Incognite romane e pessimismo, il congresso Pd è sempre più a rischio

L’appuntamento del 23 giugno potrebbe slittare a data da destinarsi. Si aspettano le decisioni dell’assemblea nazionale. Intanto tutti i big negano la possibilità di celebrare l’assise. E la commissione regionale che doveva stabilire le regole non ha ancora avviato l’iter. Anche Magorno in attesa: «Vediamo che succede…»

LAMEZIA TERME Veltroni la sintetizzerebbe così: il congresso si fa, ma anche no. La tanto attesa assise regionale del Pd, convocata per il 23 giugno, è circondata da incognite e dubbi, unite al dominante pessimismo della gran parte dei dirigenti dem. Che, sostanzialmente, ripetono sempre lo stesso giro di frase: «No, alla fine il congresso non si farà».
Nella migliore delle ipotesi – assicurano i renziani, i franceschiani e tutti quelli che ancora non hanno deciso come riposizionarsi – la scelta del futuro segretario slitterà a data da destinarsi.
Già, perché l’incognita maggiore – che rappresenta anche un buon alibi per chi il congresso non ha mai voluto farlo – è l’assemblea nazionale del partito, in programma per sabato prossimo, che dovrà decidere se eleggere subito un nuovo segretario o convocare il congresso in autunno. È chiaro che, se questa seconda ipotesi dovesse alla fine prevalere, non avrebbe alcun senso né motivazioni politiche valide la scelta di celebrare l’assise calabrese. Il segretario uscente, Ernesto Magorno, conferma l’intenzione di andare avanti, ma implicitamente conferma che l’incertezza generale potrebbe avere effetti anche in Calabria: «Al momento non ci sono novità, noi seguiamo la direzione già stabilita. È chiaro che la situazione, a Roma, non è facile. Ma noi abbiamo già deciso, ora vediamo che succede…».
Proprio nella capitale c’è chi continua a giurare che il congresso regionale non sia mai stato “autorizzato”, né formalmente né ufficialmente. Perfino un big come Ettore Rosato, a chi gli chiedeva lumi sull’agenda del Pd calabrese, avrebbe negato con un mezzo sorriso, ma comunque con decisione, la possibilità di celebrare l’assise a giugno.

QUADRO INSTABILE Ma, al di là delle caotiche vicende nazionali e delle dinamiche interne al Pd de-renzianizzato (ma poi non troppo), sono i fatti interni al partito calabrese a confermare l’instabilità del quadro e a mettere in forse l’appuntamento del 23.
La commissione del congresso, dopo l’insediamento dello scorso 24 aprile, si è riunita un’altra volta solo pochi giorni fa, a Cosenza. Rispetto al primo partecipato incontro, nella sede della Federazione dem era presente solo una manciata di commissari. Il problema non è neanche questo, quanto il lavoro prodotto dall’organismo di garanzia, sostanzialmente inesistente.
«È praticamente impossibile fare il congresso: a un mese dalla sua celebrazione non abbiamo avviato alcuna procedura. Non abbiamo un regolamento, non abbiamo fissato la base degli iscritti né deciso quando scadono i tesseramenti», ammette un componente della commissione. E allora, che si fa? «Diciamo che la cosa è morta lì». Cioè: abbiamo scherzato, ma ne riparleremo. I vari pretendenti alla segreteria – Demetrio Battaglia, Bruno Censore, Demetrio Naccari Carlizzi, Marco Ambrogio – dovranno pazientare ancora. Il punto è che nessuno sa per quanto.

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it





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