«Autonomia, c’è ancora il rischio “scippo” di risorse al Sud»

di Rosella Cerra*

In seguito all’incontro Stato-Regioni di giovedì 28 novembre sul tema dell’autonomia differenziata, nella giornata successiva la stampa titolava: “Autonomia, sì di tutte le Regioni alla legge quadro-Via libera di tutti i governatori al testo sull’autonomia regionale presentato dal ministro per gli affari regionali Francesco Boccia alla conferenza Stato-Regioni”.
Ma l’accordo di fatto sembra che non ci sia in maggioranza, come illustrato il 30 novembre in un altro articolo riportando le dichiarazioni di Luigi Gallo del M5S: «La proposta non è condivisa con il Parlamento, il governo e Boccia si fermino. Nessun blitz sarà accettato. L’autonomia, come abbiamo sempre detto, deve seguire un processo trasparente e partecipato del parlamento», denunciando proprio la grave forzatura di volere approvare la riforma con un emendamento alla legge di bilancio senza discussione in Parlamento.
Anche la Calabria avrebbe detto di sì (ma chi è andato in rappresentanza della regione Calabria?). Si ricorda che la Regione Calabria si era espressa in maniera nettamente negativa sull’autonomia differenziata richiesta dalle tre regioni del Nord. La notizia era stata diffusa con enfasi a fine gennaio 2019. Su Il Sole24ore: Oliverio: «L’autonomia differenziata in Calabria è un danno ulteriore».
Inoltre: «Il consiglio regionale prende dunque ufficialmente posizione sul regionalismo differenziato, prova a fare le barricate rispetto al federalismo delle Regioni del Nord (Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna) e mette sul piatto una proposta autonoma. Che prevede, tra le altre cose, lo stop al trasferimento di altri poteri alle Regioni più ricche prima di una «definizione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale».
Ma di fatto ancora non è giunta una dichiarazione del Governatore Oliverio a riguardo. Mentre ieri è stata pubblicata una nota del capogruppo di FI in consiglio regionale, Claudio Parente, che lamenta proprio: «Resta oscuro il pensiero del governatore Mario Oliverio».
E sempre dalla giornata successiva all’incontro giunge la notizia su Regioni.it di in una dichiarazione del neo-ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, fino a poco tempo fa vicedirettore della Svimez. Intervistato da Radio Capital, sostiene che le «Regioni meridionali possono essere soddisfatte. Io come Ministro difendo i pilastri della cittadinanza nazionale che con questo accordo mi sembrano più garantiti rispetto al passato perché sanciamo un punto decisivo che prima non c’era: la perequazione dei livelli di spesa e insieme dei servizi essenziali».
Un commento ribadito alla testata QdS: «La mia prospettiva non è quella di difendere il Sud in Consiglio dei ministri, ma difendere un principio che vale per tutti: non possono esistere cittadini di Serie A e di Serie B. E quindi i diritti di cittadinanza, scuola, salute e assistenza devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale».
Ed è proprio dall’ultimo rapporto del 2019 della SVIMEZ che si può cogliere il concetto espresso dall’ex vicedirettore a proposito del “Federalismo possibile”: «Le eventuali concessioni di autonomia rafforzata devono essere motivate dall’interesse nazionale, non da quello delle singole regioni richiedenti», sostenendo poi che «costi standard e livelli essenziali delle prestazioni per colmare il deficit infrastrutturale sono allo stesso tempo la garanzia di uno sviluppo equilibrato del Paese e la condizione per mettere il cittadino meridionale nelle condizioni di valutare la qualità della sua classe dirigente».
E a proposito dei Lep [Livelli Essenziali delle Prestazioni, ossia i servizi che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale quali sanità, infrastrutture, istruzione, sicurezza] il governatore della Lombardia avrebbe invece dichiarato, in controtendenza rispetto a quanto riportato finora, di: «Non far pagare i costi dei Lep alle regioni virtuose». Affermazione gravissima, dimostrando di non conoscere il significato dei Lep e la loro origine.
Il punto estremamente critico della proposta di Boccia sta proprio nei tempi di attuazione e definizione dei Lep. Insomma prima si fa una Italia uguale da Sud a Nord, e poi si fa l’autonomia. Questo è il principio espresso nella legge e nella Costituzione, ma che finora non è mai stato applicato. Pericolosissimo è il passaggio inverso, ed è quello che propone proprio il ministro Boccia, ossia prima l’autonomia e poi la definizione dei Livelli essenziali, entro 12 mesi.
In un articolo del Quotidiano del Sud del 20/06/2019 Boccia parlò dello scippo delle risorse al Sud dichiarando: «Zaia e Fontana non facciano i fenomeni, rispondano dei 61 miliardi raccontati da questo giornale, di questi numeri devono dare conto (…). Vorrebbero farci fare gli autonomisti con le risorse europee già del Sud sul 2021-2027 indirizzati a sviluppo, crescita e integrazione. Lega e M5S sono in stato confusionale e questa è la dimostrazione della scarsa considerazione sul Mezzogiorno» tuonando proprio: «Non abboccheremo »
A giugno il ministro per gli affari regionali era la leghista Erika Stefani, ora il ministro è proprio il piddino Boccia, e il governo è M5S- PD. Non ci sono quindi alibi.
La proposta discussa prevede che: «I Livelli Essenziali sono individuati entro 12 mesi dalla entrata in vigore della legge di approvazione dell’intesa. La determinazione dei predetti LEP avvengono nei limiti delle risorse a carattere permanente nel bilancio dello Stato a legislazione vigente».
Tradotto, se non si approvano i Lep, si continuerà a fare come fatto finora, basandoci sui dati storici e con i fondi previsti dalle leggi attuali. Insomma nulla di nuovo, ma nel frattempo la macchina dell’autonomia va avanti senza alcuna garanzia che le cose vengano fatte in maniera equa in tutto il paese. E noi chiaramente dovremmo fidarci e crederci. Ma la storia (passata e recente) ci ha insegnato che non si può cadere nel tranello, insomma «non abboccheremo», per dirla alla Boccia.
I 61 miliardi a cui faceva riferimento Boccia nel mese di giugno erano quelli che mancavano al Sud secondo il principio della distribuzione al 34% dei fondi dello Stato. Queste dichiarazioni le faceva da economista. Da ministro ha modificato i termini e le priorità. Non una equa distribuzione delle risorse in base sia al numero della popolazione (34%) e sulla necessità di colmare i divari fra Nord e Sud. Nell’ultimo Rapporto del 2019 la SVIMEZ denuncia: «La clausola del 34% su programmi limitati» denunciando «l’assenza di alcuni dei settori essenziali per il riequilibrio delle risorse da spendere».
Ma del resto sappiamo già anche le cifre che finora sono state sottratte ai comuni dal fondo di perequazione previsto sempre dalla legge. Le più significative sono state rese note nella trasmissione Report del 4 novembre su dati elaborati da Openpolis, a causa di una applicazione deviata del federalismo fiscale.
Contro questa stortura hanno già fatto ricorso una settantina di comuni del Sud Italia, a cui se ne aggiungeranno altri che si sono visti negare diritti fondamentali. Scopriamo quindi ad esempio che a Lamezia Terme mancano circa 13 milioni di euro all’anno, e quindi anche questo comune sarà fra quelli che faranno ricorso. Il divario in un paese civile non deve essere arginato e colmato nelle aule dei tribunali a forza di sentenze, ma deve essere una priorità per rafforzare il paese intero. Infatti ciò che si sta alimentando con una Italia spaccata in due nei servizi e nei diritti è un “doppio divario” come denuncia la Svimez. Un primo dovario è fra Nord e Sud dell’Italia ed un secondo è fra l’Italia e il resto dell’Europa dalla quale il paese intero si sta allontanando! Ed ecco che arriva dall’Europa un ennesimo monito: «Se non si investe al Sud toglieremo i Fondi Strutturali che devono essere aggiuntivi a quelli statali e non sostitutivi». Insomma ancora oggi lo Stato continua ad utilizzare i fondi europei per le aree del Sud (e anche male), di fatto scaricando tutto sull’Europa, come se non fosse effettivamente un problema solo italiano ma dell’intera Europa, dimostrando quindi una incapacità storica nel risolvere la Questione Meridionale. Una risposta viene dal nuovo ministro per il Sud Giuseppe Provenzano che sostiene di avere pronto un “Piano per il Sud”. E da ex-vicedirettore della Svimez, è conoscitore esperto della mancata attuazione della clausola del 34%, del divario fra Nord e Sud Italia e fra l’Italia ed il resto dell’Europa, perché come dice la Svimez: «A ciascuno il suo Nord».
*attivista Movimento 5 Stelle





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