Muccino, i calabresi “spremuti” come agrumi e le (vere) emergenze

di Paola Militano

Percezioni e fatti. A noi per ora la Calabria sembra solo un luogo di transito per registi, giornalisti e consulenti alla ricerca di un bene da promuovere a tutti i costi e per un management che dovrebbe mettere in circolazione competenze, valori e principi etici dentro e fuori la Cittadella, in attesa che non si avveri in autunno la profezia “nera” di un possibile ritorno del Covid.
Sono le decisioni assunte, in sei mesi, dal Governatore della Calabria senza consultare gli alleati (lamentano i diretti interessati), impartite solo con ordini perentori allo scopo di rendere, in fretta, questa regione un posto migliore con l’aiuto di Muccino che, per i soliti delatori, ultimamente cinguetta messaggi pieni di errori di ortografia e di grammatica latina contro Salvini.
A farne le spese anche i burocrati più onnipotenti, sostituiti in un battibaleno da oligarchi passeggeri, resi innocui, docili e mansueti dalla precarietà temporale, da lauti compensi e dalle prospettive future. Archiviate definitivamente ’nduja e cipolle rosse di Tropea ora si punta tutto sulle clementine, sul bergamotto, sul cedro e sui limoni di Rocca Imperiale, che non vuol dire necessariamente “siamo alla frutta” anche se per decenni anni ci hanno spremuto come limoni, fino all’ultima goccia.
Tutto questo accade con buona pace dell’opposizione, estinta (o quasi), ufficialmente alle prese con problemi di programmi, di identità politica, di sradicamento sociale e di leadership ma in verità, per rimanere in tema di agrumi, priva di elementi di “spicchio” dopo aver mangiato e fatto mangiare ai calabresi tanta frutta secca.
Fatte salve (e lo dico sul serio) le buone intenzioni e le decisioni assunte finora, costate care in tutti i sensi, vorremmo essere certi che il governatore da domani userà lo stesso piglio e le sue importanti relazioni romane anche per dare contributi reali e risposte concrete alle emergenze del territorio: sommerso da tonnellate di rifiuti (magari senza scavare altre dannose e inutili buche), impreparato come ieri a sopportare l’urto di una seconda ondata pandemica perché inadeguato persino negli interventi di routine ospedaliera a fronte di una popolazione di anziani, vittima di uno spopolamento che desertifica intere aree, piegato dalla disoccupazione e infettato da una criminalità sempre più pervasiva.
Una regione – a parziale completamento di un lungo quanto inevitabile cahiers de doléances – anche difficilmente percorribile e con territori divisi e in contrasto, in una guerra tra poveri.
Non è una provocazione. Chiami a raccolta tutte le menti eccelse calabresi sparse in Italia e all’estero e chieda loro di spendersi per la terra che sono stati costretti ad abbandonare. Vedrà, saranno lusingati di contribuire a un progetto serio di rilancio e senza pretendere alcun cachet.

paola.militano@corrierecal.it





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