Davvero meritiamo tutto questo?

di Paola Militano

I Giudizi. Non esistono dubbi sulla cruda realtà: la Calabria è solo la punta dello stivale dove abita il “basso popolo” povero, colonizzato, assistito, e per questo «ha la classe politica che si merita» secondo il filosofo genovese e senatore grillino Nicola Morra, eletto in Calabria, che si crede un duro e un puro, ma non lo è.
Secondo il Vangelo di Matteo Salvini invece «quando c’è da fare pulizia ben venga chi lo fa». Sante parole se non fosse che sono serviti anche i voti della Lega per l’elezione a presidente del Consiglio di Domenico Tallini, finito ai domiciliari nell’operazione “Farmabusiness”.
Gli fa eco a stretto giro, il suo discepolo Nino Spirlì che, a dir poco seccato per l’inconveniente, commenta l’accaduto con un laconico «Tallini e io ci siamo sopportati per tutto questo tempo» e lo fa in una delle tante apparizioni televisive (il suo passatempo preferito mentre gioca a fare il presidente ff, sic!) in diretta con tutto il Paese.
E c’è chi, come Sergio Abramo, – sotto Palazzo Chigi e durante il sit in di protesta dei sindaci calabresi per rivendicare il diritto ad una sanità normale – si considera «molto distante da questo tipo di comportamenti» riferito sempre alle pericolose frequentazioni di Domenico Tallini che però ha contribuito a eleggerlo, per ben quattro volte, a sindaco del capoluogo e, ultimamente, a mantenerlo in sella.
E infine «la ‘ndrangheta, piaccia o no, è l’unico organismo sociale efficiente, benché fuori legge, che va in soccorso di una popolazione da secoli allo sbando» sentenzia il solito razzista Vittorio Feltri (dimessosi dall’ordine prima di essere radiato).
Ma Feltri non è l’unico italiano a pensarla così, ce ne sono tanti, lontani dall’amare ogni lineamento e ogni ruga di questa terra, etichettata dalle sintesi frettolose della cronaca, beffata dai suoi stessi politici, esposta ora al serio rischio di cadere nelle mani di ipocriti cialtroni che sanno di predicare ad un popolo preda della pandemia (in tutti i sensi).
Le scuse. Davvero Conte ed il suo Governo pensano di cavarsela con un semplice «mi dispiace per i calabresi che meritano una risposta dopo anni di malasanità» detto dopo aver affidato la salute dei calabresi alla divina provvidenza?
La Calabria non ha bisogno di commiserazione, ma di azzerare il debito provocato dai commissari, di risarcire le perdite delle imprese, di restituire dignità ai calabresi, colmando un divario economico e sociale che ora rischia di diventare un abisso.
Questa è, ed è sempre stata, terra di conquista, di predatori, di prenditori, vittima di un sistema che non ha creato ma subìto con politici nati qui, è vero, ma utili idioti sull’altare del potere romano.
Questa è, ed è sempre stata, punta di uno stivale lasciata nel fango per sostenere chi da lassù oggi la giudica con sufficienza e superficialità.
La risposta è no, non lo merita!

paola.militano@corrierecal.it





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