Pd, c’è la data del congresso

Sarà il 23 giugno. Direzione regionale prevista per il 14 aprile. L’appello di Battaglia durante l’assemblea: «Non serve un candidato unico». J’accuse di Guccione: «Oliverio si ricandida? Prendiamo il 10%. Magorno in questi anni ha fatto il vigile urbano tra le varie correnti» (VIDEO). Ambrogio: «Bisogna sostituire le prime file e ripartire»

LAMEZIA TERME  C’è finalmente una data per il congresso del Pd: è il 23 giugno. L’appuntamento è stato stabilito al termini dell’assemblea che si è tenuta a Lamezia Terme. Il 14 aprile invece si riunirà la direzione regionale che avrà il compito di fissare le regole per il congresso. Una data a cui si è giunti dopo un’intensa giornata di discussioni e botta e risposta.
«Aprire la stagione congressuale del Pd». È stata la richiesta formulata dal probabile candidato segretario Demetrio Battaglia nel corso dell’assemblea regionale del partito a Lamezia. L’ex deputato ha esortato l’assise a stabilire una data che «ci possa consentire due mesi di discussione, con la Direzione che dovrà avere il compito di creare una commissione per il congresso che sia la più ampia possibile, composta da tutti quelli che hanno qualcosa da dire su questo partito». Battaglia ha specificato che «non serve un candidato unico, ci possono essere più candidature, ma se poi si raggiunge una visione d’insieme possiamo anche pensare a un congresso unitario». L’importante, secondo Battaglia, è «eliminare i risentimenti tra di noi e fare lo sforzo di diventare una comunità politica». «Noi che ci riconosciamo nel Pd – ha aggiunto – non possiamo subordinare il congresso a una decisione dei vertici romani che potranno spaccare il partito per motivi nobili o meno nobili». «Dobbiamo ricordarci – ha concluso Battaglia – di essere il popolo del Pd, dove ognuno ha un suo modo di stare nel partito. L’unità è la conseguenza di un percorso che parte dal basso: non può certo essere unità decisa da pochi per tutelare altri pochi. Serve uno sforzo per stare insieme rispettando la dignità politica e umana, però responsabilità significa accettare un risultato che è effetto di una sintesi».

L’ATTACCO DI GUCCIONE «Oliverio si ricandida? Questa decisione ci allontana ulteriormente dalla società, rischiamo di arrivare al 10%». Lo ha affermato il consigliere regionale Carlo Guccione in apertura dei lavori dell’assemblea del Pd in corso a Lamezia Terme. «Dobbiamo tornare a parlare con la società», ha detto ancora Guccione, secondo cui il partito deve avviare, prima del congresso, «una fase costituente, attraverso una conferenza programmatica e incontri nelle periferie della Calabria e laddove c’è disagio».

Il Pd, secondo il rappresentante dem, «non ha un progetto, ed è per questo che abbiamo perso». Il voto del 4 marzo, secondo Guccione, «è un avviso di sfratto a Oliverio», che ha incassato anche una «sconfitta sonora sulla sanità». «Se uno promette di incaternarsi e poi non lo fa – ha aggiunto -, la gente ci delegittima».
«Avrei voluto – ha concluso il consigliere del Pd – che Magorno e gli altri segretari di federazione si fossero presentati a questa assemblea da dimissionari. Magorno in questi anni non è stato il segretario: ha fatto il vigile urbano tra le varie correnti. Ora il Pd deve verificare se può ancora assolvere la funzione per la quale è nato».

«SPALANCARE LE PORTE DEL PARTITO» «Prima del congresso – ha detto l’ex presidente della Provincia di Cosenza Graziano Di Natale durante il suo intervento -, dobbiamo mettere in campo un progetto per evitare una sconfitta alle regionali. E per farlo bisogna spalancare le porte del partito».

AMBROGIO: «IL TESSERAMENTO È FASULLO» «Per il Pd è arrivato il tempo di sostituire le prime file», ha affermato Marco Ambrogio, finora l’unico candidato alla segreteria. «Se lasciamo in campo chi ha guidato il partito in questi anni – ha aggiunto –, vuol dire che non abbiamo capito nulla». Ambrogio ha ricordato i tre parlamentari del Pd eletti alle ultime elezioni a fronte dei 18 dei 5 stelle. «La mia – ha continuato – dovrebbe essere una candidatura alternativa, ma per ora è l’unica. Siamo scesi in campo per far terminare un commissariamento del partito durato 4 anni, un periodo nel quale nessuna decisione è stata presa in Calabria. Noi non ci stiamo, non vogliamo un segretario che ratifichi quanto gli è stato chiesto a Roma. Si deve ripartire da un congresso vero, in cui voti la Calabria e non gli iscritti, perché il tesseramento è fasullo».

p. bel.







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