Due “lettere” da San Luca per il ministro – VIDEO

Saveria Giorgi, maestra di telaio per la coop antimafia Goel, chiede lavoro e dice di non sapere «cosa sia la ‘ndrangheta». E la madre di Marmo chiede «giustizia» per Duisburg

SAN LUCA Anche a San Luca, ad accogliere Salvini c’è una folla degna di una rockstar. Qualcuno è arrivato dai paesi del circondario, ma i più sono abitanti del paese, che tirano il ministro dalla camicia per un bacio, un selfie, una stretta di mano o cinque minuti di colloquio. Fra la gente che preme, spinge e sgomita per parlare con Salvini c’è Saveria Giorgi, «maestra di telaio per la cooperativa antimafia Goel», che però sui clan non sembra avere le medesime idee che il consorzio di cui fa parte esprime ad ogni (pubblica) occasione. «La ‘ndrangheta non so cosa sia, qui a San Luca non ne ho mai vista. La mia famiglia non ne sa di queste cose», dice alle telecamere. Al ministro dell’iInterno si presenta con una cartellina piena di documenti per chiedere incentivi all’occupazione «per i giovani del paese». Legge anche una lettera nella quale spiega che la politica ha dimenticato San Luca, ricordata solo in occasione degli arresti e per rievocare la faida che ha sporcato di sangue le strade del paese ed è arrivata fino in Germania. Quella strage di Duisburg di cui oggi ricorre l’undicesimo anniversario è sparita anche dalle dichiarazioni di Salvini. Il ministro non la ricordo o magari preferisce non ricordarla pubblicamente nel paese che si sgola per affermare che «la vera ‘ndrangheta sta a Roma». A rammentarla al ministro è Antonia Giorgi, la madre di Marco Marmo, una delle vittime della strage. Una vittima innocente, solo per questioni di lavoro presente nella pizzeria tedesca la sera della mattanza, afferma la donna, contestando gli inquirenti che lo hanno sempre identificato come una delle vittime designate dei killer. «Undici anni fa ho perso un figlio a soli 25 anni nella strage di Duisburg. Sono rimasti uccisi sei giovani per causa della ‘ndrangheta. “San Luca è un paese per bene” dicono e io sì, lo accetto. Ma è inutile negarlo, quelli che sono ‘ndrangheta ci sono». È la prima, se non l’unica ad ammetterlo in un paese che vede la mafia a Roma, ma non in casa. «Voglio giustizia per mio figlio. Per i Tribunali c’è un solo responsabile, ma io voglio i responsabili. Chiedo giustizia, chi ha sbagliato è giusto che paghi». Salvini la ascolta e promette: «Studierò».

a. c.





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