«Abbiamo fame di futuro»

di Simone Giglio

Sono Simone Giglio, uno studente universitario calabrese di 19 anni. Ho deciso di rimanere nella mia terra per dare un mio contributo a sostegno di una visione politica che garantisca alla mia generazione il diritto di potersi formare e realizzare in Calabria. Il mio impegno è vivo sin dalla Consulta regionale degli studenti degli istituti superiori ed ora con l’associazione Open Catanzaro, il cui obiettivo è costruire una visione della città che sia a misura di giovane.
Ho sentito la responsabilità di rivolgere questa lettera in prima persona a tutti i membri del consiglio comunale di Catanzaro ed a tutti i soggetti attivi nella politica cittadina per esprimere il mio parere riguardo l’immagine ed il ruolo del capoluogo di Regione ancora una volta debilitato fortemente sulla scena nazionale.
Non posso che prendere atto dello stato penoso in cui versa la città di Catanzaro in molti ambiti, vedasi una mobilità che non funziona, un progetto urbanistico che non asseconda lo sviluppo economico e tanto altro, la cui responsabilità è da imputare ad una classe dirigente che amministra ormai da troppo tempo e che non ha mai offerto una vera programmazione, realizzazione e gestione di politiche a sostegno del riscatto da troppo tempo atteso del Capoluogo di Regione.
Non posso ignorare l’ombra gettata sul funzionamento dei lavori delle commissioni consiliari da parte delle indagini svolte dalla Procura di Catanzaro, nel cui operato confido pienamente, riconoscendo, inoltre, il principio giuridico che sancisce la tutela dei diritti dell’indagato, della difesa e della presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva.
Rivolgo un plauso alla trasmissione televisiva “Non è l’arena”, per aver illustrato uno spaccato di realtà che, a prescindere da eventuali condotte illecite da appurare, tutti gli addetti ai lavori del Consiglio comunale conoscevano. Non posso altresì sottrarmi dal condannare alcune opinioni espresse nella trasmissione, volte a rappresentare l’idea che tutta la politica catanzarese e calabrese sia marcia, espressione dunque di una popolazione complice e passiva; la magistratura assolve alla funzione giurisdizionale di contrasto dei fenomeni illegali, criminali e mafiosi, ma è dovere di una Politica sana che in Calabria esiste, distruggerli, dando per prima l’esempio.
Per le suddette motivazioni chiedo, da giovane cittadino che ama smisuratamente questa città, ai consiglieri comunali, un atto di responsabilità e di coraggio dimettendosi, come già annunciato da alcuni esponenti della minoranza, al fine di preservare preventivamente l’immagine già purtroppo lesa delle istituzioni comunali di Catanzaro.
Mi rivolgo, infine, alla nostra generazione: dobbiamo cacciare fuori “le palle”, metterci la faccia e non aspettare che il futuro nostro e di questa terra ci sia concesso passivamente, ma costruirlo insieme in prima persona con competenza, sacrificio e orgoglio, motivo per il quale, ribadisco, sono rimasto in Calabria; il mio impegno politico non finirà mai e poi mai, fino a quando i giovani calabresi e catanzaresi non avranno, a prescindere dalle condizioni economiche e sociali, al pari degli altri giovani italiani la possibilità di realizzare la propria vita nel posto in cui sono nati.
La nostra è una grande scelta di responsabilità, ma abbiamo fame di futuro.







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