«Elogio della mezza calzetta»

di Antonella Grippo

Il fesso che è in ognuno di noi non disperi. Non tema figure di merda. C’è l’eventualità di altri ancora più fessi. Li stani facilmente: sono alla guida del Paese, in Parlamento, nei Consigli e nei Governi regionali. Cosicché, il fesso che è in noi possa, insperatamente, attizzarsi e credersi Otto von Bismark, anche se non capisce una mazza di realpolitik. Si tratta, in realtà, di una sorta di Fenomenologia di Mike Bongiorno spinta all’eccesso. Oltre l’everyman, al confine con la mezzapippa, che si è fatta, in questo nostro tempo lieve, Categoria dello Spirito. Imprescindibile. Del resto, la Politica è ormai altro da sé, fuori di sé: non ha luogo e non accade ovunque stazioni il Pensiero. E se rivendichi i tuoi “tre mesi di militare a Cuneo” (Totò dixit), o, in subordine, il diploma all’Alberghiero di Mongrassano, ti guardano con sospetto, manco fossi un sofisticato intellettuale. Tipo Michel Foucault, per intenderci. Se poi ti fai scappare, in un fiotto di innocente sincerità, che hai sentito parlare – per caso – della Svolta della Bolognina o di quella di Fiuggi, ti prendono a calci in culo per eccesso di curriculum. Meglio non rischiare. Del resto, il potere della Conoscenza e del Sapere è altamente corruttivo! Altro che mazzette e pizzo!  Non solo: in politica è da considerarsi altamente ostativa la benché minima attitudine a raccordare due concetti, ove mai si dessero. Qualità, questa, davvero inutile. Del resto, Carmelo Bene amava dire: «Al cretino è concessa la grazia divina dello stupore, come trip mistico». Tradotto: consiglieri, assessori o deputati, con annesso vitalizio, hanno facoltà di apparire alla Madonna. Sempre che siano automuniti e militesenti. E rigorosamente sguarniti di liceo classico.
Dopo di che, nel Palazzo, si procede per gerarchie. Funziona più o meno così: in pole position, gli ammanigliati senza il più pallido indizio di talento; seguono i campioni con pallidissima traccia di presunto talento. A seguire, quelli con meno della metà di una borraccia di talento. Ai titolari di un qualche talentuccio non resta che mimetizzarsi tra gli anfratti della classifica, in clandestinità. Per non essere riconosciuti e sputtanati. Se sei bravo e ti sgamano, sono cazzi amari! Ti becchi il pubblico ludibrio e la lettura dell’Opera Omnia di Rosanna Fratello, senza il conforto del rito abbreviato. A meno che tu non dimostri di saper firmare solo e soltanto con apposita croce prescolare, unico dato probante della tua immunità a perverse infiltrazioni alfabetico-criminali.
La mezzacalzetta d’ordinanza, a questo punto, volge al declino. Diventa un quarto di calzetta. E, progressivamente, meno di un quarto. Si assottiglia. Trascende il suo stesso corpo. Tramuta in paradisiaca, sublime dissolvenza. Migra oltre la materia. Per noi altri del Paese Reale il gioco si fa duro. Tendere alla volta celeste non è semplicissimo. Che tu sia fuochista, ferroviere, uomo di fatica, affine o sarta di lungo corso. C’è da fare i conti con distanze stellari. Ci tocca rinnegare Platone, Flaubert, Proust, Seneca, Jaspers, Marx e Parmenide. C’è da abiurare pure Carmelo Zappulla, insigne pensatore neomelodico della cintura vesuviana, reo di recidiva intellettualità. Non bisogna destare allarme. D’altronde, Dio smise di essere ateo quando nacque Gianni Nazzaro. Ho detto Gianni Nazzaro, non Ciccio Cannizzaro. Amen.





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