Dalla Calabria un (altro) no alla “secessione dei ricchi”

Il vicepresidente della giunta regionale Russo: «Il Sud va considerato area centrale. SIamo pronti all’applicazione della Costituzione sul fondo perequativo»

CATANZARO «La via dell’autonomia è possibile solo se questo non significhi secessione dei ricchi. Ritengo che l’autonomia sia un passo in avanti per il nostro Paese, ma se questo significa ristrutturare il debito, ristrutturare la finanza del Paese, il ragionamento è viziato sin dall’inizio». Lo ha detto il vicepresidente della Regione Calabria Francesco Russo, secondo quanto riporta un comunicato dell’ufficio stampa della giunta, secondo cui «in merito al ruolo dell’autonomia, occorre rivedere il rapporto tra Stato e Regioni, partendo dai temi relativi sia alla programmazione finanziaria e sia alla gestione della spesa corrente».
«A tal proposito Russo – è detto ancora nel comunicato – ha citato ad esempio il tema delle risorse comunitarie la programmazione e la gestione dei fondi Por e Pon: “Sui fondi europei, la Regione Calabria ha superato gli obiettivi di spesa, al 31 dicembre 2018, arrivando al 116% delle risorse programmate per il Por 14-20 mentre rispetto alle risorse Pon 14-20, lo Stato (Ministero delle Infrastrutture) non ha speso nemmeno 1 euro dei circa 150 milioni di fondi europei che dovrebbero andare all’Area logistica integrata di Gioia Tauro».
«Certamente molte responsabilità storiche ricadono sulle classi dirigenti meridionali e calabresi ma oggi – ha sostento ancora il vicepresidente Russo – la Calabria è pronta alla sfida dell’autonomia applicando l’art. 119 della Costituzione relativo al fondo perequativo, mai completamente applicato. Su questa base l’autonomia può essere verificata con premialità e con penalità, puntando all’efficienza e alla qualità. Il Sud del Paese, che è al centro del Mediterraneo, non deve più essere considerato come la frontiera meridionale dell’Europa ma per quello che è: area centrale e sempre più di riferimento dei commerci mondiali». 
«Il vicepresidente Russo – è detto ancora nel comunicato – ha preso parte ad un confronto pubblico, a Napoli, sul tema “La precaria unità: autonomie differenziate e coesione nazionale”, organizzato dalla Fondazione Banco di Napoli a cui hanno partecipato i governatori meridionali. Al centro della riflessione, il tema della riforma delle autonomie, un dibattito sul rischio che aumenti la disuguaglianza tra le regioni del Nord e quelle del Sud, a discapito della coesione territoriale. Il confronto ha avuto inizio con l’introduzione della presidente della Fondazione Rossella Paliotto, alla quale sono seguiti gli interventi dei docenti universitari: Gianfranco Viesti, ordinario di Economia Applicata presso l’Università di Bari; Massimo Villone, docente emerito di Diritto Costituzionale presso la Federico II di Napoli; Nicola Occhiocupo, docente emerito di Diritto Costituzionale all’Università di Parma. Successivamente si è svolta la sessione istituzionale, cui hanno preso parte: il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio; la presidente della Basilicata Flavia Franconi; il vicepresidente della Calabria Francesco Russo; il presidente della Regione Molise Donato Toma; il presidente della Puglia Michele Emiliano (in collegamento) e il presidente della Campania Vincenzo De Luca».
«Per specificare da un altro punto di vista il tema dell’autonomia differenziata – riporta ancora la nota – il vicepresidente Russo ha posto come esempio il consumo dell’energia elettrica: posto 100 il consumo di energia elettrica in Calabria, 80 è la quantità prodotta sempre in Calabria da fonti rinnovabili mentre la produzione complessiva della Calabria è pari a 250. Per cui 150 va all’export regionale, senza produrre alcun vantaggio diretto per i cittadini calabresi. Relativamente al tema della spesa nel rapporto Stato-Regioni, facendo un altro esempio, è poco chiaro come mai, nonostante lo studio di fattibilità per l’Alta velocità Salerno – Reggio Calabria sia stato finanziato con fondi Fsc e nonostante siano stati già nominati i tre rappresentanti istituzionali (due dello Stato, Presidenza Consiglio e Ministero Infrastrutture, ed uno della Regione), non è stato mai convocato il tavolo per sviluppare lo studio».







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