Il coraggio che serve per salvare la Calabria

di Paola Militano

Perché dovremmo crederci questa volta? Perché proprio in questo momento ci si accorge della Calabria paleolitica scollegata dal Paese, scivolata in fondo all’Europa, a corto di infrastrutture stradali e ferroviarie? Perché somministrare ora una «cura del ferro» nella zona più depressa d’Italia alle prese con una fuga inarrestabile? Perché la Calabria non dovrebbe sentirsi più minacciata dallo spettro della regionalizzazione, quell’«autonomia differenziata» ispirata da un eterogeneo fronte nordista che la vede come la zavorra del Paese? E poi, soprattutto, perché il presidente Conte dovrebbe essere diverso dal resto dei premier di turno, per impegni e promesse puntualmente disattesi, ultimo in ordine di tempo il masterplan di Renzi per il Sud?
Intendiamoci, nulla quaestio sulle nobili intenzioni manifestate a Gioia Tauro dal premier pugliese e dai due ministri siciliani (domiciliati altrove) se non fosse che ci hanno già provato in tanti (dai tempi di Cavour) e quando soprattutto i Governi non erano appesi a un filo.
Persino nella «cura» di Bossi c’è sempre stato «aiutiamoli a casa loro altrimenti straripano e vengono qui», ma Salvini mantiene al massimo la promessa di un selfie.
Il modo per far (ri)partire la Calabria c’è se si ha voglia davvero di farlo, l’hanno capito le altre regioni e città del Sud; Matera, un tempo «vergogna nazionale», oggi è il simbolo della cultura in Europa.
L’abbiamo capito anche noi (forse) perché nonostante il fiume di aiuti nazionali ed europei, la Calabria è terra di fuga, sprofondata nell’illegalità e compromessa dalla ’ndrangheta.
Perciò basta alibi. La Calabria deve dimostrarsi capace di riscattarsi dal torpore quasi rassegnato. È arrivato il momento di (ri)disegnare un’idea di Calabria, una visione d’insieme che consenta di intraprendere un percorso di sviluppo, autonomo e responsabile, in grado di valorizzare il suo sconfinato patrimonio fatto di parchi, coste, centri storici e beni culturali e vigilando che tutto avvenga nel rispetto delle regole, dei tempi e della trasparenza.
E non c’è sfida più affascinante, presidente Santelli, di riuscire dove i suoi predecessori hanno miseramente fallito trincerandosi dietro le solite litanie emergenziali ereditate dal passato o dando la colpa ai “burocrati”, nemici senza un volto, e alla ‘ndrangheta.
Per non sbagliare le basterà alzare l’asticella delle prestazioni (e non quella delle aspettative), nominare una squadra di governo motivata, capace e competente (e non occupare caselle) e un progetto politico coraggioso che ci restituisca un un po’ di dignità. E non dimentichi: chi ben comincia è a metà dell’opera.

paola.militano@corrierecal.it







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