L’ossessione delle Stumpo

di Pietro Bellantoni

Ormai sono diffidente, sapete. Vedo il marcio dappertutto, anche quando non c’è. Fare il giornalista (farlo in Calabria) mi ha reso un uomo peggiore: non riesco più a credere alla buona fede delle persone. Mi succede soprattutto quando si tratta di cose della politica. Ascolto le interviste, prendo nota delle dichiarazioni d’intenti, analizzo le finalità degli enunciati; e poi mi ritrovo sempre a domandarmi: ma questo tal dei tali, quale scopo recondito vuol raggiungere, al di là di quello immediatamente intelligibile? Cerco sempre, insomma, un sottotesto non esplicito, una teleologia criptica, un qualche oscuro interesse personale o di parte.
Che brutta persona sono diventato.
Ultimamente, la mia inclinazione alla dietrologia mi porta sempre più spesso a storcere il naso ogniqualvolta sento parlare di doppia preferenza di genere. (Spiegazione rapida per chi non sa cosa diavolo sia: con questa legge, l’elettore può mettere due “x” sulla scheda elettorale, una per un uomo e una per una donna).
Concordo: in un sistema politico come quello calabrese, dominato da un clientelismo coniugato quasi esclusivamente al maschile, introdurre la doppia preferenza potrebbe essere l’unica soluzione per una congrua affermazione elettorale delle donne in consiglio regionale, la cui presenza fino a ora è stata eccezionale e non ordinaria. Nella scorsa legislatura, in consiglio regionale, non figurava nessuna eletta; in quella attuale solo una (Flora Sculco). È evidente, allora, che il sistema così non funziona.
Ci sono orientamenti normativi italiani ed europei che sollecitano l’introduzione della doppia preferenza, ma per il momento il Consiglio calabrese non ci sente: i maschietti, che temono di veder restringersi ancor di più i loro già esigui spazi (in questa legislatura si è passati da 50 a 30 consiglieri), fanno melina, gigioneggiano, tentano di destreggiarsi goffamente nel tentativo di affrontare le prossime Regionali con una legge elettorale senza “quote rosa”.
Provano a salvarsi il posto, e magari c’è pure da capirli: quasi tutti vivono di politica-politicante, e c’hanno pure una famiglia (ancora, i miei retropensieri).
Il punto è che, nel bel mezzo di questa non-manovra di chiaro stampo conservatore, ha fatto irruzione una torma di attiviste-femministe che non perde giorno per denunciare l’inerzia della politica rispetto alla richiesta di introdurre la nuova norma per la parità di genere.
Tutto legittimo, per carità, tutto giustissimo.
Ma i miei sospetti aumentano ora dopo ora (perdonatemi), si ammonticchiano fino a costringermi a fare uscite sconsiderate (proprio come quella che state leggendo).
I miei dubbi diventano davvero incontenibili ogni volta che mi capita di imbattermi nelle, ormai quotidiane, prese di posizione della “consigliera regionale di parità”, tale Tonia Stumpo, sorella del deputato di Leu Nico, nominata, mi pare, ormai diversi anni fa, dalla giunta Oliverio.
Se vado indietro con la memoria, non ricordo alcuna iniziativa organizzata dalla consigliera di parità, nessun evento o battaglia politica degna di menzione. È, sicuramente, una mia grave mancanza, la stanchezza, la distrazione…
Oggi, però, mi ritrovo le sue parole continuamente sotto il naso; e sarebbe anche un bene, in questa Calabria in cui le donne hanno sempre più difficoltà a farsi avanti e a ottenere riconoscimenti personali e professionali che, tendenzialmente, vengono attribuiti esclusivamente agli uomini.
Il guaio è che oggi Stumpo e tutte le altre attiviste-femministe sono diventate monotematiche, quasi monomaniache: doppia preferenza o morte!, per farla breve.
Non parlano d’altro, come se la parità di genere dovesse affermarsi solo nella rappresentanza politica e non ci fossero gli stessi problemi anche nel mondo del lavoro, nel campo dei diritti, riguardo al sistema meritocratico.
Ed ecco che io, da malfidato quale sono, mi ritrovo sempre a farmi questa domanda: ma le varie stumpo, quelle che non perdono occasione per declamare la poesia dell’equilibrio di genere nelle istituzioni, non vorranno mica candidarsi in prima persona? Non sarà – mi chiedo con insopportabile malizia – che le varie stumpo, oggi in trincea per un ideale, potremo trovarcele, domani, in una lista per un obiettivo personale?
No, perché, se così è – concludo tra me e me –, la questione assume ben altri contorni, contorni poco romantici all’interno dei quali non ci sarebbe spazio per la bellezza degli ideali.
E allora mi dico che forse sarebbe un bene se l’azione meritoria delle varie stumpo calabresi fosse corredata da una dichiarazione firmata anzitempo: «Mi impegno a non candidarmi in prima persona alle prossime elezioni regionali». Quanto meno, si otterrebbe il risultato di placare la mia ormai insopportabile diffidenza.





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