«Il commissariamento della sanità non viene da Marte»

di Filippo Maria Larussa*

Constato che importanti esponenti dei due tradizionali schieramenti politici regionali criticano aspramente, con diverse argomenti, la nomina di commissario e sub per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario calabrese: una stroncatura bipartisan, non comune dalle nostre parti. Da medico ospedaliero e dirigente sindacale, affermo, dopo oltre 30 anni di attività, quasi tutta svolta, per precisa scelta personale, in Calabria, che il commissariamento non venga da Marte, ma da oltre 20 anni di incapace gestione e lacunosa programmazione di un capitolo di spesa che occupa oltre il 70% del bilancio regionale, e che è stato, stavolta sì, militarmente e strumentalmente utilizzato da 4 governi, puntualmente alternatisi, di centro-destra e centro sinistra: Chiaravalloti, Loiero, Scopelliti, Oliverio. Ci si è chiesti come mai nelle regioni dove la Sanità è più efficiente (Lombardia, Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Umbria, Marche) negli stessi 20 anni la maggioranza eè rimasta stabile, di centro destra o centro sinistra che fosse? E si può pensare che ciò non sia anche, rectius, principalmente legato ad un governo del settore, improntato a principi di economicità, efficienza, meritocrazia (come testimonia proprio l’elevato numero di primari “foresti” provenienti dalla Calabria e fattisi strada per capacità, non appartenenza) seppur con qualche inevitabile scivolone e discrasia? Quando si reclama un ruolo più incisivo per i professionisti, si sfonda una porta aperta, ovviamente, ma si può onestamente negare che gli stessi siano stati ,quasi sempre, anche col loro consenso, certo, o comunque, con inerme arrendevolezza, ostaggio del politico di turno, la cui segreteria sono stati costretti ad estenuanti frequentazioni per un avanzamento di carriera (magari meritato, anzi ancor più se meritato), per un cambio sede di lavoro, per un esonero (per menomazioni vere o “compiacenti”) da massacranti turni di notte, e finanche per l’acquisto di un macchinario o l’assunzione di un operatore sanitario, necessari per non affondare la baracca. E se non era la segreteria politica, era certo l’anticamera del direttore generale, immancabilmente selezionato, intuitu personae, da lista certificata di idonei, col quid pluris di un solerte, spesso sfrontato sostegno alla campagna elettorale del vincitore di turno! Non mi aspetto, pur con profondo rispetto del nuovo commissario, che azzeri il disavanzo e faccia magicamente risalire il punteggio LEA alla soglia dei 160 punti (anche se peggio di Scura è impossibile fare…). Auspico invece che il nuovo commissario ricostruisca un sistema ove gli attori si adeguino ad una condizione di normalità dei ruoli (di programmazione e controllo la politica, di gestione i professionisti, senza tessera), nel rispetto e nell’indipendenza reciproca. Come quei colleghi del nord Italia cui mi diverto a chiedere, negli eventi congressuali, chi sia il loro assessore alla Sanità, ricevendo molto spesso come risposta «non lo so e non mi interessa…». Forse sbagliando, ma per rimarcare, con orgogliosa civetteria, l’autonomia della Professione.

*Segretario regionale Anaao-Assomed





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