Le (in)sperate fortune di Tallini e Magorno

di Paola Militano

Scampato il pericolo di elezioni anticipate, lo spettro delle imminenti regionali agita (e non poco) le pedine ” miracolate ” dello scacchiere governativo.
La tentazione è infatti quella di replicare e duplicare a livello locale lo schema tra dem e pentastellati, manco a dirlo, anche in Calabria.
A rompere il ghiaccio ci pensa il senatore Ernesto Magorno diventato da un minuto all’altro un intrepido filo pentastellato, deciso (almeno questa volta) a rivendicare il merito dell’alleanza giallo-rossa in salsa calabra.
Un impulsivo connubio da intendersi e da realizzarsi, anche quì, naturalmente solo per il bene dei calabresi.
Ma l’ex segretario dem sembra aver dimenticato troppo in fretta di avere già un altro primato al suo attivo: quello di aver atteso senza far nulla che, in casa Pd, le cose si sfasciassero da sole con la concreta possibilità (questa sì) di uno stato di empasse, almeno per il momento, irreversibile.
E di questo è consapevole un vecchio comunista come Mario Oliverio che sta giocando la partita più importante con il rischio, grosso e concreto, che possa essere l’ultima.
Del resto pessimisti o fiduciosi come Guccione, Bevacqua, Iacucci e Censore o vecchi militanti e politologi come Agazio Loiero e Rosario Olivo, pur vedendo il bicchiere mezzo vuoto, sanno bene che il presidente ancora in carica può contare su importanti rivoli come Sculco, Falcomatà, Aieta, Mirabello, Greco, Adamo&Bruno Bossio (per citarne solo alcuni).
Dal canto loro, invece, i pentastellati sono consapevoli che un’alleanza con i dem non farà di certo sognare il popolo calabrese e non gonfierà le urne di consensi.
Lo sa bene anche Mimmo Tallini che – sparando sulla crocerossa – rammenta a Magorno quanto sia difficile se non impossibile (in tutti i sensi) “riacquistare la verginità perduta”.
Già quello stesso Tallini che giocando d’anticipo sugli alleati e avversari del centro destra, candida come presidente in quota Forza Italia, il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto, forte dell’intesa (lo sostengono i forzisti in più occasioni) siglata da Berlusconi, Salvini e Meloni in vista degli appuntamenti elettorali nel calendario delle regionali 2019/2020.
Un cartello che unito vince alle regionali del 10 febbraio in Abruzzo, del 24 febbraio in Sardegna, del 25 marzo in Basilicata e del 26 maggio in Piemonte.
Un patto quello con Fi e Fdi che, oggi più di ieri, serve alla Lega (qualora i sondaggi esistenti venissero confermati) per vincere almeno nelle regioni dove si andrà al voto, considerato che Salvini con un colpo di testa ha conquistato il Papeete e perso il Governo.
Ma si sa che di questi tempi provare a disegnare un possibile scenario politico è esercizio assai difficile anche per Tallini che, al momento, veste i panni dell’attaccante sfiorato dalla fortuna e per Magorno che sarebbe meglio lasciare in panchina, tenuto conto delle partite giocate e perse.
E come se non bastasse continua la triste cronaca delle competizioni elettorali e politiche (in corso o imminenti) dove la tattica del momento prevale sulla strategia del futuro, i nomi sulla sostanza, gli schemi opportunistici e personali sui programmi.
Partite che continuano a vedere la Calabria terreno di un gioco che non appassiona. (paola.militano@corrierecal.it)





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