«Le (tante) incursioni del vescovo a Paravati»

di Francesco Faragò*

«Chiedo a codesta Fondazione di aver assegnata in comodato d’uso gratuito per la durata di 99 anni tacitamente rinnovabili la “Chiesa Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” sita in Paravati di Mileto». Questa è la richiesta pervenuta il 10 di giugno alla Fondazione di Paravati dal vescovo di Mileto.
Per coloro che non ne abbiano piena contezza, si tratta della grande e bellissima chiesa che la Madonna ha voluto che si costruisse proprio a Paravati per tramite la sua Messaggera, Natuzza Evolo. Per realizzare il progetto divino, fu costituita una Associazione, trasformata dopo poco tempo in Fondazione di diritto privato, con l’assenso del Vescovo Mons. Domenico Cortese che con Decreto riconosce la Fondazione di religione e di culto e con altrettanto decreto del Ministero dell’Interno. Tutto ciò avvenne sotto la guida di Mamma Natuzza, quale Messaggera della Madonna, ruolo riconosciuto col sigillo del cielo. E con la guida del cielo fu avviata (1986) l’organizzazione (la Fondazione) per realizzare quanto la Madonna aveva chiesto (chiesa, nuovo centro per disabili e ragazzi bisognosi, strutture di accoglienza per le persone anziane, etc.).
Fu allora che i fedeli, a centinaia, iniziarono la raccolta di offerte con immensa dedizione. Costoro parteciparono sapendo di assecondare un volere supremo e che tutto avrebbe funzionato con la guida del cielo. Quanti sacrifici sono stati compiuti da quel momento in poi, privazioni vissute in silenzio e con grande devozione e piacere.
I lavori della chiesa iniziarono dopo la benedizione della prima pietra da parte del Pontefice dell’epoca, Giovanni Paolo II. Sono già tre anni che la chiesa è completata e il presule non si è premurato di consacrarla. Natuzza teneva a ribadire che con la nuova chiesa i tanti pellegrini avrebbero trovato ristoro evitando pioggia e sole, ma così non è stato. Oggi apprendiamo che il Vescovo è sì disposto a consacrarla, anche in tempi rapidi, ma a condizione che sia la sua curia ad averla in uso.
Da due anni, assistiamo a una specie di “guerra” unilateralmente dichiarata: revoca del culto presso le strutture della Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, rifiuto di consacrare la chiesa, i due Padri Spirituali della Mistica esautorati dai compiti precedenti in seno alla Fondazione e l’esilio per uno di loro, tentativi di spogliare la Fondazione dei suoi “poteri” organizzativi con l’emanazione di altri due Decreti vescovili di illegittimità dell’Assemblea dei Fondatori e del CdA. Si badi che tanti colpi sono stati “parati” proprio grazie all’assetto organizzativo che la Fondazione a suo tempo si è data su input di un’anima celeste. E allora, vista l’impossibilità di “espugnare” la Fondazione, ecco oggi la proposta di trasferire la chiesa, bella e pronta, alla Curia attraverso un comodato d’uso per 99 anni. Cosa cambierebbe con questo? È facile intuire che si creerebbero le condizioni perché la curia gestisca le offerte e le donazioni, mentre ai soci fondatori della Fondazione rimarrebbe da pagare il mutuo contratto con le banche per la realizzazione dell’opera.
Ovviamente i danni economici prodotti alla Fondazione, da due anni a questa parte sono stati ingenti. Ma ancora più gravi sono i danni spirituali accusati da migliaia di fedeli, abituati ad andare a Paravati per trovare ristoro alla propria anima, e dalle tante altre migliaia di anime che, nella ricerca di Dio, si sarebbero avvicinate per la prima volta a Paravati. E non parliamo dei Cenacoli di preghiera, anch’essi autorizzati con Decreto da parte del Vescovo precedente, che l’attuale Renzo ha voluto avocare a sé, staccandoli dalla Fondazione.
Nella seconda parte della lettera, il vescovo, alludendo alla minaccia di trasmettere al ministero degli Interni un decreto di revoca della Fondazione, pretende che quest’ultima chieda un nuovo riconoscimento, solo civile e modifichi lo statuto, epurandolo da ogni riferimento ad attività di culto e di pastorale. Se ciò non avverrà, avverte che lui sarà costretto a revocare alla Fondazione la qualifica di “religione e culto” e di ente ecclesiastico con conseguenze enormi per il patrimonio che passerebbe pari pari alla Curia. Insomma, o così… o così. Ma un padre della Chiesa non dovrebbe occuparsi soprattutto della salvezza delle anime e non di altre faccende?

*un devoto di Natuzza di Catanzaro







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