I dati “tossici” sulla giustizia e la Primavera da difendere

di Paolo Pollichieni

I fari erano accesi già da qualche settimana, in vista della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario nel distretto di Catanzaro. Troppa tensione, troppi interessi in gioco, troppe inchieste “imbarazzanti” per potere considerare chiusa la partita rispetto al duro e insistito attacco che da mesi la Procura generale guidata da Otello Lupacchini ha deciso di muovere contro il procuratore distrettuale antimafia Nicola Gratteri.
Il Consiglio superiore della magistratura, in gran fretta, aveva invece archiviato il tutto e con voti unanimi, ma Lupacchini ha impiegato meno di sette giorni per smentire nei fatti la sicumera dimostrata dall’organo di autogoverno della magistratura italiana. Lo ha fatto con una relazione che, a leggerla bene, sembra proprio essere sfuggita di mano allo stesso estensore. Intanto perché descrive come un attacco alla Carta costituzionale il fatto che un sottufficiale della Polizia penitenziaria, dopo essere stato per diversi lustri, per diretta ammissione del procuratore generale, sottratto ai suoi compiti d’istituto per fare da usciere in Procura, è stato richiamato al servizio attivo dal proprio corpo d’appartenenza. Sette righe di relazione, evidentemente, il caso del sottufficiale diversamente utilizzato, le meritava tutte.
Ha anche del macabro la relazione di Lupacchini, perché fa balenare, per carità sicuramente senza averne intenzione, che per lui i procuratori migliori, quelli che meritano una citazione o comunque un accenno, sono quelli morti. E infatti Gratteri, Curcio, Facciolla, Spagnuolo, Bruni sono i grandi assenti dalla relazione; l’unico citato è il compianto Bruno Giordano, procuratore prima a Paola e poi a Vibo, morto tra Natale e Capodanno. Ed anche qui una notizia particolare la si ricava dalla relazione: Lupacchini dopo un anno e mezzo di permanenza alla guida della Procura Generale di Catanzaro non ha avuto il tempo di incontrare tutti i capi delle Procure del distretto. Con qualcuno ha dimestichezza e lo vede spesso e volentieri, con qualche altro incontri sporadici a margine delle sedute di Commissione tributaria, altri ancora non li ha mai conosciuti evidentemente non ritenendo questo utile al suo lavoro. Nel caso di Bruno Giordano non potrà rimediare perché questi, nonostante il suo attaccamento alla vita ed alla toga, alla fine ha dovuto cedere alla malattia che da anni lo affliggeva.
Il resto della relazione è il concentrato di una demolitoria analisi dell’amministrazione della giustizia nel distretto di Catanzaro. Ma è anche una mirabile prova di capacità manipolatorie nella comunicazione e nell’analisi di dati che, proprio in quanto dati, dovrebbero essere al riparo di qualsivoglia speculazione o partigianeria. Così ecco concentrarsi la restante parte della relazione di Lupacchini sul triste primato che Catanzaro condivide con Roma e Napoli: il più alto numero di censure per ingiustificata detenzione e, di conseguenza, la più alta somma spesa in risarcimento dei danni ai cittadini ingiustamente detenuti. I dati sono genuini, quello che manca, come nei farmaci tossici, è il “bugiardino” necessario alla loro assunzione in maniera sconsiderata e pericolosa. Intanto si lascia passare l’idea che la libertà di un cittadino dipenda dalla Procura e non si fa alcun riferimento ai Tribunali che dalle Procure ricevono le richieste cautelari disponendo poi nel merito di tali richieste, ovvero decidendo sulla loro fondatezza in sede di Riesame.
Ma il passaggio più grave è il riferimento temporale: che cronologia hanno i dati? Quando sono giunte queste sanzioni per ingiusta detenzione e i conseguenti risarcimenti? Nel 2017 chiosa il procuratore generale Lupacchini. Ergo in piena “era Gratteri”.
La misura a quel punto è parsa colma anche ad una persona moderata, attenta e dalla robusta preparazione giuridica come il presidente della Corte d’Appello Introcaso, che ha dovuto “ricordare” al suo permaloso procuratore generale che nel 2017 sono arrivati i pronunciamenti e le sentenze che dichiaravano ingiuste decine di detenzioni, ma gli arresti “ingiusti” erano stati effettuati nel periodo 2010/2015. Insomma molto prima dell’“era Gratteri”, anzi, se proprio vogliamo essere pignoli, in piena “era De Magistris”, quando ancora i revisionisti di oggi erano colpevolisti inossidabili, affollavano piazze e teatri e nulla scrivevano su una insegnante elementare arrestata dalla Procura di Catanzaro per sfruttamento dell’immigrazione clandestina per avere assunto una domestica con il permesso di soggiorno scaduto.
A leggere le cronache, però anche in questa occasione Lupacchini ha finito col litigare da solo. Pare, infatti, che Nicola Gratteri abbia deciso di ispirarsi ad una celebre gag di Totò, incassando schiaffi senza reagire, limitandosi a rispondere: “E che so Pasquale io?”.
C’è una primavera a Catanzaro, difenderla val bene incassare qualche schiaffo e qualche insulto.
Ultima annotazione. Insieme ai cronisti, ai rappresentanti delle istituzioni e ai tanti rappresentanti le componenti del mondo giudiziario, ad assistere c’erano anche due inviati speciali. Volendo usare una metafora calcistica, diremmo che il Consiglio superiore della magistratura ha deciso di utilizzare il “Var”. Erano a Catanzaro, infatti, Fulvio Gigliotti, intervenuto a nome del Csm, e Massimo Forciniti, membro togato del Csm nella passata legislatura. Sarebbe interessante capire se al loro rientro a Palazzo dei Marescialli, dove ancora cercano la talpa dei verbali finiti nelle pagine de “Il Fatto quotidiano”, diranno che a Catanzaro la concordia regna sovrana.

direttore@corrierecal.it







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