria, ma è anche uomo di parte alla vigilia di una difficile tornata elettorale. Di più ancora, tra i parlamentari in carica eletti in Calabria c’è anche un certo Nicola Morra che è presidente della Commissione bicamerale antimafia e una certa Wanda Ferro che ne è vicepresidente.
E tuttavia decisi di far vincere la mia pigrizia e rinunciare ad andarmi a cacciare in una nuova polemica. Neanche il tempo di farlo che ecco arrivarmi decine di segnalazioni da parte di colleghi che mi giravano una seconda mail di aggiornamento: i relatori sono lievitati. Non sono più sette, che per tre ore di seminario erano anche troppi, ma ben quindici. Aggiungo le new entry: «On. Agazio Loiero, già deputato, senatore e ministro (chissà perché hanno omesso di aggiungere la legislatura da Presidente della Regione Calabria, ndc); Dott.ssa Serenella Pesarin, Vice Presidente Fondazione Astrea, già direttore generale Ministero della Giustizia; Dott. Rocco Guglielmo, Notaio in Catanzaro; Prof. Avv. Andrea Lollo, docente Giustizia Costituzionale Università degli Studi “Magna Graecia” di Catanzaro; Avv. Luigi Bulotta – Consigliere scientifico Fondazione Astrea; Dott. Filippo Veltri, giornalista e saggista; Dott. Aldo Ferrara, presidente Confindustria Catanzaro; Dott. Daniele Rossi, presidente Camera di Commercio di Catanzaro».
In tutto quindici relatori, appunto, il che significa che ciascuno di loro avrà a disposizione 11 minuti per aggiornare i giornalisti e contribuire alla loro formazione professionale, ovviamente rinunciando a qualsiasi ipotesi di domande a chiarimento da parte dei corsisti ai relatori. Tutto questo al netto della caratura di diversi dei relatori, sulla quale non mi addentro per evitare altro lavoro ai nostri legali ma l’elenco dei nomi in una comunità piccola come la nostra, come dire, basta e avanza.
Non polemizzo ma contesto. Contesto a nome dei tanti giovani cronisti che vengono vilipesi e sfruttati quotidianamente ma conservano quella passionaccia che li spinge a cercare la Notizia e poi a cercare anche chi sia intenzionato a ospitarla. Contesto a nome dei tanti professionisti che quotidianamente lottano per imporre un minimo di deontologia in ambienti dove si amministra giustizia ma non si respira legalità. Contesto a nome di quei padri che debbono salutare la partenza dei propri figli vedendo usurpato dalla peggiore partitocrazia ogni spazio meritocratico. Contesto il piegarsi anche del “mio“ Ordine a logiche di campanile e a consuetudini di “passerella”.
Non so come è potuto accadere tutto questo ma so che tacere sta diventando una sempre più imperdonabile forma di connivenza. Abbaio alla luna? Può darsi… ma può anche darsi di no!

direttore@corrierecal.it







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