Così il Tirreno cosentino è condannato a morte

Voi del Tirreno Cosentino siete condannati a morte e pertanto dovete morire, è questa l’estrema sintesi del nuovo Atto aziendale approvato nei giorni scorsi dal direttore dell’Asp di Cosenza Mauro. Infatti…

Voi del Tirreno Cosentino siete condannati a morte e pertanto dovete morire, è questa l’estrema sintesi del nuovo Atto aziendale approvato nei giorni scorsi dal direttore dell’Asp di Cosenza Mauro. Infatti nella nuova programmazione sanitaria provinciale per il Punto di primo intervento (Ppi) di Praia a Mare è stata prevista la chiusura notturna che verrà affidata al servizio del 118.
E quindi, altro che pronto soccorso, altro che Ppi rafforzato come inutilmente chiedevano i sindaci con una proposta rinunciataria e per niente efficace e risolutoria dei drammi che si vivono sul territorio.
La vasta zona del Tirreno continua a brancolare nel buio, a gridare nel deserto ed è evidente lo scarso peso non solo politico dei rappresentanti istituzionali che non riescono in nessun modo ad imporre almeno l’indispensabile per garantire sicurezza ai cittadini.
Troppi condizionamenti, tanti accomodamenti, diversi i silenzi nella gestione sanitaria del territorio, a iniziare dalle concessioni fatte alle strutture sanitarie private.
Sta di fatto che questa zona continua a diventare un deserto privo di assistenza soprattutto emergenziale e aumenta il ricorso alle vicine strutture della Basilicata che incrementano l’emigrazione sanitaria passiva con aggravi di costi a carico del servizio sanitario calabrese.
Inoltre tanti operatori commerciali e turistici hanno dichiarato che molti villeggianti a causa della mancanza di strutture idonee hanno rinunciato a soggiornare nella zona e altri ancora, se la situazione persiste, rinunceranno nei prossimi anni.
Sin dai primi di agosto avevamo denunciato una vergognosa situazione di abbandono del presidio di Praia a mare portando a conoscenza che vi erano soltanto 4 medici e 6 infermieri a mantenere l’intera turnazione, mattino, pomeriggio, notte ed a fare di tutto anche l’impossibile per dare assistenza e cure.
Nessun cardiologo, né un anestesista, né alcun altro specialista, una situazione indecente durata mesi e che nel periodo estivi è peggiorata senza limiti. Ma niente è cambiato e nessuno si è mosso, si è continuato a promettere ed a ripetere atti che come già in precedenza sono rimasti nei cassetti e mai eseguiti.
Ora siamo quasi all’epilogo a meno che non ci sia una presa di posizione forte, ferma, decisa di tutti i sindaci del territorio per riaffermare definitivamente il diritto alla vita.

*coordinatore Italia del Meridione provincia di Cosenza







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