«Alla sanità calabrese non servono campagne denigratorie»

di Adriano Mollo*

Carissimo Paolo,

ti scrivo dalla sala d’attesa dell’ospedale di Cosenza dopo aver letto sul Corriere le esternazioni dell’ex commissario Scura contro il ministro della Salute.
L’ingegnere, come spesso ha fatto in questi anni, continua a raccontare mezze verità per non guastarsi la faccia con l’opinione pubblica e su chi lo ha voluto in Calabria (Lotti e Gelli come lui stesso ha pubblicamente confessato). Con Scura, come è noto, ho una vertenza civile in sede giudiziaria, nonostante un giudice in primo grado abbia accertato la correttezza dei miei articoli, ma questo non inficia minimamente la mia neutrale valutazione sul suo operato.
Detto questo, vengo al dunque. Dopo le dimissioni del subcommissario Andrea Urbani, oggi dg del ministero della Salute, l’ingegnere avrebbe dovuto levare le tende e prendere atto della volontà politica di cambiare passo. Invece ha continuato a rimanere bullonato alla poltrona, lautamente pagata dai calabresi, per continuare a fare danni e senza aver portato a compimento uno solo dei 15 obiettivi che il governo Renzi gli aveva affidato. A partire dall’Asp di Reggio che continua a essere terra di nessuno e sui cui ci ha messo la faccia dal primo giorno.
Scaricare le responsabilità sul dipartimento Salute che, a suo dire, il presidente Oliverio avrebbe smembrato, è fuori logo, se lui sistematicamente ha bypassato il dipartimento e impartito direttive ai singoli direttori generali che, con notevoli sforzi, hanno dovuto operare e gestire complessità tenendo conto dei suoi atteggiamenti schizofrenici. Oggi si compiace per la nomina dei primari quando nel 2015 disse pubblicamente “No alla sanità dei primari”. Del resto basta frequentare un qualsiasi ospedale pubblico, e lo sto facendo dal 2015 per questioni di salute dei miei familiari, per capire i danni che sono stati fatti in Calabria dal 2010 in poi. Manca una generazione di medici e infermieri, con la riforma “quota 100” altri andranno in pensione e i reparti si svuoteranno di conoscenze. E il peggio deve ancora venire, molti concorsi andranno deserti perché mancano medici, è accaduto a Castrovillari dove al concorso per tre medici ortopedici e un primario ha risposto solo un medico. Il rischio concreto è che se non si migliora il contesto sanitario calabrese tra qualche anno nessun medico verrà a lavorare a queste latitudini.
Se oggi l’80% dei ricoveri avviene ancora in Calabria è perché ci sono medici e personale infermieristico che con sacrifici personali enormi, continuano a dare risposte alla domanda di salute dei cittadini. Certo poi ci sono anche medici che lucrano sulla pelle dei cittadini sia per fare soldi che per mero consenso elettorale, ma per fortuna sono una piccola parte. Parlando con chi ha deciso di andare fuori per curarsi, mi è stato spiegato che le motivazioni spesso non sono mediche ma di organizzazione dei servizi. Umanizzazione delle cure e presa in carico del paziente, cioè i PDTA (percorsi diagnostici terapeutici assistenziali) sono una chimera. Dalla diagnosi, ospedalizzazione, cura e fase post-dimissione, c’è un mondo che va analizzato e corretto e nessuno, tranne i pazienti, ancora oggi lo ha fatto. Ciò è palese soprattutto per le patologie oncologiche dove si registra una mobilità fino all’90% e nessuna terapia d’urto.
I problemi ci sono e sono evidenti e questo Scura lo dice, ma non si risolvono solo come ha voluto fare lui, con decreti spesso rimasti lettera morta.
Scura dice che ci sono stati direttori generali che hanno operato bene ed è vero, peccato che qualcuno, come Frank Benedetto, abbia deciso di mettersi da parte dopo aver riorganizzato l’ospedale di Reggio coinvolto in vicende di malasanità e attivato, dopo 10 anni, la Cardiochirugia (nonostante le interferenze di Scura). Tra i promossi di Scura spero ci sia anche il dg dell’Annunziata Achille Gentile che, in attesa che Comune e Regione decidano dove costruire il nuovo ospedale, sta rivoltando l’ospedale come un calzino. Ristrutturazione di reparti, nuove sale operatorie, assunzioni mirate per abbattere la mobilità, costruzione del nuovo stabile del Mariano Santo, destinato ad essere un centro specializzato di oncologia. Gentile ha attivato nuovi servizi ma farebbe bene a vigilare meglio sulla pianificazione delle attività dell’ufficio manutenzione.
Detto questo, la sanità calabrese ha bisogno di una governance stabile, credibile e che assicuri maggiore efficienza delle strutture pubbliche con investimenti tecnologici e infrastrutturali mirati, assunzione di personale medico qualificato, una maggiore comunicazione pubblica sui servizi offerti ai cittadini (completamente assente). Sicuramente la sanità calabrese non ha bisogno di campagne denigratorie interessate a preservare nicchie di potere, così come non ha bisogno di reportage sensazionalistici con tesi precostituite da parte dei media nazionali.

*giornalista







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