Ma quali cervelli in fuga, è una corsa per non essere lumache

I cinesi sono noti per le “mire espansionistiche” di mercato e per l’export selvaggio, meno, per la propensione culturale. Luoghi comuni, se è vero che proprio un’Università cinese, la Wuhan…

I cinesi sono noti per le “mire espansionistiche” di mercato e per l’export selvaggio, meno, per la propensione culturale. Luoghi comuni, se è vero che proprio un’Università cinese, la Wuhan University of Technology, ha pensato di conferire un importantissimo riconoscimento (riservato agli esperti di «chiara fama») a Giancarlo Fortino, professore di Sistemi di elaborazione delle informazioni nel Dimes dell’Unical. Non che in Italia il docente calabrese fosse un emerito sconosciuto, anzi. È stata però la Cina a tributargli quello che – finora – rappresenta il coronamento dell’attività fin qui svolta. Non si tratta di un merito di un Paese fino a qualche tempo fa considerato chiuso e oggi aperto a un’idea di crescita che, evidentemente, non passa solo dall’economia, ma di un demerito tutto nostrano.
Cambiamo scenario e proiettiamoci nell’austera Germania. Anche i geni calabresi qui fanno gola, e di certo interessano menti come quelle di Andrea Calabrò, 33enne cui la nostra regione ha dato di più dal punto di vista del cognome. laureato in tempi record in Economia all’Università di Tor Vergata, titolare di un master di secondo livello e vincitore di numerose borse di studio, qui non ha trovato meglio di un posto di ricercatore con un assegno di 1.500 euro per fare ricerca. Una paga che, viste le poche prospettive e la preparazione, gli stava evidentemente stretta. Aveva ragione perché, proiettatosi verso altri lidi, oggi è tra i più giovani professori della Germania e titolare di una cattedra in Family business. Per lui lavora un team di sette persone, tra questi due italiani che – incurante di quanto poco gli ha offerto il suo Paese – ha appena assunto.
Ai confini, in Francia, e precisamente in una regione certamente non nota ai più come la Picardia, il cosentino Enrico Natalizio mette a frutto le sue conoscente ingegneristiche per fronteggiare le alluvioni con un sistema di droni, software e app, come ha recentemente riportato il giornale online “Che futuro!”. Un problema che la Calabria conosce bene, e che “risolve” con rattoppi, speranze e preghiere, mentre una mente di prestigio tutta calabrese avvia un monitoraggio mirato e applica soluzioni avanzate…in Picardia.
E allora? Allora è vero che nessuno è profeta in patria, ma se si pensa di trattenere le menti più brillanti a suon di contratti precari e di borse di studio di cui si intravede già il fondo, si rischia di sopravvalutare – lo fanno enti, Università e aziende – la propria capacità di attrarre e trattenere, oltre che le proprie possibilità. Queste ultime i migliori le conoscono bene, e non lesinano di metterle in pratica altrove (lontano dalla Calabria e dall’Italia), dove sono trattati con rispetto sul piano professionale. I calabresi all’estero, ormai, sono questi: la valigia di cartone ormai è bella che riposta, e al suo posto c’è una ventiquattrore: si apre, e si scoprono un mondo di possibilità per sé e per una terra che non è propria, ma che volentieri si fa crescere per le possibilità che offre. In Calabria, quella regione in cui si è sempre occupati a pensare ad altro rispetto alla vera crescita, si arrangino.

 

z.bartucca@corrierecal.it

 





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