Sibaritide, l’appello di Gallo: «Vigilare sugli appetiti dei clan sulla 106»

Dopo l’agguato di Villapiana il consigliere regionale richiama l’attenzione sulla statale ionica: «Evitare che i fondi finiscano ad aziende in odor di mafia»

«Chiarire attraverso quali modalità si intende evitare che i fondi stanziati per corposi investimenti pubblici nella Sibaritide possano finire ad imprese in odor di mafia». A chiederlo è il consigliere regionale Gianluca Gallo dopo l’agguato di stampo mafioso consumatosi, nei giorni scorsi, a Villapiana, dove è stato ucciso a colpi di kalashnikov il boss Leonardo Portararo. «La comunità villapianese e quelle di tutta l’area ionica cosentina – esordisce Gallo – non possono essere lasciate da sole davanti a eventi di questo tipo ed alle implicazioni che ne derivano. Abbiamo fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura, ma siamo consapevoli che il silenzio generale sceso sulla vicenda, per molti versi assordante ed inquietante, non sia un buon segnale né faccia bene a quanti quotidianamente lavorano per l’affermazione della legalità». Secondo l’esponente della Cdl «è innegabile che, dopo quanto accaduto, nella Sibaritide il clima sia tornato ad essere pesante e la paura, che poi spesso si traduce in omertà, sia presente più che mai. Di fronte a ciò, la politica – prosegue Gallo – ha il dovere di fare fino in fondo la sua parte. Non tanto con le dichiarazioni di principio, quanto invece con la concretezza e la testimonianza del proprio agire». Per questo, anche alla luce delle cronache giornalistiche che segnalano il crescere degli appetiti della criminalità organizzata attorno al piatto degli investimenti pubblici, in particolare quelli destinati all’imminente avvio dei lavori di adeguamento della statale 106 nel tratto compreso tra Roseto Capo Spulico e Sibari, Gallo chiede che sulla questione si accendano pubblicamente i riflettori istituzionali: «Solleciterò la Commissione regionale contro la ‘ndrangheta ad occuparsi della vicenda. Al tempo stesso, investirò di essa i parlamentari del centrodestra calabrese – conclude il consigliere regionale della Cdl – perché si facciano interpreti, presso il ministero degli Interni, di una richiesta di chiarimento in ordine alle misure, eventualmente anche di natura straordinaria, che si intendono adottare sul piano burocratico e tecnico per scongiurare che i finanziamenti erogati possano diventare oggetto di affari criminali e, soprattutto, che possano finire ad aziende in odor di mafia o magari pulite ma comunque in orbita delinquenziale».







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