#IONONLIHOMAIPRESI | La politica c’è. Santelli, invece, si smarca

Dialogo frizzante sull’esito della campagna del “Corriere della Calabria” tra Antonella Grippo e Ugo Floro

io non li ho mai presi

di Ugo Floro
Diavola di una Antonella Grippo, non le bastava forare dalle pagine del Corriere della Calabria, con la frequenza di una goccia cinese, distillata però in agro saprese, quintali di armature ipocrite indossate dai corpi mediatici macilenti di capataz e aspiranti Marie Antoniette della politicaglia in house.
Non era paga di aver indagato con baldanza, e ferocia aristofanea, la commedia della vita pubblica bruzia scavandola fin nelle viscere per scovarvi quel prelibato tartufo della tamarraggine che il nostro poteruncolo grattuggia abbondantemente sui suoi scomunicati stampa nonché sulle sue “dottissime” opinioni (senti quelle sul Covid..) rese nei salotti del talk nazionale.
Non ha trovato requie manco dal furto (con scassamento, da pronunciare rigorosamente in napoletano verace) della macchina fotografica che David Hemmings usò nell’impareggiabile Blow up di Antonioni per immortalare da scomode angolazioni il merito della frequentazione salottiera, che alle nostre latitudini è l’unica cosa che conta se vuoi fare carriera.
Roba, al cospetto della quale, i famosi nani di Rino Formica diventano ciclopi e le ballerine della suburra novelle Nurejev, altro che le tarantelle post voto.
Mò la Grippo s’è messa in testa di rompere le nespole a destra e a manca invitando i membri del ceto degli eletti e dei nominati a rendere pubblica assicurazione sul fatto che non abbiano preso i voti dalla ndrangheta.

Antone’, ma come ti è venuta in mente sta cosa?
«La mia provocazione o il mio sberleffo, se vuoi, è un esercizio prettamente semantico: avevo la sana intenzione di oltraggiare la comunicazione di certa politicanza, la quale è avvezza a propinarci solo pistolotti inutili e generici contro la ‘ndrangheta, tipo le targhettine da mettere negli uffici pubblici con su scritto “qui la mafia non entra”. #Iononlihopresi, invece, è un hashtag secco, immediato, che non lascia scampo alla retorica dei campioni dell’equilibrismo. Chi ha colto lo spirito dell’iniziativa ha aderito con convinzione, a chi invece ha fatto finta di non capire, o non ha proprio compreso, rispondo con una strofa di Pino Daniele “si capisci va buonu e si no t futt”.

Se si esclude qualcuno, non è arrivato alcun video dal centrodestra regionale. Avvilente questo dato, tu come lo interpreti?
«Intanto è doveroso evidenziare che le adesioni sono state diverse e trasversali; dal Pd al MoVimento 5 a Stelle, a Liberi e Uguali passando per i contributi dei parlamentari Ferro, Tripodi e Furgiuele rispettivamente di Fdi, Fi e Lega (leggi il pezzo riepilogativo). Dicevi bene sul carattere avvilente delle defezioni provenienti dalla pletora dei consiglieri di maggioranza. Io, nel merito, ho una idea e la esterno senza difficoltà alcuna: quanti hanno realizzato il video credo siano liberi e non abbiano cambiali da pagare, lo hanno fatto in nome e per conto della propria coscienza, senza calcoli politici, d’altro canto dire #iononlihopresi è un atto vincolante e netto. Non vorrei che qualcuno dei non ‘pervenuti’ del centrodestra di palazzo Campanella avesse (metaforicamente) subito scudisciate sul culetto da autorevoli frustini o, peggio, pedate sulla medesima parte anatomica ad opera di stivaletti dal tacco alto e acuminato in uso nei contesti sadomaso».

Adesso che si stanno tirando le somme sugli esiti della campagna #iononlihomaipresi, vedrai che qualcuno giustificherà la propria mancata dichiarazione adducendo cazzate come la lontananza dall’antimafia delle parole, qualche altro ti darà sicuramente della giacobina e via discorrendo.
Senti anche tu puzza di scuse ipocrite?

«Altroché se lo sento il lezzo tipico dell’ipocrisia. E, comunque, con la sottoscritta l’accusa di giacobinismo non reggerebbe, dal momento che anche i sassi dei lidi di Condofuri sanno che non sono mai stata una tricoteuse che trae godimento estatico davanti ai patiboli giudiziari. Basterebbe conoscere un po’ della mia storia o, in subordine, aver letto il mio ultimo editoriale sul Corriere della Calabria (qui il link) sui pregiudizi granitici che nutro nei confronti di certa magistratura, per sgomberare il terreno da qualsivoglia equivoco. Ciò detto, è per me gioco facile ribaltare la questione. L’hashtag #iononlihomaipresi non è il riflesso di una sensibilità giustizialista, bensì , al contrario, uno spazio di emancipazione della parola dalla paccottiglia antimafiottarda e dal paraculismo istituzionale. Insomma, trattasi di spazio libero per chi vuole testimoniare attraverso un semplice video , con il proprio verbo, il proprio volto e la propria capacità di sintesi l’estraneità alle pratiche di drenaggio del voto mafioso».

Anto, mi assale il sospetto che tu abbia premeditato il trappolone.
«Sai, non è che io sia propriamente un’allocca. Sapevo che l’iniziativa sarebbe stata totalmente disattesa da quanti guardano con sospetto alla comunicazione politica secca, sacrilega, nemica giurata della supercazzola . Diciamoci la verità: la politicanza che fa le acrobazie lessicali, spesso anche sgrammaticate, tanto per non dire una cippa, si è tenuta lontana da questa occasione. E poi c’è un’altra verità: la politica è bugiarda, ma neanche i giornalisti sono innocenti. Io stessa non sono certo immune dal peccato di aver ordito questa deliziosa imboscata, nella consapevolezza che essa avrebbe fatto registrare fragorose e imbarazzanti assenze».

Senti, quanto ti sorprende la defezione della Lega calabrese, fatta salva la adesione del deputato Domenico Furgiuele?
«Me la aspettavo a tal punto che il trappolone era stato premeditato anche per loro. Non v’è dubbio che la Lega calabra, intesa come partito, si sia ridotta ormai al rango di dama di compagnia della Santelli. Il Carroccio, che fa sempre più rima con cartoccio, a giudicare dalla sua progressiva e inesorabile cottura al fuoco lento di Jole, mi ricorda quella comunità di servette che stringevano i corpetti ad Anna Bolena nella Inghilterra di Enrico VIII per assottigliarle il girovita. Quella Lega che doveva bonificare le paludi della politica calabrese, e che doveva essere l’avanguardia della catarsi dei pubblici costumi alla Cittadella, si è clamorosamente ammosciata: non ha un disegno politico, è totalmente subalterna e ha smarrito in Calabria, più che altrove, la sua cifra primordiale. D’altro canto non poteva essere diversamente se scegli di toglierti l’elmo vichinghesco per indossare la cuffietta della colf della Presidente con il solo giovedì di giorno libero. Lo avevo previsto, e credo di non essere stata l’unica».

Neanche la Presidente della giunta ha risposto al tuo invito…
«E non mi soprende neanche questo. Vedi, se lei avesse ripetuto in una clip​ l’hashtag #iononlihomaipresi, avrebbe detto una puttanata. Attenzione, non perché sia sospettabile di aver intercettato suffragi inquinati, per carità, ma per il semplice fatto che lei direttamente, personalmente, voti non ne ha presi quasi mai, sia che fossero di opinione, di malandrini, di fervore ideologico o dei proseliti dei Santo California. Infatti, se escludiamo la clamorosa elezione del 2001, quando risultò vincente nel corpo a corpo elettorale con Mario Pirillo, in tutte le altre consultazioni Santelli è stata nominata o nella “camera iperbarica” del listino o in postazione protetta nelle varie liste elettorali. Jole, il voto vero, guadagnato, personale non sa cosa sia; lei sta al consenso sudato sul territorio come Michele Zarrillo sta a Mick Jagger. Prova ne sia il dato che alle ultime regionali il lavoro “sporco” e duro lo han fatto altri in sua vece. È lecito domandarsi se tra gli elettori dei suoi candidati si possa annoverare almeno uno, dico uno, sospettato di furto di autoradio? Amen».





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