Censore “lascia” Oliverio, Serra diventa un crocevia per le Regionali

L’ex deputato critica l’attuale gestione del Pd e abbraccia i dissidenti Guccione e Ciconte. Che lavorano a una coalizione trasversale per affrontare il governatore

LAMEZIA TERME Solo un anno fa, voleva conferirgli la cittadinanza onoraria di Serra San Bruno. Oggi, invece, Bruno Censore è uno dei principali detrattori del governatore Mario Oliverio. Il tempo passa e cambia molte cose, rompe alleanze, muta le prospettive. Da quella Festa dell’Unità 2017 sembra trascorso un secolo.
Quando Censore proponeva il più alto riconoscimento cittadino al presidente della Regione, era ancora un deputato in carica e sognava a buon diritto una riconferma l’anno successivo. Ma il marzo 2018 gli ha infine riservato amare sorprese: prima, la mancata rielezione alla Camera; subito dopo, la fumata nera circa una sua nomina nella giunta regionale. E così la Festa dell’Unità 2018 consegna un Censore nelle vesti di frondista, su una barricata che non è più quella del governatore.

LE CRITICHE Sembrano questioni locali, tutt’al più circoscritte alla provincia di Vibo, ma in realtà nascondono mosse e strategie che hanno a che fare con le prossime Regionali. Serra rischia di diventare un crocevia in vista dei futuri appuntamenti elettorali.
Basta scorrere la lista degli ospiti della kermesse, in cui figurano oppositori interni vecchi e nuovi del Pd al potere: Carlo Guccione, Vincenzo Ciconte, Nicodemo Oliverio. Assenti il governatore, così come i deputati Enza Bruno Bossio e Antonio Viscomi e il senatore ed ex segretario regionale dem Ernesto Magorno.
Non è un caso, bensì un preciso messaggio politico, una dichiarazione di appartenenza e una presa di distanza da Oliverio. E infatti Censore ha usato il maglio nel rilevare che «c’è un gruppo dirigente che si è chiuso in se stesso» e la necessità, per il Pd, di «parlare con la gente e non essere autoreferenziali». Ci ha pensato Guccione, poi, ad assestare il colpo finale: «Prendiamo continue batoste elettorali, non ci rendiamo conto che la sconfitta alle prossime Regionali è già scritta». La colpa? Di Oliverio e Magorno, che hanno gestito il Pd «in modo padronale». Già, il Pd: perfino la presenza del partito alle prossime elezioni, secondo Guccione, «non è per nulla scontata».

I MOVIMENTI PER LE REGIONALI Pare scontato, viceversa, il fatto che Guccione non si ricandiderà in una lista che appoggia Oliverio. Stesso discorso per Ciconte e, dopo le mosse degli ultimi mesi, anche per Censore. Tutti e tre sarebbero ormai da tempo al lavoro per «creare un’alternativa» al governatore e dare vita a un quarto polo civico in cui potrebbero accettare di entrare anche i forzisti delusi Piero Aiello — che sogna una candidatura alla presidenza –, Tonino e Pino Gentile, Baldo Esposito. L’inedita e trasversale koalition è ancora in una fase embrionale, ma i suoi principali esponenti sono impegnati a stabilire interlocuzioni in tutte le province: a Reggio sarebbe stato avviato il dialogo con l’ex assessore regionale Nino De Gaetano; a Cosenza con il già consigliere Mario Franchino.
Il “sogno” impossibile potrebbe però essere un altro: l’abbraccio con Occhiuto. Per ora è fantapolitica, ma se il calo di consensi di Forza Italia dovesse continuare ancora, il sindaco di Cosenza – intenzionato a correre per la guida della Regione – potrebbe non disdegnare l’“aiuto” elettorale garantito da signori delle preferenze come Guccione, Gentile e Aiello. Con il risultato di creare un maxilistone formato da esponenti del centrodestra e del centrosinistra nel tentativo di contrastare la coalizione del governatore e il Movimento 5 Stelle.
Gli scenari sono dunque in continuo divenire, ma appare ormai evidente il tentativo di isolare Oliverio, che oggi – a differenza del 2014 – può contare con certezza sull’appoggio di un piccolo gruppo di consiglieri regionali – tra cui Sebi Romeo, Giuseppe Aieta, Orlandino Greco, Giuseppe Giudiceandrea, Giovanni Nucera – e sulla ritrovata intesa con il sindaco metropolitano di Reggio, Giuseppe Falcomatà.

IL CASO MIRABELLO Tra i supporter del governatore c’è di sicuro anche Michele Mirabello, la cui storia politica, tuttavia, si incrocia pericolosamente proprio con quella di Censore. Che, a sua volta, non avrebbe intenzione di puntare sulla ricandidatura dell’attuale presidente della commissione Sanità. Le loro strade, in definitiva, sembrano destinate a dividersi: uno con Oliverio, l’altro con i dissidenti. Per entrambi c’è però una nuova incognita. Vito Pitaro, dirigente dem di lungo corso e tra i principali sostenitori di Mirabello e Censore, sarebbe pronto a scendere in campo in prima persona alle Regionali 2019, in una coalizione diversa da quella di Oliverio. Per l’ex deputato e per il consigliere regionale non è certo una buona notizia.

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it







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