«Dieci proposte per una gestione sostenibile dell’acqua»

Egregi sindaci, vi scriviamo in vista dell’appuntamento in Regione di domani, sabato 17 marzo, quando insieme a tutti i sindaci della Calabria, sarete chiamati a votare per la costituzione e…

«Dieci proposte per una gestione sostenibile dell'acqua»

Egregi sindaci,

vi scriviamo in vista dell’appuntamento in Regione di domani, sabato 17 marzo, quando insieme a tutti i sindaci della Calabria, sarete chiamati a votare per la costituzione e designazione della rappresentanza per l’Autorità Idrica Calabrese che dovrà gestire il ciclo integrato delle acque.
La Legge regionale numero 18 del 18.5.2017, recante “Disposizioni per l’organizzazione del Servizio Idrico Integrato” istituisce infatti l’organizzazione della gestione del servizio idrico integrato, e l’Autorità Idrica della Calabria (AIC), l’ente di governo dell’ambito territoriale ottimale per il servizio idrico integrato comprendente l’intera circoscrizione territoriale regionale. L’Autorità ha un importante compito, svolgendo una funzione di programmazione, organizzazione e controllo sulle attività di gestione del servizio idrico integrato.
Un ruolo determinante per ripensare, e in alcuni casi anche ricostruire, in modo più sostenibile, efficace ed efficiente il servizio idrico della Calabria. Si tratta di una grande opportunità per risolvere le annose questioni che coinvolgono la nostra regione a partire dalla depurazione degli scarichi. Servono anche azioni di risanamento che devono essere integrate nella pianificazione territoriale, in primo luogo nei piani di gestione dei distretti idrografici e in quelli di sviluppo rurale, in quanto fortemente interdipendenti nel raggiungimento di obiettivi di qualità dei corpi idrici fluviali, lacustri e costieri, come dettato anche dalla direttiva quadro sulle acque 2000/60/CE. Occorre lavorare sulla sicurezza (in termini qualitativi e quantitativi) nell’approvvigionamento dell’acqua potabile e, infine, la sfida importante sul fronte della crisi idrica, acuita dai cambiamenti climatici e dalle sempre più frequenti emergenze legate alla siccità.
Primo fra tutti sicuramente resta il problema della depurazione, su cui da diversi anni con Goletta Verde, ma non solo, stiamo tenendo alta l’attenzione e su cui sono quanto mai urgenti interventi di adeguamento e completamento del servizio. Non solo per far fronte alle sanzioni europee, derivanti dalle diverse procedure d’infrazione in corso o arrivate a condanna, ma anche per tutelare le acque di balneazione e con esse il turismo, risorsa economica importantissima nel nostro territorio. Su questo un’attenzione particolare la merita la questione della gestione e dello smaltimento dei fanghi, ancora molto critica sul territorio regionale. Non trattare le acque nere e non smaltire correttamente i fanghi prodotti è un danno ambientale ed economico importante per la Calabria, che vive prevalentemente di agricoltura e turismo.
Proponiamo dunque un cambio di passo non solo su questi temi, ma sull’intero Servizio idrico integrato. Le dieci proposte, allegate alla lettera rappresentano per noi le priorità su cui avviare da subito un percorso virtuoso, da adottare e condividere e promuovere nei luoghi decisionali dell’Autorità idrica della Calabria, per attivare un percorso virtuoso nella nostra Regione e nei singoli territori comunali da Voi amministrati, dando vita ad esperienze utili a costruire una nuova politica delle acque in Calabria.

Le 10 proposte di Legambiente ai sindaci della Regione Calabria per una gestione sostenibile dell’acqua e del servizio idrico nel territorio comunale

1. Lo straordinario successo ai referendum del 12 e 13 giugno 2011 ha aperto una nuova stagione in Italia sul tema dell’acqua bene comune, segnando una svolta e riaprendo concretamente il dibattito sul ruolo del pubblico e sulla rilevanza dei beni comuni. Inoltre, ha ribadito con forza la grande attenzione e la voglia di partecipazione attiva delle persone alla gestione della risorsa idrica. Occorre dare seguito a tutto questo, garantendo la reale partecipazione delle Comunità, l’inalienabilità del diritto di accesso all’acqua, intervenendo con forme di fiscalità generale a sostegno di situazioni particolarmente critiche e una gestione sostenibile della risorsa. In tutto questo il ruolo dei Sindaci e dei Comuni è fondamentale.

2. Avviare la riforma del settore idrico prevedendo nuove regole di partecipazione attiva, con strumenti di condivisione e luoghi di consultazione con il pubblico, come previsto anche dalla direttiva europea 2000/60. Un esempio in questo senso viene dallo strumento dei Contratti di fiume (di lago o di costa), oggi inserito anche nella normativa nazionale e regionale, dove la partecipazione delle comunità locali e dei soggetti interessati diventa centrale per svolgere una buona politica di tutela dei corpi idrici. Nella partecipazione è fondamentale il ruolo dei Consigli comunali che rappresentano la voce dei territori e delle numerose comunità insediate.

3.La Regione Calabria, dalle analisi che abbiamo più volte riportato nei nostri dossier, ha una potenzialità di depurazione pari all’81% degli abitanti equivalenti totali, ma analizzando la reale capacità di trattare adeguatamente gli scarichi, il dato si abbassa al 51,5% (dati Istat al 2012). Oggi il 15% del totale nazionale degli agglomerati in procedura d’infrazione per il mancato rispetto della direttiva europea sulla depurazione (91/271/CE) si trova nel territorio calabrese e 18 sono già stati condannati e sottoposti a sanzioni europee. Sono pochi i Comuni che trasmettono i dati sullo smaltimento dei fanghi alla Regione e su questo settore i fenomeni di illegalità e le problematiche ambientali sono ancora molto frequenti. Completare la rete di depurazione sul territorio, adeguandola ai moderni standard tecnologici e di qualità, e rivedere radicalmente la gestione dei fanghi di depurazione rappresentano un passaggio fondamentale per assicurare gli obiettivi di qualità della risorsa.

4. Il 15% della popolazione in Italia non è servita dalla rete fognaria e si stima siano circa il 20% le condotte non allacciate ad impianti di depurazione. Sempre nel nostro Bel Paese il 70% delle fogne scorre in reti miste che raccolgono gli scarichi civili (acque nere e grigie) e le acque meteoriche (acque bianche), con forte aumento di portate della condotta in caso di intense precipitazioni e gravi problemi per il sistema di depurazione. Nella nostra Regione abbiamo dati che divergano da quello nazionale? Se anche nella nostra Regione si conferma il trend nazionale allora occorre completare il sistema di raccolta degli scarichi, attivando fin da subito interventi volti alla separazione delle acque di pioggia (acque bianche, da trattenere per favorirne l’infiltrazione) e di scarico (acque nere), per migliorare l’efficienza della depurazione.

5. In alcuni Comuni l’accesso all’acqua è razionato e la distribuzione nelle case è irregolare, soprattutto nei mesi estivi. Garantire un buon servizio affidabile e migliorarne l’efficacia, eliminando eventuali discontinuità nell’approvvigionamento di acqua potabile è un intervento necessario, a partire dall’ammodernamento della rete di distribuzione che ancora oggi perde un terzo dell’acqua potabile in tubi colabrodo ed in alcune aree scorre acqua sporca (vedasi il vibonese e le Serre). Un’azione che consentirebbe anche di minimizzare i volumi prelevati lasciando ai corpi idrici l’acqua necessaria al mantenimento o al ripristino del loro buono stato di qualità.

6. In Italia le acque potabili fornite dal servizio di acquedotto sono garantite dai decreti legislativi n. 31/2001 e n. 27/2002 che prevedono due tipi di controllo, interno, di responsabilità del Gestore del Servizio idrico integrato, effettuati in laboratori interni, ed esterno, attraverso gli enti pubblici competenti (Arpacal ed Aziende Sanitarie). Sulla base dei dati ottenuti da tali operazioni, i Sindaci devono farsi garanti e promotori di un’operazione di tutela della risorsa e trasparenza comunicando con tempestività e chiarezza i dati di qualità dell’acqua potabile specificando le eventuali deroghe per alcuni parametri o situazioni di criticità.

7. Garantire l’utilizzo di acqua di rubinetto, più economica e più sostenibile di quella in bottiglia. Importante attivare azioni per la promozione e la diffusione dell’utilizzo dell’acqua di rubinetto attraverso campagne di sensibilizzazione dei cittadini e nelle scuole e altri interventi come la distribuzione delle “etichette dell’acqua potabile” alla cittadinanza, l’utilizzo di acqua in brocca nelle mense scolastiche o con l’installazione di erogatori sui luoghi di lavoro, nelle strade e nelle piazze cittadine.

8. Adottare misure per la riqualificazione degli edifici anche dal punto di vista idrico. L’attenzione alla risorsa idrica rappresenta un fattore chiave anche per la sostenibilità in edilizia. Nel 2015 secondo un nostro rapporto, 747 Comuni avevano inserito nel loro Regolamento edilizio norme sul risparmio dell’acqua e sul recupero delle acque piovane. Si potrebbe ad esempio rendere obbligatorio, per tutte le nuove costruzioni e per gli interventi di ristrutturazione degli edifici, la separazione tra le acque nere, che vanno in fognatura, e acque bianche e grigie da riutilizzare per gli usi domestici e civili.

9. Favorire, diffondere e mettere in pratica azioni per il risparmio della risorsa idrica nelle case (attraverso la raccolta della pioggia e la separazione, trattamento e riuso delle acque grigie), così come nelle attività industriali e agricole. Sono interventi a basso costo, da parte delle amministrazioni, che consentono da subito risultati concreti.

10. Occorre inoltre procedere ad un ripensamento più generale della pianificazione, che comprenda anche quella territoriale e urbanistica, per incidere sul problema dell’impermeabilizzazione dei suoli che fa confluire gran parte delle acque meteoriche in fognatura ed è sempre più di frequente causa di gravi allagamenti nelle città, che spesso si sono purtroppo trasformati in vere e proprie tragedie. Fermare il consumo di suolo e delocalizzare le strutture oggi presente nelle aree ad alto rischio idrogeoglogico, oltre che rinaturalizzare e liberare fiumi, fiumare e torrenti dal cemento, sono i primi passi per ridurre l’impermeabilizzazione del terreno. Una priorità assoluta delle amministrazioni locali, da attuare applicando le tecniche e i materiali che permettano uno sviluppo urbano che garantisca la permeabilità e favorisca la laminazione delle acque.

* presidente di Legambiente Calabria
* responsabile scientifico di Legambiente





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