«Sacko ucciso da mano armata dalla propaganda razzista»

di Pino Scarpelli*

Sacko Soumaila veniva dal Mali, dove ha lasciato orfana una bimba di cinque anni, e viveva nella tendopoli di San Ferdinando. Si guadagnava da vivere facendo il bracciante nelle campagne calabresi e si impegnava anche come attivista nel sindacato Usb. Come tanti che vengono qui, così come hanno fatto i nostri nonni ed i nostri genitori quando sono dovuti emigrare, aveva la speranza di una vita migliore, ma si è ritrovato in un ghetto insieme a tanti, privati dei diritti di lavoratori e di esseri umani.
Ai familiari e agli amici di Sacko Soumayla esprimo il cordoglio mio e del Partito della Rifondazione Comunista della Calabria, ai fratelli migranti ribadiamo la nostra solidarietà e vicinanza. Noi stiamo dalla loro parte e dalla parte di tutti gli sfruttati, sempre, senza se e senza ma.
Quello che rileviamo è il fatto che Sacko Soumaila è stato ucciso poco dopo che Matteo Salvini, appena insediatosi al Ministero dell’Interno, rispolverava i toni della propaganda razzista tipica del suo agire politico. «È finita la pacchia», dichiarava il neoministro ignorando, volutamente e in malafede, le condizioni in cui tanti migranti, per la gran parte in possesso di un regolare permesso, vivono nel territorio italiano e, particolarmente, in non luoghi come la tendopoli della Piana.
Non abbiamo visto in Calabria nessuna corsa alla solidarietà, al cordoglio, al “puniamo i colpevoli”, ai comunicati cui pure si è tanto solleciti in svariate occasioni, soprattutto dei deputati e senatori calabresi del Movimento 5 Stelle. La morte di un giovane di 29 anni, un lavoratore ucciso solo perché stava prendendo delle lamiere per un fratello africano in una fabbrica abbandonata, da utilizzare per coprire le baracche in cui sono costretti a vivere, non interessa affatto ai rappresentanti del popolo calabrese che in Parlamento sostengono il nuovo governo.
È evidente che a seguito del quadro politico mutato, con la presa del potere di chi ha fatto largo uso di una reiterata campagna razzista e securitaria, qualcuno potesse sentirsi autorizzato a sparare impunemente, specialmente contro tre ragazzi migranti. Una mano di fatto armata dalla propaganda!
Invitiamo i parlamentari dei 5 stelle a recarsi subito, prima che lo faccia il Presidente della Camera, alla tendopoli di San Ferdinando dove, nonostante gli interventi propagandistici dei governi precedenti, si continua a sopravvivere in assenza di condizioni dignitose. Potrebbero prendere atto della gravità del problema e consigliare ai colleghi leghisti di evitare proclami insensati e pericolosi, che infiammano il clima d’odio e danno il via ad una spirale di violenza che può rendere invivibile il Paese.
Per intanto, ci aspettiamo che presto il Governo e Salvini facciano chiarezza sui pesanti sospetti, emersi con evidenza su importanti organi di stampa nazionali, sul voto inquinato della Lega in Calabria. Da tempo, durante e dopo la campagna elettorale avevamo segnalato, inascoltati, questo gravissimo problema. Dicevamo pubblicamente, i soli a farlo: «La Lega Nord rappresenta un’enorme operazione di riciclaggio del peggio della classe politica meridionale, che in questi anni ha usato la spesa pubblica a fini privatistici e che usa i migranti come arma di distrazione di massa per nascondere gli affari e gli impresentabili».

*Segretario regionale Prc Calabria





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