Accoglienza, integrazione e sviluppo dall’osservatorio di Filadelfia

Filadelfia è una delle città di fondazione su disegno della commissione Winspeare coadiuvata dai notabili locali e sotto l’influsso della massoneria. Sorta nel 1783 dopo il grande terremoto che distrusse…

Filadelfia è una delle città di fondazione su disegno della commissione Winspeare coadiuvata dai notabili locali e sotto l’influsso della massoneria. Sorta nel 1783 dopo il grande terremoto che distrusse la Calabria, vi nacque G. A. Serrao decapitato dalle truppe del cardinale Ruffo e l’abate Masdea confessore di Gioacchino Murat prima della sua fucilazione nel castello di Pizzo. Fu Repubblica, per tre giorni, sotto l’impulso del figlio di Garibaldi, Ricciotti.
Attualmente è un centro di raccolta di migranti senza famiglia, 150 ragazzi accolti in vari plessi. In Filadelfia, in un anno, si spendono 2,8 milioni per l’accoglienza dei rifugiati; mentre 5 miliardi al di là del mare, in Libia e vengono pagati ai signori della guerra, per trattenerne un numero indeterminato (300mila o tre volte tanto). Tutto è incerto: i numeri dei disperati, le cifre pagate, la tenuta degli accordi , oggetto di oscura trattativa.
Nessuna utilità per il Paese e per i rifugiati, minori non accompagnati, se è vero che hanno cercato di scappare più volte. Vengono vestiti, nutriti, ma ciondolano appesi ai telefonini. Non possono lavorare, sono minorenni e senza documenti si dice; d’altronde che possibilità di assorbimento lavorativo può esserci per ragazzi che non conoscono neppure la lingua, in una regione con il 40% di disoccupazione giovanile? Ciascuno di loro costa tuttavia alla Ue 45 euro al giorno, più della metà degli 80 elargiti in un mese agli incapienti italiani. E’ chiaro che questa politica è perdente da tutti i punti di vista; la Germania accoglie ma forma, 780mila rifugiati, l’Italia ospita, senza utilità, un esercito di sbandati, a costi elevati. Lucrano gruppi vari; i rifugiati passano da due a tre anni senza lavoro, senza formazione, alimentando rancore tra loro ed anche tra la popolazione ospitante.
Occorre rimuovere gli ostruzionismi burocratici che chiudono occhi già chiusi, costruendo un progetto di integrazione che muova principalmente dalla formazione e che abbia una prospettiva produttiva per i migranti e per la società locale. Scuola: computer, grafica, lingua, addestramento professionale. Una piccola quota della spesa attuale (che in tre anni, tanto è previsto per il disbrigo delle operazioni di accreditamento, arriva a 8,4 milioni) permetterebbe di impiegare personale docente locale in soprannumero, alleviando anche la disoccupazione che interessa un giovane laureato su due. Comunque la legge (Minniti) consente ai migranti anche minori di poter svolgere piccole attività non concorrenziali (garzone di bottega ecc.).
Riace e Badolato forniscono esempi positivi di quanto andiamo dicendo; Rosarno il contrario.
E’ evidente in ogni caso, che occorre ampliare la base di attività creando occasioni di lavoro da cui non si può prescindere. Le opportunità ed i finanziamenti per le aree interne del Mezzogiorno, di cui ci parlerà un altro relatore, quali campi coprono, a chi sono destinati se non ai giovani?
In tre anni ne sono partiti da tutta Italia 300mila di cui 200mila laureati del Sud. I temi sono da tempo sul tavolo, eccone alcuni.
Paesaggio. Un paese spalancato ad ovest sulla vista sfolgorante del mare e sulla quiete dell’appennino ad est. Il paesaggio è strettamente legato alla difesa del territorio: risistemazione della coste, dei versanti, dei boschi, dei corsi d’acqua; esecuzione dei corridoi taglia fuoco contro gli incendi, che stanno diventando calamità nazionale. In Italia il costo dei dissesti per frane, alluvioni e incendi è di 3,5 miliardi cui ne vanno aggiunti altrettanti per la ricostruzione ad ogni disastro: 7 miliardi in tutto. Il programma decennale prevede 70 miliardi infatti.
La frana di Maierato in fronte a Filadelfia sull’altro versante dell’Angitola è monito incombente. Occorre un programma keynesiano di opere pubbliche che utilizzino tutti i finanziamenti europei disponibili; diamo all’Europa 24 miliardi e ne utilizziamo solo 9. Perché? Non abbiamo capacità di programmare e sopra ogni cosa non possediamo strutture tecniche all’altezza. Bisogna avvalersi non di elettori da favorire ma di esperti, in procedure di opere pubbliche europee come accade in Francia,Spagna, Germania, per la realizzazione di progetti fattibili esecutivi cantierabili completi in ogni parte, creando equipe di tecnici qualificati:ecco un campo di occupazione da esplorare con urgenza.
Beni architettonici e culturali. (Ricordiamo che il bellissimo mosaico greco di Caulonia è ancora sotto un telo! Per pochezza non solo di denari). Innanzi tutto va privilegiato il recupero e stabilizzazione del centro storico, impianto urbanistico di assoluto pregio, documento illuminista (ricordate i Filadelfi?), su griglia stradale ortogonale con piazza centrale per il potere civile e piazzette per le (quattro )chiese. Gli isolati di 33 per 33 metri rifiutano il tipo originario del falansterio sostituendolo, democraticamente , con l’aggregazione di case unifamiliari affacciate su corti, per le attività comuni.
Costituisce una operazione culturale di interesse europeo per la struttura urbanistica e sociale che propone e per le modalità della sua realizzazione concreta ed è pertanto, meritevole di essere inserita nei programmi di intervento e di studio per i ricercatori di tutti i paesi, come già avviene.
Che fare? I soldi ci sono nei programmi europei, mancano da noi i progetti, che si possono avere lanciando concorsi di idee; come accade nei comuni ove la cultura non difetta di fantasia. operativa.
Risanamento degli isolati abbandonati o in degrado (servirebbero per ospitare cittadini convegni e migranti), riqualificazione delle vie con manto di pietra come in origine, individuazione di strade parcheggio, sistemazione della corti con coperture fotovoltaiche, riqualificazione di chiese campanili, demolizione della facciata , almeno, dell’ orrendo poliambulatorio degli anni 60, con la riproposizione, per frammenti, di Palazzo Stillitani, un bellissimo esempio di rococo, sciaguratamente abbattuto, ristrutturazione della villa di affaccio sul mare con un “mirador” che ne restituisca la vista (ci sono progetti di mia mano e di Krier).
Realizzazione di percorsi attrezzati per passeggiate nel territorio, con capisaldi alle vecchie fontane, ai ruderi di Castelmonardo, alla montagna con i suoi boschi di pini e faggi. Ben vengano attività culturali anche legate al folklore, basta però con le sagre (vedi Antonio Pascale: “La città distratta”) con cantanti di quarto ordine. Una azione rivolta alla area vasta, o come si chiama, per la ripulitura della spiaggia ed il buon funzionamento dei depuratori che restituisca il mare alla balneazione, sarebbe utilissima al turismo; mare, montagna che caratterizza il paese e la Calabria.
Tutto nella ipotesi di un valorizzazione del paese come albergo diffuso, come avviene per breve periodo.
Consolidamento sismico. Ultimo ma non meno importante; si ponga mente al fatto che il Comune è al centro di tre vulcani attivi e pericolosi, Etna, Stromboli ,ed il cono sottomarino a largo di quest’ultimo, quindi:
Risanamento e consolidamento del patrimonio edilizio: Il 60 %degli edifici sono antecedenti al 1942; i 2/3 degli edifici pubblici, scuole, ospedali, uffici non rispettano la normativa sismica.
Un terremoto di grado 5 sarebbe distruttivo per l’intero abitato, che è nato dal terremoto del 1783.
Un programma di tal genere riqualificherebbe il centro storico e darebbe lavoro a decine di micro imprese, sollevando l’economia del paese.
Intanto si potrebbe avviare una scuola sulla modalità di recupero degli edifici in muratura, in pietra con l’ausilio delle Università che presterebbero volentieri docenti giovani e desiderosi di arricchire il loro curriculum; un programma di seminari sul modello urbanistico e della sua realizzazione immediatamente a ridosso della Repubblica Partenopea,; convegni già avviati sull’antica Castelmonardo, di cui sono disponibili reperti di interesse archeologico, tradizione della tessitura.
Quante occasioni di richiamo, di dibattito, di presenze, che avrebbero ricadute sul campo lavorativo!
Una foresteria per docenti, studiosi, musicisti che, in occasione del maggio musicale della associazione Melody sostenuta e voluta da una famiglia di cultori, vengono da tutte le parti del mondo per essere giudicati da esperti di alto livello, sarebbe di sostegno a questi programmi; perché non utilizzare uno degli isolati oggetto del progetto di recupero, a questo scopo?
Sarei soddisfatto se questo mio intervento riuscisse a suscitare sui vari temi indicati un concreto interesse. Le diverse associazioni uniscano in una azione forze generose, ora disperse.

*Architetto





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