«A Cosenza cento persone finiranno per strada»

di Casa Dei Diritti Sociali-FOCUS-Cosenza

Non c’è niente da fare. L’abbuttu nun crida aru dijunu. Il famoso detto della nostra tradizione popolare si conferma in tutta la sua attualità. Funzionari, dirigenti e soprattutto la classe politica regionale e cittadina sembrano totalmente chiusi alla possibilità di trovare una soluzione per un centinaio di nostri concittadini che a breve si ritroveranno per strada, costretti a trovare un riparo di fortuna spesso poco dignitoso, soprattutto per i loro piccoli, che si ritroveranno senza la propria casa
Proprio loro, i piccoli, che avevano trovato sprazzi di normalità nella precarietà delle occupazioni dove oltre ad un tetto hanno trovato una solida comunità capace di seguirli, di accompagnarli, di sostenerli. La scuola, i documenti, i compiti e di recente anche numerosi laboratori e iniziative sportive insieme a tanti altri bambini dei quartieri con i quali condividere un pezzo di strada.
Ma le ragioni della burocrazia sono pressanti, dietro la spinta di un governo che vede le risposte dal basso all’emergenza abitativa come un problema di sicurezza e che parla di politiche sociali e beni comuni solo per slogan e propaganda. La legalità impone di aspettare lo scorrimento delle liste di attesa anche quando case popolari non ce ne sono più perché assegnate a chi non ne aveva bisogno, anche quando l’Aterp, che una casa dovrebbe trovarla d’ufficio per tutti, decide che un palazzo deve rimanere disabitato ed inutilizzato per anni, anche quando un albergo “privato” e fallito viene pian piano distrutto dal tempo, dai vandali e dall’incuria.
No, non c’è spazio per i poveri nell’albergo, la storia si ripete mentre i potenti bivaccano nelle stanze dei bottoni. I computer sembrano muti e gli archivi vuoti. Non ci sono strutture capaci di ospitare chi non ha un tetto sulla testa. Eppure (è evidente che) gli spazi ci sono, e il comitato Prendocasa ne ha “suggerito” diversi in tutti questi anni: edifici abbandonati e inutilizzati che sono stati impiegati per assicurare un’esistenza dignitosa a coloro i quali si sono trovati in difficoltà. Magicamente, però, queste stesse strutture diventano di colpo essenziali una volta che vengono recuperate dai senzacasa e quindi devono essere sgomberate.
Perché, ci chiediamo, questo accanimento contro le persone? Perché l’Azienda territoriale per l’Edilizia residenziale pubblica non si affligge su come alleviare le pene di chi non ha un tetto sulla testa ed anzi pressa per mandare per strada chi ha trovato una soluzione temporanea ai suoi problemi? Perché il Comune non riesce proprio ad individuare soluzioni per risolvere la condizione drammatica di queste famiglie?
Seguiamo con ansia le vicende di persone che conosciamo una per una e rimaniamo attoniti di fronte all’atteggiamento sbrigativo delle istituzioni che invece di proteggere la collettività hanno solo fretta di archiviare una delle tante pratiche. Questa pratica però ha gambe, braccia, intelligenza ed emotività. Cosa accadrà a tante persone buttate per strada, quali conseguenze per questi bambini che si sentiranno ancora una volta rifiutati da un sistema che non ha il tempo di occuparsi di loro e del loro futuro?
Noi sappiamo bene cosa accadrà dopo. E per questo motivo chiediamo che non ci sia fretta nell’archiviare questa “pratica”, che si proceda con serietà a valutare ogni possibile soluzione capace di risolvere definitivamente un problema insormontabile per le singole famiglie e vitale per i nostri piccoli amici.
Tutti i giorni siamo insieme ai bambini delle occupazioni abitative di Cosenza, contribuiamo alla loro crescita scolastica ed educativa, tutti i giorni supportiamo le loro famiglie e costruiamo insieme a loro percorsi virtuosi. Non avere un tetto sulla testa per i nostri bimbi e le loro famiglie significherebbe minare la loro crescita emotiva, sociale ed educativa. Per questo motivo chiediamo ad educatori, assistenti sociali, docenti, psicologi, enti del terzo settore di aderire a questo appello.
Per aderire: cdscosenza@gmail.com







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